Il personaggio

Raggi, la sindaca "Nì vax" che colleziona tamponi. Il Pd: "Chi li paga?"

I dem chiedono con quali soldi la grillina compri i continui test a cui si sottopone. Dal Comune giurano: "Non usa i fondi pubblici". Mercoledì siparietto divertente in Vaticano

Simone Canettieri

La sindaca di Roma con un calcolo politico evita appelli per dire ai romani di vaccinarsi e lei per prima non lo fa: "Aspetto l'ok del medico". Un gioco di specchi dal tornaconto elettorale 

È la collezionista di tamponi. Belli, bellissimi. Tanti, tantissimi. “Sì, mi tampono in continuazione”. E' la sindaca in perenne rincorsa. Di Roberto Gualtieri (“l'ho superato nei sondaggi!”), dei cinghiali affamati (“è colpa della regione Lazio”), dei rifiuti (“chiedete a Zingaretti”)  e di se stessa (“ho fatto errori all'inizio, è vero, ma sono pronta a governare ancora la città”).

Virginia Raggi corre e rincorre. Anche i tamponi. Sono i suoi punti qualità. Come quelli delle merendine. Fanno parte ormai della  routine quotidiana della grillina. Ha scelto di non vaccinarsi perché, dice, ha ancora “gli anticorpi alti” dopo essersi beccata il coronavirus a novembre. E da settimane con una studiata ambiguità vellica la pancia di chi – e sono voti, certo, ma quanti? – si oppone alla dittatura sanitaria e del green pass.

D'altronde avete mai trovato una dichiarazione di Raggi del tipo: “Amici, romani, concittadini: vaccinatevi!”? No. Non ce ne sono. C'è un perpetuo slalom, tra pubblico e privato. Un ma anche. La sindaca fa zig zag su vaccini e green pass, come i romani in questo periodo tra i cantieri che sbucano come funghi. 

 Può sembrare strano, ma la sindaca di Roma non parla mai a caso. Evidentemente sa - o le hanno detto così i suoi consulenti tra i quali Maurizio Costanzo in odore, secondo i maligni, di diventare prossimo direttore del teatro Argentina - che passeggiare nelle zone d'ombra può funzionare.

La vita della sindaca alla vaccinara, ma mai vaccinata, è comunque complicata. “Antipatica”, ammettono dal Campidoglio dove tra un appuntamento elettorale e l'altro sono sempre costretti a trovare uno spazietto in agenda dove scrivere: “Fare tampone”.

Un episodio. L'altro giorno all'iniziativa del Sole 24 ore in Vaticano è accaduta la seguente situazione: non bastava il green pass per entrare, ma occorreva sottoporsi anche al test rapido. Raggi, arrivata in ritardo all'evento, non poteva aspettare l'esito del tampone e quello effettuato nelle 48 ore precedenti era da poco scaduto. Al compenso aveva fatto, diligente, il nuovo test risultato negativo, ma non le era ancora arrivato il messaggio di via libera. E dunque il codice. Alla fine Raggi ce l'ha fatta a entrare. Ma che fatica e che imbarazzo.

“Il mio medico, cartella clinica alla mano, dice ancora non mi posso vaccinare”, ripete tutte le volte a chi le chiede perché sia allergica alla punturina. Altre domande si infrangono sul muro della privacy, eretto con forza dai pretoriani raggiani in Campidoglio. “Scusi, lei ha visto la cartella clinica della sindaca: perché insiste?”

 

La chiamano “Virginia ni vax”. E le tirano fuori le uscite dell'affettuoso marito, Andrea Severini, che nel 2017 si fomentava con le piazze arancioni contro il decreto vaccini dell'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Ma ai tempi il grillismo strizzava l'occhietto a questi moti antiscientifici. Di più: ne era parte integrante.

Adesso, qualcosa è cambiato, anche nel M5s. Con diverse sfumature, certo.

Raggi è “leggermente vegetariana”, come ha svelato tempo fa a  un macellaio di un mercato del centro che voleva offrirle “il mejo salame de Roma”. Raggi corre la maratona (raccontano che domenica allo start la partenza della grillina sia stata accolta da applausi registrati). Raggi colleziona tamponi. E vuole che siano gratuiti, ora che dal 15 ottobre il green pass diventerà il portachiavi degli italiani.

Dal Pd, il capogruppo Giulio Pelonzi insinua un dubbio birbante: “Sappiamo che la campagna elettorale prevede incontri in luoghi chiusi, nei quali in assenza di green pass per entrare è necessario portare il risultato del tampone. Chiediamo alla Sindaca ed agli uffici del comune di chiarire se le spese legate ai test covid, utili agli incontri per la sua campagna elettorale, ricadono nel bilancio del comune. Vogliamo sapere se questi tamponi li pagano i romani”. Dal Comune giurano di no. I test sono pagati dalla sindaca, di tasca propria. Si può giocare con tutto ma tamponare una grillina sull'onestà sarebbe troppo.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.