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La grande truffa del Salvini moderato

Il Salvini estremista che gioca con lo spread e che mette in fuga i capitali non sta tradendo il suo programma elettorale per colpa di Di Maio ma lo sta realizzando alla perfezione. Contro la balla della Lega argine al populismo

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

9 Ottobre 2018 alle 06:00

Salvini

Matteo Salvini a Milano, comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza

Ma tu pensa, chi lo avrebbe mai detto? All’interno della grande farsa del governo del cambiamento, che solo sulla base delle sue promesse ha portato i rendimenti dei titoli di stato a due anni sugli stessi livelli del 2011, bruciando nel giro di cinque mesi un capitale di trentasette miliardi di euro di azioni bancarie sulla Borsa di Milano, c’è una storia farlocca che gli elettori di centrodestra dovrebbero prima o poi smettere di raccontare a se stessi. Quella storia riguarda uno dei due vicepremier che da giugno a oggi ha lavorato con grande tenacia per dimostrare che il sovranismo è incompatibile con l’economia molto indebitata della settima potenza industriale del mondo e la storia suona più o meno così: il problema è che Salvini sta diventando un estremista a causa della vicinanza con Di Maio. Così come meriterebbe il premio Cabaret 2018 chiunque osservi oggi Di Maio con l’occhio deluso di chi aveva sperato nella sua svolta moderata – un vaffanculo è per sempre, come un diamante della Tanzania – allo stesso tempo continuare a credere che senza Di Maio ci sarebbe stato tutto un altro Salvini è come continuare a credere che a Roma il problema di Virginia Raggi sia il complotto organizzato dai frigoriferi.

   

Matteo Salvini non è diventato un altro a causa della vicinanza con il M5s ma grazie al M5s è riuscito a essere quello che aveva promesso di essere in campagna elettorale. E coloro che sperano che sia il leader della Lega a salvare l’Italia dal populismo sfascista dovrebbero forse perdere qualche minuto del proprio tempo a fare quello che non hanno fatto in campagna elettorale: leggere il programma di governo della Lega. Si dice che se la Lega non fosse stata insieme con il M5s mai e poi mai avrebbe concepito il reddito di cittadinanza. Eppure, in campagna elettorale, fu la Lega a promettere un progetto identico a quello del reddito di cittadinanza: il reddito di dignità, stesso costo a regime del reddito di cittadinanza, ovvero 29 miliardi di euro. Si dice che se la Lega non fosse stata insieme con il M5s mai e poi mai avrebbe messo in discussione la democrazia rappresentativa. Eppure, in campagna elettorale, fu la Lega a inserire nel suo programma i due punti necessari per passare dalla democrazia rappresentativa a quella diretta: “L’introduzione del vincolo di mandato con la riforma dell’art. 67 della Costituzione” e “l’eliminazione del quorum per la validità dei referendum popolari”. Si dice che la responsabilità per le politiche antiproduttive del governo siano responsabilità dell’antipauperismo del M5s. Ma sarebbe curioso sapere in che modo gli imprenditori leghisti spaventati dalla traiettoria del cambiamento pensavano che potesse essere compatibile con la settima potenza industriale del mondo un programma di governo intenzionato a fare esattamente quello che sta facendo questo governo. Ovverosia, scassare l’equilibrio virtuoso raggiunto dall’Italia grazie alla legge Fornero, “reintroducendo le pensioni di anzianità con quota cento senza penalizzazioni”, e fare di tutto per portare l’Italia lontana dall’euro, perché “l’euro è la principale causa del nostro declino economico, una moneta contraria alla necessità dell’Italia e della piccola impresa”.

   

Ora: ci si può davvero stupire che un paese uscito dalla crisi del 2011 anche grazie alla riforma delle pensioni si stia avvicinando a rendimenti dei titoli di stato simili a quelli del 2011 anche perché ha scelto di violare le regole europee per saccheggiare la stessa riforma delle pensioni che ci ha permesso di uscire dalla crisi del 2011? E ci si può stupire se gli investitori siano diffidenti sul futuro del nostro paese perché convinti che la traiettoria antieuropeista scelta da Salvini e Di Maio possa portare alla distruzione dell’Europa? Matteo Salvini dice che la destabilizzazione dell’Italia dipende da Soros e dalle sue manovre per speculare sull’Italia e il suo gemello di governo ieri ha scaricato allo stesso modo le responsabilità dello spread schizzato alle stelle a un’intervista di Bloomberg al numero del Fondo salva stati europeo. Ma quello che fa finta di non capire Salvini – e che fanno finta di non capire molti elettori di centrodestra – è che la ragione per cui l’Italia dell’estremismo populista rischia di non avere un futuro radioso coincide esattamente con la paura che una promessa messa nero su bianco da Salvini nel suo programma elettorale possa diventare realtà: “Abbiamo sempre cercato partner in Europa per avviare un percorso condiviso di uscita concordata (dall’euro). Continueremo a farlo e nel frattempo faremo ogni cosa per essere preparati e in sicurezza in modo da gestire da un punto di forza le nostre autonome richieste per un recupero di sovranità”.

     

Salvini è l’unico politico che a certe condizioni potrebbe avere un avvenire a prescindere dal futuro di questo governo. Ma la condizione prioritaria affinché Salvini possa essere un giorno un politico non inaffidabile come oggi non è che Salvini torni a fare Salvini, ma è che Salvini la smetta di fare Salvini. E se i due vicepremier, e i loro elettori, desiderano capire davvero perché l’Italia sta perdendo ogni giorno una dose di credibilità farebbero bene a perdere meno tempo con Soros e Bloomberg e ad andarsi a rileggere i programmi elettorali. Lo sfascio, purtroppo per l’Italia, nasce proprio da lì. Sveglia.

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Commenti all'articolo

  • stearm

    09 Ottobre 2018 - 16:04

    La Lega da quando è nata dalle ceneri della DC lombardo-veneta in dissoluzione rappresenta un pericolo per l'unità d'Italia. Ma non per colpa dei singoli politici, ma perchè rappresenta quella parte del Nord che non ha nessuna intenzione di accollarsi i debiti dell'intero paese, ovvero quello stesso debito che la DC usò come collante proprio per tenere unite le istanze di un Paese diviso in due (se non in 3/4 parti). Berlusconi al più funzionò da argine temporaneo, ma non contro il 'comunismo', ma proprio per tenere a bada la pancia dell'elettorato del Nord. La differenza tra Salvini e i primi leghisti è tutta là: l'argine è crollato e la vera natura del movimento leghista, trasfigurata dalla foglia di fico del sovranismo (la Lega prende sì qualche voto al Sud, ma è un particolare poco significativo) emerge adesso con tutta la sua forza dirompente proprio sulla questione del debito comune ovvero 'nazionale'. Il Nord non vuole contribuire, nè ora nè prima nè domani. C'è poco da fare.

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    • lupimor@gmail.com

      lupimor

      10 Ottobre 2018 - 03:03

      L'Unità d'Italia? Se gentilmente mi fornisce l'indirizzo, il cap non serve, gli porto un magnifico mazzo di rose rosse.

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      • stearm

        10 Ottobre 2018 - 16:04

        Guarda che sfondi una porta aperta. L'Italia è ormai un paese unito da una cosa sola, dal debito pubblico.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    09 Ottobre 2018 - 15:03

    Quando si parla dell’Italia che, nel 1945 distrutta, povera, umiliata, nel giro di venti anni mise in piedi il “miracolo economico”, non si tiene conto che il contesto geopolitico era ben altro dall’attuale e che il “miracolo” fu opera degli italiani nati dal 1890 al 1935, una “specie culturale”, nelle stesse fasce d’età, ben diversa dall’attuale, comparando le stesse fasce, di quella dei nati dal 1970 al 2000. Meglio, peggio? Così è. Ai posteri l'ardua sentenza

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    • Zirku

      10 Ottobre 2018 - 08:08

      E magari anche del Piano Marshall

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  • lorenzolodigiani

    09 Ottobre 2018 - 13:01

    Caro Cerasa, spero che il suo ottimo articolo faccia riflettere i sostenitori del centro destra e la loro stampa che fa opposizione serrata ai 5 stelle ed amichevole alla Lega.

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  • stearm

    09 Ottobre 2018 - 12:12

    Ma la Lega e' sempre stata questa. Ci svegliamo tardi.

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