Fioramonti si dimette. Sarà lui a far nascere il partito di Conte?

Il ministro dell'Istruzione, come annunciato mesi fa, lascia dopo l'approvazione della manovra. Ora potrebbe costituire gruppi parlamentari fedeli al premier raccogliendo delusi del M5s ma anche esponenti dell'opposizione

Lo aveva detto. Anche se col passare del tempo la sua posizione era diventata, almeno nei toni, un po' meno intransigente. Perché nonostante Lorenzo Fioramonti continuasse a ribadire che era pronto a dimettersi se nella manovra non fossero stati inseriti 3 miliardi in più per scuola e istruzione, nell'ultimo periodo aveva iniziato a indicare un orizzonte di tempo più vago. E quindi meno attendibile. 

 

 

“Lotterò fino all'ultimo”, continuava a ripetere. “La manovra è una maratona, fatemi concludere il percorso e poi trarrò le mie conclusioni”. E così qualcuno aveva iniziato a pensare che dopotutto la poltrona di ministro dell'Istruzione non era così scomoda. E che il buon Fioramonti, alla fine, avrebbe trovato un modo per cavarsi dall'impaccio di doversi dimettere. Si sbagliavano. Nella notte tra il 23 e il 24 dicembre la maggioranza ha approvato in via definitiva alla Camera la legge di Bilancio (334 sì, 232 no e 4 astenuti), il 25 dicembre il ministro dell'Istruzione ha presentato la sua lettera di dimissioni al premier Giuseppe Conte.

 

 

La notizia ha iniziato a diffondersi nel pomeriggio e, solo in serata, è stata confermata da Palazzo Chigi. Al momento poco si sa del contenuto della lettera. Tra gli ultimi post pubblicati dal ministro sulla propria pagina Facebook uno, datato 23 dicembre, celebra l'aumento delle dotazioni finanziare del Gran Sasso Science Institute che, nel 2020, saliranno da 8 a 12 milioni di euro l’anno. Nemmeno un commento sulla manovra appena approvata.

 

 

Nel frattempo, mentre anche dalle opposizioni arrivano applausi per la coerenza mostrata dal deputato grillino, è già partito il toto-successore. In pole position ci sarebbe Nicola Morra, attuale presidente della commissione Antimafia, ma il suo trasferimento al ministero dell'Istruzione lascerebbe scoperta un'altra poltrona. E Fioramonti? Da tempo il ministro era diventato il punto di riferimento degli scontenti del M5s che un tempo guardava con favore a Roberto Fico. Liberato dal ruolo governativo, potrebbe essere lui a guidare, in Parlamento, quella scissione dei 5 Stelle che per alcuni non è più rinviabile. In realtà, secondo Gianfranco Rotondi, le sue dimissioni “causeranno defezioni a sinistra, ma anche a destra”. Non a caso c'è chi dice che Fioramonti potrebbe essere la persona a cui verrà affidata la costituzione di gruppi parlamentari fedeli al premier. Il primo nucleo del partito di Conte?