Il virus del cialtronismo ha raggiunto il suo picco e quel citofono ha ridisegnato l'Italia

Claudio Cerasa

Nel gesto più plateale della campagna di Salvini c’è il peggio di ciò che il leader della Lega rappresenta. E Yassin, il ragazzo accusato senza motivo di essere uno spacciatore, lo ha smascherato. Gli italiani se ne stanno accorgendo. E il digiuno? Un flop

E se fosse passato il picco dell’influenza da cialtronavirus? Giovedì scorso, il giornalista di “Piazzapulita” Luca Bertazzoni ha ottenuto una formidabile intervista a Yassin, il ragazzo “tunisno” al quale Matteo Salvini aveva citofonato, in diretta tv, per accusarlo di essere uno spacciatore. Yassin è un ragazzo (italiano) di diciassette anni, è figlio di un matrimonio misto, non è indagato, non ha precedenti penali e ha solo la colpa di essere stato individuato come un bersaglio da uno degli uomini più influenti (nel senso di influencer) d’Italia: Matteo Salvini.

 

 

Nell’intervista a “Piazzapulita”, Yassin racconta la storia della sua famiglia, racconta della sua vita nel calcio, racconta delle sue esperienze nelle squadre di Imola, del Sassuolo, di Modena, ricorda che qualche tempo fa è stato persino convocato nella Nazionale italiana di categoria, parla con gioia della sua prossima paternità e descrive il modo in cui la Chiara Ferragni della politica (con tutto il rispetto per la Ferragni) gli ha cambiato la vita con le parole di una canzone che sta scrivendo e il cui attacco comincia così: “Non capisco veramente in che situazione sono. Ho solo diciassette anni e per una citofonata la mia vita potrebbe andare al suolo. Io guardo Salvini e non capisco veramente quale sia il suo ruolo. Isoldi che ha in mano non lo stan facendo uomo”.

 

Guardi lo sguardo di Yassin, riavvolgi il nastro della campagna elettorale, pensi alla storia del citofono e con pudore ti chiedi: e se fosse passato il picco dell’influenza da cialtronavirus? Ti fai questa domanda e poi ti fermi a riflettere e pensi che se ci si riflette un istante in quel gesto, in quella citofonata, c’è davvero tutto il peggio di ciò che rappresenta Matteo Salvini.

 

C’è il volto osceno della sua xenofobia, della sua avversione indiscriminata nei confronti degli stranieri e di tutto ciò che proviene dall’estero, e il fatto stesso che il leader della Lega abbia tenuto a far sapere che la famiglia a cui stava citofonando al Pilastro, quartiere di Bologna, fosse una famiglia di tunisini è lì a testimoniare che nella propaganda salviniana trasformare gli stranieri in bersagli resta un valore non negoziabile. C’è il volto più genuino del suo giustizialismo, della sua vocazione irreversibile a considerare innocente fino a prova contraria solo e soltanto se stesso, e il fatto stesso che il leader della Lega abbia tenuto a violare la privacy di un cittadino, che giustamente lo ha denunciato, annunciando di fronte alle telecamere il cognome della famiglia sospettata di essere un covo di spacciatori è lì a testimoniare che nella propaganda salviniana la politica del cappio resta un valore non negoziabile. C’è il volto più limpido della sua idea di pieni poteri, della sua vocazione irreversibile a considerare in modo arbitrario ciò che appartiene alla sfera del lecito e ciò che appartiene alla sfera dell’illecito, e il fatto stesso che il leader della Lega, proprio nei giorni successivi al caso Gregoretti, abbia ricordato il principio che i voti ricevuti possono permettere a un politico di essere considerato al di sopra della legge è lì a testimoniare che il delirio di onnipotenza è una cifra che fa parte della natura stessa della leadership salviniana.

 

E’ stato tutto questo, quel gesto, ma allo stesso tempo – nonostante i terzisti per Salvini tendano a considerare un regalo a Salvini ogni critica mossa contro il Capitano – la citofonata del Pilastro è stata forse uno dei momenti più bassi, in termini di popolarità, della leadership del leader della Lega. Lo è stata per questioni elettorali – e sappiamo bene che Salvini ha perso le elezioni non solo in Emilia-Romagna ma anche nel quartiere della citofonata, oltre che a Bibbiano e al Papeete. Lo è stata per questioni tecnologiche – poco dopo le elezioni, forse con un po’ troppa calma, il video postato sulla pagina di Matteo Salvini della diretta della citofonata del leader leghista al ragazzo tunisino è stato rimosso da Facebook perché ha violato le regole del social network sulla privacy: “Non è possibile pubblicare informazioni personali o riservate su altri senza aver prima ottenuto il loro consenso”. Lo è stata ancora una volta per questioni giudiziarie – Matteo Salvini è stato denunciato dall’avvocato della famiglia citofonata ed è possibile che finirà in tribunale con l’accusa di violazione della privacy.

 

Ma lo è stata per questioni per così dire politiche e sistemiche. La citofonata – più dopo le elezioni che prima delle elezioni – ha mostrato con chiarezza le divisioni che esistono all’interno dell’imbattibile centrodestra e sia gli alleati di Forza Italia sia quelli di Fratelli d’Italia non hanno perso l’occasione – più dopo le elezioni che prima delle elezioni – di segnalare un senso di moderato rigetto nei confronti dello stile di Salvini (la citofonata pazza ha permesso per la prima volta in tre anni di far dire persino a Virginia Raggi qualcosa di sensato: “Domenica 16 febbraio consiglio a tutti i romani di staccare la corrente ai campanelli. Salvini potrebbe citofonarvi per cercare di vendervi chiacchiere. Giù le mani da Roma”).

 

Fino a oggi il leader della Lega era riuscito a mascherare l’impostura della sua leadership presentando una maschera efficace: quella del politico capace di far sentire protetti i suoi elettori. La citofonata del Pilastro, per la prima volta, ha avuto l’effetto di rendere trasparente la maschera del Capitano e ha mostrato il leader della Lega per quello che è: un campione non della protezione ma della paura. Salvini dice da tempo, da quando ha rischiato per la prima volta il processo sulla Diciotti, di essere certo di avere 60 milioni di italiani dalla sua parte. La citofonata del Pilastro, con tutto ciò che ne è conseguito, ha ricordato in modo plastico che di fronte alla manifestazione di un cialtronavirus gli italiani potrebbero essere meno sprovveduti di quello che sembra. La Bestia è sempre forte ma forse meno forte di un tempo. E forse non conta nulla e forse vuol dire poco ma per curiosità in questi giorni siamo andati a dare uno sguardo al sito con cui Salvini ha invitato il popolo italiano a digiunare per lui in segno di solidarietà – “Matteo rischia la galera per aver difeso la Patria! Io sto con lui e digiunerò per un giorno in segno di solidarietà” – e nel giro di due settimane gli italiani che hanno sottoscritto l’appello sono la bellezza di cinquemila. Citofonare flop.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.