Sposetti eroe del lessico antifango

Come ti demistifico in poche righe la retorica sul “tutti ladri, tutti marci”
16 AGO 20
Immagine di Sposetti eroe del lessico antifango

Ugo Sposetti (foto LaPresse)

E uno da anni legge pagine di intercettazioni su cricche e non cricche, mafie e non mafie, favori e non favori, veri o presunti. E ascolta decine di talk show. E vede il confine tra realtà e possibilità, crimine e non crimine diventare sempre più labile. Poi arriva lui, Ugo Sposetti, ex tesoriere Ds-Pd con trascorso Pci, uomo d’apparato e di spirito il cui nome è finito per interposta persona in un’intercettazione (“…Giulio Burchi avrebbe repertito incarichi in favore di persone indicategli da Sposetti”).
Arriva lui, Sposetti, e per un attimo si respira, nell’overdose di “tutti ladri, tutti marci” che circonda le inchieste anche in assenza di reati: ecco, su Repubblica di ieri, Sposetti che, di fronte alla domanda “ma è giusto che un parlamentare ‘in più occasioni’ faccia delle segnalazioni?”, demistifica tutto il pathos del cosiddetto “circo mediatico” o “macchina del fango” che dir si voglia. Scusi, Sposetti, insiste l’intervistatore Concetto Vecchio, “come spiega l’intercettazione?”. E Sposetti, serafico: “Mettiamo che io abbia segnalato un giovane ingegnere che cerca lavoro”. “Mettiamo?”. Ma sì, dice Sposetti, “l’ho fatto, ma con persone assolutamente bisognose. Cittadini senza reddito. Disoccupati. Ho solo provato a dare una mano…Un po’ come fa la Caritas”. E aggiunge: “Quale sarebbe il disdoro morale di una simile condotta” che “purtroppo” neppure in tutti i casi “è stata utile”, tanto che “molti sono ancora a spasso”? “Ma lei non è preoccupato?”, si stupisce l’interlocutore. “Dovrei? Per aver segnalato un giovane in cerca di occupazione?”, dice Sposetti. E la liberazione psicologico-lessicale si compie.