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"Altro che vice di Michetti". Le richieste di Matone al centrodestra. Se serve c'è il notaio
In caso di vittoria sarà vicesindaco, con delega ai servizi sociali e alle società municipalizzate: "Ho una storia, non farò la spalla"
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11 JUN 21
Ultimo aggiornamento: 04:00 AM

Non vuole fare la numero due perché, racconta agli amici, “semplicemente non lo sono mai stata nella mia vita”. Ecco Simonetta Matone, “la prosindaca”. Figura che non è contemplata in Italia e che è stata inventata l’altro giorno dai capi della destra. Un artificio linguistico che la dice lunga su quanto abbiano dovuto penare Matteo Salvini e Giorgia Meloni per convincerla a non sfilarsi. Perché il sostituto procuratore generale della Corte d’appello, nonché commentatrice dei principali fatti di nera nel salotto di Bruno Vespa, era pronta a correre. Ma da sindaco. E basta. Così ora mette le cose in chiaro. Vuole garanzie: se si vince, non solo sarà vicesindaco, ma pretende deleghe ai Servizi sociali e alle Partecipate. Un accordo messo nero su bianco, magari davanti a un notaio.
Ieri Enrico Michetti, il tribuno tutto Roma dei Cesari e dei grandi papi, ha incontrato Simonetta Matone per un caffè in un appartamento dalle parti di piazza del Popolo.
I due non si erano mai visti e si sono scambiati le impressioni di chi si incrocia per sbaglio su un traghetto che sta per salpare. Oggi la strana coppia – tecnicamente sono un ticket – sarà presentata al tempio d’Adriano dal tridente Salvini-Meloni-Tajani. Ci sarà anche Vittorio Sgarbi, pronto a diventare, se tutto filerà liscio, assessore alla Cultura con programmi scoppiettanti, come quello di far diventare Roma un enorme Louvre a cielo aperto. Ma Matone, cosa pensa di tutto questo?
Il magistrato, innanzitutto, sta cercando di capire con i suoi uffici come muoversi: se chiedere l’aspettativa in caso di vittoria o se provare ad andare direttamente in pensione (le mancano due anni al traguardo).
Fino all’ultimo è stata indecisa, questo sì. E ha pensato di ritirare il suo nome dalla corsa per il Campidoglio, una volta che si è resa conto di non aver vinto il ballottaggio. D’altronde in questi anni è stata già candidata un sacco di volte sui giornali: nel 2016 sempre al Campidoglio, nel 2013 alla Regione. Niente da fare entrambe le volte. Tempo forse guadagnato per la sua attività professionale e soprattutto per la sua visibilità mediatica, di cui è molto gelosa. Al punto di metterla sul tavolo in più occasioni nelle ultime settantadue ore.
Matone è finita in mezzo al braccio di ferro tra Lega e Fratelli d’Italia. Salvini e Forza Italia le tiravano la volata, Meloni spingeva per il prof che per cinque anni le ha sparate un po’ grosse a Radio Radio, e a cui adesso tutti consigliano di stare calmo, di non esagerare, di volare un po’ basso per non cadere, o forse meglio sprofondare, nella macchietta.
Comunque alla fine ha vinto Meloni. Sapendo anche il rischio che corre in prima persona, se l’esperimento alla prova delle urne non dovesse funzionare: “I romani mi conoscono e sanno che possono fidarsi di me”, ripete da quando ormai è tutto ufficiale la leader di Fratelli d’Italia, partito in ascesa, nato a Roma, ma non in grado di esprimere un uomo o una donna forte con tanto di marchio doc. “Non voglio fare la comparsa e non mi sento la vice di nessuno”, continua a ripetere Matone in queste ore ai mondi romani che la chiamano per farle gli auguri. Sono i mondi dei salotti, ma anche quelli professionali dei ministeri in cui ha lavorato e del pianeta giustizia dove è molto stimata. Matone non è una sprovveduta e sa che alla fine se vincerà il centrodestra, il sindaco sarà Michetti. E sempre lui, come vuole il testo unico degli enti locali, distribuirà (e revocherà) le deleghe agli assessori.
Dunque la storia dei “due consoli che cavalcheranno insieme” e soprattutto del prosindaco rimangono un ballon d’essai. Da donna combattiva qual è si è fatta promettere che lei e Michetti saranno un corpo unico, usciranno insieme per le occasioni ufficiali, terranno mezza forbice ciascuno per i tagli dei nastri, saliranno contemporaneamente sullo stesso autobus quando ci sarà da fare un’inaugurazione. Per avere maggiore forza e non passare da cooptata sta pensando anche di correre: di chiedere le preferenze. Magari da capolista di Michetti. Tutto insomma pur di non dare l’impressione di essere una cooptata, una spalla o peggio ancora una donna schermo per attirare pezzi di elettorato scettici davanti al funambolico professore che ne ha per tutti. E sempre troppe. Oggi Matone parlerà e risponderà anche a Enrico Letta che l’ha subito attaccata, insieme al collega che corre a Napoli Catello Maresca, per le porte girevoli tra politica e magistratura. Non sarò una comparsa, ripete ormai con sempre maggiore frequenza.