Schizofrenia ad alta velocità
Sulla Tav ora si cerca il dialogo con Macron. Di Maio si presenterà in gilet giallo?
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7 MAR 19

Conte e Macron (foto LaPresse)
Sulla Tav la decisione del governo, come prevedibile vista la netta divisione tra Lega e M5s, è che tutto è rinviato. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, con il suo consueto stile forlaniano che risolve i problemi immergendoli nelle chiacchiere, dice che ci sono “discorsi da approfondire”, “cifre da sciorinare” e “temi da sviscerare” in un “proficuo confronto”. Quindi non è un sì e non è un no. Proprio perché il governo è formato da un partito che non può dire sì e uno che non può dire no. E pertanto si butta la palla in tribuna: nel breve periodo, non si sa se lunedì Telt, la società che deve realizzare la tratta Torino-Lione, potrà far partire i bandi o meno; mentre nel medio termine, “alla luce dei forti dubbi” sulla Tav, Conte dice che il governo intende “procedere a una interlocuzione con i partner di questo progetto, che sono la Francia e l’Unione europea, per condividere dubbi e perplessità instaurare un contraddittorio”. Si chiederanno a Francia e Unione europea anche dei soldi, perché il “criterio di finanziamento non è equo”.
Rispetto alle buone intenzioni diplomatiche del premier c’è però un problema. Per ridiscutere questo progetto e il suo finanziamento, l’Italia dovrà dialogare con la Francia. E andrebbe informato il leader del partito che si oppone alla Tav, Luigi Di Maio, che il presidente francese si chiama Emmanuel Macron e non indossa un gilet giallo. È sicuramente difficile comprendere nel dettaglio la sofisticata strategia politica internazionale del nostro vicepremier, ma a prima vista andare in Francia a incontrare un tizio in gilet giallo che invoca la guerra civile e il colpo di stato, causando il richiamo dell’ambasciatore a Roma e il più grande incidente diplomatico del dopoguerra, non sembrerebbe il modo migliore per preparare una “interlocuzione”. È un po’ come infilare le dita negli occhi a una persona prima di chiederle una cortesia. Se si aggiunge che a un confronto con la Francia e l’Ue per ridiscutere la Tav il governo italiano si presenterebbe non con una posizione, ma con due posizioni tra loro opposte e contraddittorie, allora si comprenderà che ai nostri partner sembrerà di dialogare con uno schizofrenico.