I deputati del M5s occupano il tetto di Montecitorio, nel settembre 2013 (foto Ansa)

Grillini laureati con Draghi

Salvatore Merlo

Arrivano i sottosegretari. La benedizione del super premier a una simpatica banda di citrulli che viene confermata all’Economia, agli Esteri e all’Interno: Castelli, Sibilia e Di Stefano. Lavacro lustrale

 Nel 2013 salirono sul tetto del Parlamento con la bandana in testa. Nel 2018 si affacciarono dal balcone di Palazzo Chigi. Nel 2021 si arrampicano sulle spalle di Mario Draghi, che li laurea  sottosegretari nel governo dei migliori. Il lavacro definitivo. Più di un dottorato di ricerca, meglio di un master alla Bocconi. E allora davvero da qui a qualche anno  la ragioniera Laura Castelli potrebbe andare a presiedere il Fondo Monetario internazionale. Potrà guardare negli occhi tutti quei laureati nelle migliori università del mondo, tutti quei professori ed economisti di Harvard e dell’Ena,   e finalmente consegnarsi a un liberatorio: “Questo lo dico io”.  E non perché ho la laurea triennale, ma perché sono stata sottosegretario all’Economia con Mario Draghi. Capito? Ma-ri-o Dra-ghi, il pezzo più pregiato della scacchiera.  

 

Anche Carlo Sibilia, confermato al ministero dell’Interno,  ha ormai  le carte in regola per fare, alternativamente, il capo dell’Interpol o (considerata la sua passione lunare) il presidente dell’Ente spaziale europeo. Non siamo mai andati sulla Luna? Può essere. Tutto può essere, a questo punto.  Anche che Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, tra qualche tempo possa finalmente  andare a Beirut portando la sua solidarietà “agli amici libici” in qualità di commissario europeo alla politica estera. Perché no? Draghi gli ha consegnato i titoli che non avevano. E infatti    c’è da pensare  che mercoledì sera, completando la squadra di governo, il professore e presidente del Consiglio, insomma Super Mario, ci abbia voluto consegnare un  magnifico esperimento sociologico. L’intera corte dei miracoli grillina trasformata in un affascinante esempio di “falsa autentica competenza”.

  
Sibilia è uno che prima di entrare alla Camera, ormai dieci anni fa, si offrì al dibattito politico con una proposta di legge che, oltre ai matrimoni gay, consentisse di “sposarsi in più di due persone“ e “anche tra specie diverse purché consenzienti”. Principe (o bracconiere) del congiuntivo riluttante e generatore automatico di gaffes, un po’ come il capo ciurma Di Maio, Sibilia (Carletto per gli amici) s’era poi impelagato in complesse interpretazioni delle scritture bibliche allorché, in un serrato dibattito parlamentare, spiegò come Domine Iddio avesse “creato la terra in tre giorni”.

       

Il mistero che ancora avvolge quest’ultima affermazione sarà da oggi trascurato grazie alla maturazione definitiva che lo ha condotto  al fianco di Draghi. Dentro un governo che potrebbe anche passare alla storia del paese assieme agli uomini e alle donne che lo hanno composto. Carletto della patria.  Stessa sorte miracolosa che attende il suo amico e collega Di Stefano, il sottosegretario Manlio, lui  che scambiava Barabba per Giuda, in un’interpretazione senz’altro innovativa degli insegnamenti evangelici. Destinata a restare negli annali assieme alle Marche al posto del Molise, il Venezuela in Cile, Matera in Puglia, Kabul in Iraq. Insomma a fianco delle teorie economiche della mitologica Castelli (la signora è da tempo convinta che l’economia funzioni un po’ come le nozze di Cana: metti un euro in investimenti pubblici e assisti alla moltiplicazione dei pani e dei pesci). Tutto dimenticato. Tutti laureati in draghismo.

 

Da ieri sera si confermano infatti  come cultura di governo, anzi di super governo, le scie chimiche, il falso allunaggio, la geografia alternativa e pure l’economia della scuola radio Elettra.  Manca, a dire il vero, tra i sottosegretari, purtroppo, la signora Tatiana Basilio, che denunciava la pericolosa esistenze delle sirene nei nostri mari. Ma solo perché sfortunatamente non è stata rieletta nel 2018. Altrimenti chissà.  E forse ieri sera, a Palazzo Chigi, attorno al tavolo del magico Draghi, si è consumata  insieme la vittoria e il fallimento di quell’Italia che aveva sognato le mediazioni culturali e i libri.  E’ la competenza che imprigiona i suoi imprigionatori, laureando i citrulli grillini al governo? O  sono invece i  citrulli che imprigionano il gigante Draghi, Gulliver assediato dai lillipuziani?
Salvatore Merlo

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.