(Foto Ansa)

Le dichiarazioni della politica

È il momento della Difesa comune europea

Redazione

Da Gentiloni a Guerini, fino al generale Graziano e ai due ex ministri della Difesa Pinotti e Parisi: dopo l'esperienza afghana e il disimpegno Usa, si fa spazio l'esigenza di un approccio condiviso. Gli strumenti e le risorse ci sono, la volontà politica un po' meno

La crisi afghana, precipitata in meno di due settimane in uno scenario sempre più drammatico e fuori controllo, dove le forze in campo non sono più in grado di garantire la sicurezza delle operazioni di evacuazione, ha rilanciato ancora una volta il dibattito sulla necessità per l'Unione europea di dotarsi di un sistema di difesa realmente comune. Tanto più nel momento in cui gli Stati Uniti, nel solco di quell'America first inaugurato da Trump e sulla cui eredità si muove anche la nuova amministrazione Biden, alleggeriscono la presenza e l'influenza nelle dinamiche di politica estera mondiale. Una posizione che di riflesso indebolisce anche la Nato.

Non ci sono alternative. È ormai chiaro che la difesa degli interessi comuni dell'Ue e la sicurezza dei cittadini sono perseguibili solo insieme”, nel quadro di una politica condivisa dagli stati membri, ha spiegato su queste colonne il generale Claudio Graziano. Per il presidente del Comitato militare Ue, il principale organo di difesa del continente, un approccio comune è ormai “un'esigenza irrimandabile”.

 

 

Valutazioni che derivano dalle attuali contingenze mediorientali ma anche da calcoli prettamente economici: oggi l'Europa spende circa 230 miliardi di euro per mantenere 180 diversi sistemi militari. Per fare un esempio, negli Stati Uniti sono solo 30. “Una frammentazione non più sostenibile, si calcola che generi una sovrapposizione della spesa continentale compresa tra 25 e 100 miliardi all'anno”, è la stima di Graziano secondo cui l'ostacolo principale verso la creazione di un esercito europeo riguarda gli egoismi dei singoli stati, che devono essere superati.

 

Dichiarazioni che fanno il paio con quelle rilasciate a Repubblica dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini: “Il tema, prima che militare è sostanzialmente politico. Le missioni europee sono già una realtà, specialmente nell'addestramento e nell'institution building. Difesa comune significa analisi condivisa della minaccia, agenda politica comune, costruzione di capacità militari e, se necessario, volontà di impiegarle”. E con le parole di Paolo Gentiloni, commissario Ue agli affari esteri, per cui "la realtà attuale della difesa è quasi inutilizzabile e l'Europa non può permettersi un eccesso di debolezza geopolitica”.

 

Sulla stessa scia, anche Vincenzo Amendola, sottosegretario agli affari Ue, che parlando al Corriere ha invocato in tempi brevi un cambio di passo, “spingendo su una politica estera e di sicurezza comuni con chi ci sta. Un esercito comune europeo non è più rinviabile”.

 

Nei giorni scorsi, invece, prima ancora dell'escalation terroristica intorno all'aeroporto di Kabul, erano due ex ministri della Difesa a insistere sul punto: “Il tempo degli alibi è finito. La Difesa comune europea – spiegava al Foglio Roberta Pinotti, prima donna alla guida del ministero tra il 2014 e il 2018 con Gentiloni e Renzi – è un passo obbligato perché l’Europa esista nello scacchiere geopolitico e perché possa contare di più nell’interlocuzione leale coi nostri alleati americani”.
 

Mentre Arturo Parisi, a capo della Difesa del governo Prodi tra il 2004 e il 2006, denunciava “il ritardo nella predisposizione di uno strumento di difesa. E ancor prima il logoramento di questa prospettiva a causa della cantilena defatigante sulla necessità di dotarsi di uno strumento alla quale non seguono adeguati atti concreti”. Conclusioni simili a quelle di Sergio Romano, accademico e giornalista, ma soprattutto diplomatico di lungo corso che già all'indomani della presa di Kabul da parte dei talebani – era il 16 agosto - invocando un nuovo protagonismo Ue, aveva detto su queste pagine: “Quella di una politica estera e militare unica dovrebbe essere 'La strada'. “Noi, come Unione europea, siamo diventati ancor più necessari per garantire gli equilibri in Medio Oriente, ma anche in altri teatri del mondo”.

 

 

Stando a queste dichiarazioni, è questo il momento di superare le divergenze e di mettere al centro della politica europea gli interessi strategici dell'Ue, a partire da un sistema militare unico. 

Di più su questi argomenti: