I cinquanta per Mattarella. Pronti a votarlo subito per formalizzare la sua candidatura

Esiste già un cartello di parlamentari (e non solo) che vuole il bis del presidente. Da Leu al Misto e il gruppo dei cattolici del Pd. Ma Mattarella si oppone perchè "è un modo per non inventarsi nulla di nuovo"
di
31 DEC 21
Immagine di I cinquanta per Mattarella. Pronti a votarlo subito per formalizzare la sua candidatura
Deve saperlo anche se non gli farà piacere. Mentre lui prepara il discorso d’uscita, loro contano i voti in entrata. Non è più una chiacchiera. Adesso gira un numero. Si sta allestendo sottovoce un partito, che ovviamente si definisce il partito che ha a cuore l’Italia, e che è pronto a votare Sergio Mattarella alla prima votazione. Alcuni si stanno dichiarando pubblicamente. Altri, i più colti, parlano dell’inevitabilità del sacrificio e si riparano dietro le opere di Sant’Ignazio.
Sono almeno 50 grandi elettori e con la loro scheda formalizzerebbero la candidatura. Prendiamone due. Hanno avuto il coraggio di dirlo: “Mattarella!”. Uno è il deputato del Misto, Antonio Tasso, e lo ha dichiarato a Radio Radicale. L’altro è Germano Pettarin di Coraggio Italia e ha usato queste parole “Mattarella, un esempio che farò mia guida”.
Chi non ha mai cambiato idea è Bruno Tabacci. E’ sempre stato un riferimento, una guida degli onorevoli senza casa. Da mesi ripete la necessità “di un appello di tutti i partiti per il bis di Mattarella”. Ma si può continuare. Dalle parti di Leu si “chiede stabilità”. E si dimenticano i parlamentari cattolici che stanno dappertutto e che rispondono: “50? Ma siamo sicuramente di più e tutti pronti a votarlo!”. Se ne sono accorti in pochi, ma non erano proprio pochi. Si sono accorti che la Chiesa, attraverso piccole dichiarazioni, segnali, auspica il bis. Al solito, non si dice. Si dice così: “Serve uno come Mattarella”.
Il settimanale Famiglia Cristiana gli ha dedicato la sua ultima copertina perché è “l’uomo dell’anno” perché ha “ricucito l’Italia”. Il vicepresidente della Cei, Antonio Raspanti, in un’intervista all’Adnkronos ha tracciato l’identikit del suo successore. Anche lui: uno come Mattarella. Quando qualcuno chiede a questo “partito della stabilità” perché continua a insistere nonostante il “no” del presidente, riceve come risposta: “Non esiste l’istituto della rinuncia”.
Chi ne fa parte è convinto che servano appunto cinquanta elettori per fare scattare la candidatura e che poi seguirà il trascinamento. Tra le congetture pure questa: “Berlusconi di fronte a Mattarella si tirerebbe indietro”. E ora Mattarella. A chi gli vuole bene, a chi lo segue, è stato domandato: “Ma il presidente cosa ne pensa della frase ‘non esiste l’istituto della rinuncia’ ?”. Ecco la replica: “Esiste infatti l’istituto dell’indisponibilità”.
E’ chiaro, al contrario di come abbiamo iniziato, che Mattarella sa tutto. Sa che ci proveranno. Sa che hanno intenzione di usare il suo nome e che lui lo riterrebbe uno sgarbo, un’azione fastidiosa. C’è di più. Chi lo vuole proteggere smonta questa sciocchezza del sacrificio: “Il sacrificio lo sceglie chi vuole sacrificarsi”. Chi lo vuole tutelare ma senza invocare i vangeli, la croce, suggerisce: “Anche Draghi è di cultura cattolica…”.
Nel suo discorso di fine anno Mattarella ribadirà, ancora, che il suo mandato si esaurisce. E se non dovesse bastare? Dicono che se dovesse accadere quello di cui si sta scrivendo “il presidente sarebbe costretto a rilasciare una ulteriore dichiarazione. Non sarebbe una cosa bella”. Tutto quello che si può fare è provare a spiegare perché Mattarella si oppone e sempre aiutati: “Perché il sistema politico è in difficoltà ma non vuole fare i conti. Vuole rimandare. Perché sta mostrando incapacità a inventarsi qualcosa di nuovo. Perché la democrazia è cambiamento. Per tutte queste ragioni è no”.
La maestosità della sua presidenza è tutta concentrata in questa ostinazione. Pensate. Nessuno riesce a immaginarsi il mondo dopo di lui eccetto che lui.