Mario Draghi

Il racconto

Ecco chi sono gli industriali che tifano per Draghi premier oltre il 2023

Il catalogo dei banchieri, presidenti di multinazionali, imprenditori che tifano Draghi: "E' l'uomo della necessità"

Carmelo Caruso

All'assemblea di Confindustria avanza il "partito Draghi". Uomo di stabilità, necessario. Dice Fedele Confalonieri: "I partiti bollono. Mario è il coperchio. A fare il premier ci ha preso gusto. Deve restare"

Erano tutti presidenti di qualcosa. Gli hanno chiesto tutti di continuare a fare il presidente. Adesso si può scrivere. Ieri, mattina, a Roma, un pezzo d’Italia, ha scelto il suo prossimo premier. L’attuale. Alle 11.06 l’assemblea di Confindustria si è alzata in piedi per ringraziare Mario Draghi. Alle 11.07 applaudiva. Alle 11.08 applaudiva. Chi lo aveva mai visto Carlo Bonomi sorridere così? Sembrava un direttore d’orchestra. Ha avvicinato Draghi ai grandi italiani: De Gasperi, Baffi, Ciampi. Lo ha chiamato “l’uomo della necessità”.

Ministri, direttori di associazioni, imprenditori, giornalisti, arrivati all’Eur, tutti prevedevano il “calore confidustriale” ma quello di ieri era tifo. Quale altro presidente si era spinto tanto in avanti? “Noi imprese ci riconosciamo nell’esperienza del governo guidato dal presidente Draghi e ci auguriamo continui a lungo nella sua attuale esperienza”. Quale presidente aveva mai avvisato i partiti “di non attentare”, e si ripete “attentare”, alla “coesione del governo pensando alle prossime amministrative”?

Fedele Confalonieri, che è l’altra metà di Silvio Berlusconi, la metà apollinea, con il Foglio si apriva e diceva: “Draghi è il coperchio sulla pentola. Deve continuare a fare il coperchio. Deve stare a Palazzo Chigi e lasciare bollire i partiti”. Cosa è rimasto del Draghi “grande banchiere europeo”? Volete sapere cosa rispondeva ancora Confalonieri? “Ma non vedete che Draghi ci ha preso gusto a fare il presidente del Consiglio? Vada avanti almeno fino al 2023. Deve rimanere tutto così”. Pier Carlo Padoan che è stato ministro dell’Economia, deputato del Pd e oggi presidente di Unicredit si limitava a dire “che serve stabilità”.

Carlo Sangalli presidente della Confcommercio si augurava cento e ancora cento di questi giorni. Marco Bonometti che dirige la Confindustria in Lombardia parlava dei numeri della crescita quelli che ha elencato Mario Draghi appena salito sul palco: “L’economia crescerà fino al 6 per cento del pil”. Giuseppe Pasini, che è il padre dell’acciaio italiano e della Feralpi, ascoltava con attenzione il presidente del Consiglio che scherzando annotava: “Un governo che cerca di non far danni è già molto. Chiaro che non basta”.

Seduta in prima fila c’era “l’officina” Draghi. Giorgetti si guadagnava il privilegio di stargli a fianco. Orlando, con uno dei suoi gessati, era vicino a Franceschini. E poi la ministra Lamorgese. Figliuolo nella sua divisa da generale. Il “soprasegretario” Garofoli che è l’orologio di governo. Ovvio che non si trattasse solo di un intervento. Draghi ha garantito che “il governo non alzerà le tasse perché in questo momento i soldi si danno e non si prendono”. Ma la frase traiettoria era  un’altra. Era la frase sul “patto” anzi “sulla prospettiva condivisa”, sui buoni rapporti industriali che per Draghi  sono l’impasto dello sviluppo.

 

Sestino Giacomoni, un uomo intelligente, uno dei migliori di Forza Italia e del centrodestra, ha detto una cosa vera: “Confindustria vorrebbe Draghi sia a Palazzo Chigi sia al Quirinale”. Luigi De Vecchis, presidente di una multinazionale, per salvaguardare il patrimonio Draghi, suggeriva infatti “un partito Draghi”. Claudio Galbiati, vicepresidente di Assosistema, lo accetterebbe al Quirinale ma con funzioni da premier. Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe spiegava che finalmente c’è “un governo che non punta alle tasse di scopo, ma un governo con uno scopo”. Aurelio Crudeli di Federterme non aveva dubbi sulla posizione: premier.

Sono gli italiani che portano il biglietto da visita in tasca, gli italiani dal pensiero spiccio. Sono loro le tute blu del “Draghi ancora”.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.