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"Sul condono a Ischia e sul dl sicurezza non accettiamo ricatti". Parla Fattori (M5s)

"Così non si può continuare. È un programma Frankenstein, non c'è una visione organica con la Lega. Noi abbiamo un problema di identità”

23 Ottobre 2018 alle 10:33

"81 emendamenti al dl sicurezza sono anche pochi". Parla Fattori (M5s)

La senatrice del Movimento 5 Stelle Elena Fattori (Foto Imagoeconomica)

Roma. A Italia 5 stelle lei non c’è andata. “Avevo impegni pregressi e improrogabili”, si giustifica, quasi a escludere a priori che si trattasse di una diserzione in segno di protesta. E però il discorso di Roberto Fico dal palco del Circo Massimo sì, lo ha ascoltato bene, Elena Fattori. “Concordo col presidente della Camera”, dice la senatrice grillina: “Nel M5s c’è un problema di identità. È una preoccupazione diffusa che registro da molti dei nostri parlamentari. Alcuni di loro restano silenti, per ora, a causa della paura di mettere a rischio il governo. Ma non si può lavorare sotto questo perenne ricatto”. E insomma si capisce ancor prima di chiederglielo che la Fattori, così come altri suoi colleghi senatori, non è affatto disposta a ritirare gli emendamenti al decreto sicurezza. “E perché dovrei?”.

 

Perché glielo chiede il suo capo politico, Luigi Di Maio, ad esempio. “A me non ha chiesto nulla. E se lo facesse, la sua sarebbe una grave intromissione: noi siamo senatori, analizzare e correggere i testi è una nostra prerogativa”. E però Di Maio ha dato la garanzia a Matteo Salvini che almeno una sessantina, di quegli 81 emendamenti a cinque stelle al decreto sicurezza, verranno ritirati. “E questo è stato un evidente errore tattico di Luigi. Perché un dibattito tra due capi di diversi partiti non è mica un tête-à-tête: un vero leader prima si confronta col suo gruppo, trova la quadra coi suoi colleghi, e poi porta le istanze della sua compagine sul tavolo della trattativa con gli alleati. Questo decreto sicurezza non è mai stato discusso in un assemblea: dunque presentare emendamenti in commissione è stato per noi l’unico modo di far sentire la nostra voce”.

 

E se Di Maio vi chiedesse, ora, di ripensarci? “Sarebbe una mancanza di rispetto verso il Parlamento e verso i principi del M5s”. Quello suo e di alcuni suoi colleghi della cosiddetta ala ortodossa sembra però un ostruzionismo da minoranza interna in pieno stile. “Assolutamente no. Le nostre contestazioni al decreto di Salvini riguardano il merito del provvedimento. Ci sono molti rilievi di costituzionalità sollevati da varie associazioni, ad esempio. E poi lo stesso presidente della Repubblica ha esortato il Parlamento ad analizzare bene il testo: dunque noi non facciamo altro che assolvere nel migliore dei modi al nostro dovere. D’altronde, se si prendesse l’abitudine di studiare nel dettaglio i testi proposti dalla Lega, magari poi si eviterebbe di gridare allo scandalo”.

 

Una frecciata ai suoi colleghi grillini poco attenti sulla questione del condono fiscale? “Sto ai fatti. L’articolo 2 del decreto sicurezza prevede l’affidamento dei Centri di permanenza dei migranti attraverso appalti senza gara ad evidenza pubblica. Una cosa inaccettabile, per noi del M5s. Ma io mi chiedo: siamo tutti, Di Maio compreso, consapevoli di quello che stiamo approvando? Non è che ora diciamo che va tutto bene, e poi torniamo da Vespa a promettere denunce in Procura?”.

 

Altri problemi nel decreto? “Certo. Il depauperamento degli Sprar a favore dei Cas è inspiegabile, visto che proprio gli Sprar sono l’unico sistema di integrazione decente. Così come è inaccettabile il raddoppiamento dei tempi di permanenza, che finirà col dare nuova linfa al business dell’accoglienza. E poi c’è l’abolizione tout court della protezione umanitaria, che genererà nuove decine di migliaia di clandestini, inevitabilmente frustrati ed esasperati. Insomma, viene il sospetto che il tutto sia strumentale a rinfocolare la tensione intorno ai migranti: anche perché se a Salvini togli questo strumento, cosa gli rimane? L’intera narrazione della Lega, ormai, si fonda sull’allarmismo perenne intorno ai problemi legati agli stranieri”.

 

E va bene. Ma 81 emendamenti... “Sono anche pochi, se si pensa alla delicatezza del tema e all’impatto del decreto”. C’è però anche la questione di Ischia. Lì siete voi a proporre un condono edilizio extra large. “E’ molto grave, tutto ciò. Non lo nego. I nostri deputati sono sconcertati: non si capacitano di come una simile misura sia potuta essere avanzata dal M5s”. Pare sia arrivato da molto in alto, l’ordine: si dice che Di Maio in persona sia molto interessato a quel decreto. “Non so dire di chi sia la manina, stavolta. Ma di certo è una manina che non fa onore al Movimento: spero che alla fine si trovi il modo di correggere quell’emendamento al decreto Genova. Che, come nel caso della soppressione degli Sprar, non era previsto né nel nostro programma elettorale né nel contratto di governo”.

 

A proposito: dopo quattro mesi, che giudizio dà di questo accordo tra Lega e M5s? “Dico che così non si può continuare. E’ un programma Frankenstein, in cui ognuno aggiunge un pezzo confidando nella non opposizione dell’altro. E allora Di Maio si occupa del lavoro, e Salvini dell’immigrazione. E siccome la Lega non si oppone al decreto dignità, noi dovremmo fare altrettanto sul decreto sicurezza. Ma non può funzionare così: c’è bisogno di una sintesi e di una visione organica”.

Valerio Valentini

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Commenti all'articolo

  • eleonid

    23 Ottobre 2018 - 14:02

    Quanto è più complicato governare! Ma come si fa da bambini: tu dai una cosa a me ed io dò una cosa a te, e cosi facendo, onorevole, la politica risulterà piu facile. Rimane il dubbio di cosa succederà quando uno dei due bambini non avrà più niente da offrire all'altro per continuare il gioco. Sicuramente si ricorrerà alle mamme.Ma quali mamme? Bohhh.

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