Lo strabismo della destra sul green pass e sui vaccini spiegato da Meloni (per sbaglio)

Claudio Cerasa

Due frasi cancellate da Giorgia Meloni (oopps!) ci aiutano a capire bene perché non si può essere contro il green pass e contro il lockdown   

Sarebbe sufficiente che Giorgia Meloni rileggesse Giorgia Meloni per capire che la posizione di Giorgia Meloni sul tema dei vaccini, del green pass e delle inoculazioni da evitare agli under 40 sono il semplice frutto di un incomprensibile, pericoloso e sciagurato calcolo elettorale, portato avanti da un partito desideroso di usare la bandiera della libertà solo per dare ai propri estremisti di riferimento la possibilità di continuare a esercitare liberamente la propria professione di estremisti. Sarebbe sufficiente che Giorgia Meloni rileggesse Giorgia Meloni per capire che il green pass si può migliorare, certo, ma che dire no al green pass, arrivando fino al punto di scendere in piazza insieme con il popolo anti green pass, significa semplicemente opporsi a una misura che può permettere di conciliare salute e libertà, che può permettere di incentivare l’uso dei vaccini e che può permettere di azzerare un rischio che gli stessi elettori di Giorgia Meloni forse non vorranno correre: tornare a delle forme più o meno dirette di chiusure dell’Italia qualora i contagi dovessero risalire all’interno di un paese non sufficientemente vaccinato (niente vaccini uguale nuovi lockdown).

 

Ieri, come sappiamo, Giorgia Meloni, leader di un partito che negli ultimi tempi aveva mostrato intelligentemente di essere interessato a rappresentare sempre meno gli estremisti e sempre più i ceti produttivi, si è finalmente vaccinata, ultima tra i leader politici a farlo, d’Italia e forse d’Europa, ma nonostante questo il leader di Fratelli d’Italia, come il suo compagno di brigata Matteo Salvini, sembra essere lì pronta a scendere in piazza, dove ve ne sarà occasione, per spalleggiare il popolo del no green pass. Un popolo curiosamente animato dagli stessi Pappalardi che in passato avevano protestato contro il lockdown. Eppure dovrebbe essere chiaro: non si può essere anti green pass e anti lockdown e non si può essere contro l’incentivo a vaccinare il più possibile e contro ciò che potrebbe provocare non fare di tutto per accelerare i vaccini. Lo sa bene anche Giorgia Meloni che nel passato più o meno recente in almeno due occasioni aveva detto saggiamente due cose che oggi ha scelto di cancellare.

 

Frase numero uno, 19 marzo 2021: “Cosa aspetta la Commissione europea a richiedere la procedura d’urgenza al Parlamento europeo sul Certificato verde digitale? Il Certificato verde segna un primo passo verso la definitiva eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione che tanto hanno danneggiato la nostra economia, segnatamente il settore turistico. E vorrei rassicurare chi avanza legittime preoccupazioni sulle implicazioni che tale dispositivo potrebbe causare sul diritto dei cittadini alla non discriminazione: non stiamo parlando di un passaporto di immunità”.

 

Frase numero due, 19 giugno 2018: “Sui vaccini occorre avere l’umiltà di affidarsi alla comunità scientifica, è un tema che non va affrontato a livello ideologico, lasciamo stabilire a chi ha competenze quali siano i vaccini necessari e obbligatori”. Per non dare l’impressione di voler lucrare su problemi che non si vogliono risolvere, sospetto più legittimo, alla Meloni Associati basterebbe poco. Basterebbe rileggersi alcuni vecchi e saggi tweet di Meloni (il secondo, quello sui vaccini, Meloni lo ha recentemente cancellato: ops!). Basterebbe dissociarsi dalle fregnacce offerte da alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia (l’europarlamentare di FdI, Sergio Berlato, oggi al Foglio dice “che quelli che vengono inoculati non sono vaccini ma sostanze geniche sperimentali”). E basterebbe capire che essere contemporaneamente contro il green pass e contro il lockdown, ammiccando dolcemente alla tribù no vax e no pass, significa decidere di porsi alla testa di una destra che, come ricorda sempre sul Foglio il ministro Carfagna, più che libera, liberale, libertaria, appare trovarsi a metà tra l’essere confusionaria e, aggiungiamo noi, l’essere cialtronara. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.