La Gioconda Raggi guarda a destra: Michetti le offre funivie e un posto nell'Expo

Nel M5s non sanno che pesci prendere con la grillina. Il Pd teme lo sgambetto. Lunedì tocca a Gualtieri prendersi un caffè in Comune

Simone Canettieri

Il candidato del centrodestra in Campidoglio con il mandato di trattare. Rimane trenta minuti da solo con la sindaca uscente. Che poi in pubblico gli dà l'assist sui lavoratori di Alitalia

“Ciao Romolo. A dopo”. Enrico Michetti saluta l’autista. Sì, si chiama così, come il primo re di Roma, l’uomo che guida la Fiat 500 del candidato “augusteo”.

Il tribuno è arrivato in Campidoglio. Lo attende Virginia Raggi per un caffè. L’incontro dura un’ora e dieci minuti. Per la metà del tempo sono soli. Via gli staff. Michetti ha ricevuto il mandato da Giorgia Meloni per trattare. I voti del M5s servono come il pane. La padrona di casa è gentilissima. Anche se prossima allo sfratto.  

Nel M5s hanno paura che Raggi tiri qualche scherzetto. Ce l’ha con l’ex premier. Ha sempre detestato il Pd di Roma. Da quando ha perso ripete: “I voti sono i miei, non di Conte”. Si tratta di un tesoretto da 211.816 preferenze. Pari al 19,1 per cento. Possono far piangere e ridere i due sfidanti. I big vicini a Conte ammettono: “Ormai Virginia è fuori controllo: non risponde al telefono, qualsiasi mediatore sta fallendo. Siamo disperati”.

Dal  Pd hanno questo sospetto: “La sindaca non fa certo il tifo per noi, ma per il nostro avversario”. Ergo: “Servirebbe una telefonata di Goffredo Bettini a Beppe Grillo: i due si stimano”.

  

   
Meglio ritornare in Campidoglio. Michetti e il suo staff sono saliti al primo piano. Prima si sono fermati davanti alla Lupa capitolina. Esclamazione: “Meravijosa”. Raggi li aspetta nella sala delle Bandiere. Proprio dietro all’Aula Giulio Cesare. Il candidato di centrodestra è scaramantico. Rifiuta l’invito ad affacciarsi dal balconcino con vista mozzafiato sui Fori. “Lo farò quando tornerò qui da vincitore”. 

  
Iniziano a parlare, finalmente. E arrivano i famosi caffè. I due si sciolgono. Poi fuori i secondi. Michetti dice a Raggi che per lei potrebbe esserci un posto nella cabina di regia dell’Expo 2030. E che anche della realizzazione delle funivie si può parlare.

 

Il candidato di centrodestra le chiede un segnale nei prossimi giorni. Una cosa  tipo: secondo me Michetti è meno peggio di Gualtieri. Lui vorrebbe un input su Facebook. È l’ultimo cannone della grillina. La sua pagina è seguita da 1 milione di utenti. La sindaca uscente ascolta interessata i discorsi dell’ex sfidante. Che si complimenta con lei per il lavoro portato avanti sulle periferie.

 

Ma anche sulla lotta alla criminalità. Il M5s fuori dalla ztl può essere determinante. Gualtieri chiuderà nell’iconica piazza San Giovanni, mentre lo sfidante finirà ai bordi della Capitale. Probabile l’evergreen Tor Bella Monaca (dove anche Meloni, nel 2016, chiuse la campagna per il primo turno, con tanto di scenografia  da antica di Roma sul palco). Insomma, il ragionamento che fanno in Fratelli d’Italia è il seguente: con Carlo Calenda ormai è andata, non ci resta che buttarci sui grillini. Costi che quel costi. Anche appunto corteggiare in maniera serrata e spietata Raggi.

  

 

Finalmente escono. Sparata di flash. Soliti spintoni fra cameraman. Inizia a parlare Michetti. Subito dietro c’è Raggi, vestita di nero con mascherina viola. La chiamano la Gioconda.

 

Perché non si sa se guardi a destra o a sinistra. Ma il suo passo indietro e il dichiarare per ultima indica che, insomma, è tutto finito, qui, per lei. Ma prima chissà che avrà in mente. 

 
Dunque il candidato del centrodestra, con colletto della camicia non proprio alla francese, dice: “Niente accordi di Palazzo. La sindaca mi ha parlato di Expo, periferie e trasporti. È stata molto collaborativa”. Poi sempre a margine aggiunge che  “sono stato democristiano e mi ritengo un cattolico e moderato”. E dunque né comunista né fascista, etichetta che gli avversari vorrebbero appiccicargli addosso a tutti i costi. 

  

  
Di sicuro l’altro giorno Giorgia Meloni gli ha detto: Enrì, adesso basta fair play, ora devi mordere, andare all’attacco, basta uscite sugli antichi romani o formule da Gazzetta amministrativa. C’è stato dunque un cambio di  strategia. È evidente.

 

Ora silenzio. Tocca a lei. Passo in avanti, giù la mascherina. Tono solenne. Raggi ripete che “non darà indicazioni di voto, perché i cittadini non sono mandrie”. E però, tra le righe delle parole, la grillina tira fuori la vicenda di Alitalia, degli esuberi della vecchia compagnia di bandiera. Situazione che è costata applausi a Michetti e contestazioni all’ex ministro Gualtieri durante la campagna elettorale. Il tribuno annuisce. Si sono messi d’accordo per lanciare questo messaggio? Dura tutto pochi minuti.  E le strade dei due, per oggi, si dividono. Michetti scende e sale in macchina: lo aspetta il suo Romolo. Raggi ritorna nelle sue stanze, dove ha iniziato a fare gli scatoloni.  Telefonata dal Campidoglio: “Sai che Michetti ci ha fatto proprio una bella impressione?”. Ce lo dicono per vederlo scritto sul giornale?

 

Lunedì toccherà a Gualtieri prendersi il caffè in Campidoglio. Calenda ormai ha deciso, si diceva, ma assicura che non entrerà in giunta con Gualtieri. Anche se Nicola Zingaretti ricorda che la regione Lazio già è governata da tempo con Azione e M5s: “Quanto chiacchiericcio”. Ma fino al  voto sarà così. 
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.