Il politically correct ha preso ormai tutti i tratti di un’ideazione paranoide

Orwell 1984 (Nineteen Eighty-Four) è un film britannico del 1984 diretto da Michael Radford, basato con fedeltà “totale” sul romanzo distopico 1984 di George Orwell
Possiamo dire che tutto questo è demenziale? No, non possiamo dirlo, almeno finché gemiamo sotto il tallone dell’occupante di cui sopra, e allora limitiamoci a registrare che il politically correct ha preso ormai tutti i tratti di una ideazione paranoide. O anche, per parlare un gergo da liberatori, più adatto all’occasione: politicamente corretto è una formula imperialista che scalpita per il suo Lebensraum, e che di estensione abusiva in analogia pretestuosa, di comparazione sofistica in gioco di prestigio verbale, al termine di uno spettacolare Anschluss semantico ha affermato il suo dominio su molte altre idee fisse del variegato orizzonte mentale della destra italiana. Alla rinfusa: le élite globaliste, l’Unione europea come nuova Unione sovietica, i liberal e i radical chic, Fazio, il disprezzo del popolo bue, Soros, il culto della competenza e l’epistocrazia, i Parioli, il costruttivismo, il partito radicale di massa di Del Noce, la gnosi umanitarista, Bergoglio, l’ambientalismo e il femminismo, il Sessantotto, RadioTre, la lobby gay, Feltrinelli, Capalbio, la sostituzione etnica, i baby boomer, il couscous, il partito di Repubblica, il masochismo occidentale, il buonismo, l’egemonia cattocomunista incistata nel deep state. Il lettore più attento avrà notato che in questo elenco-scioglilingua allucinatorio di cose che una volta o l’altra sono state messe sotto l’ospitale ombrello del politicamente corretto coabitano parole d’ordine liberali e parole d’ordine illiberali. E la lezione di quei tre cinguettii un po’ deliranti è tutta qui: consapevolmente o inconsapevolmente, ci sono liberali che stanno facendo del liberalismo una inutile e un po’ ridicola appendice al discorso dell’estrema destra.
Non foss’altro per il coraggio di aver denunciato un’ideologia liberticida più perfida del comunismo, li candiderei comunque per il Premio Sakharov. Ma è un premio del Parlamento europeo, il Soviet supremo: non lo ritirerebbero. E poi chissà, magari mentre scrivo queste parole i nostri eroi sono già nel primo cerchio dell’Arcipelago Boldrini.