E insomma Emiliano, da un lato, si prepara a non lasciare sgombro il campo del congresso pd (il futuro è incerto, ma quest’estate diceva: presenteremo un candidato), e dall’altro vuol farsi più governativo dei governativi, ma la Puglia appunto non è il Veneto, e i modi e i motivi per cui la regione di Emiliano vuol farsi più indipendente non ricalcano esattamente la road map che a suo tempo si è snodata tra Verona, Treviso e piazza San Marco. E però i fatti sono fatti: l’ha detto per tempo, lui, presidente di regione, ex sindaco di Bari, già magistrato, che sua ferma intenzione è chiedere più poteri allo stato centrale, e in luglio, nel momento in cui la giunta dava il via libera all’iniziativa del governatore “per avviare le trattative con il governo centrale” c’era chi si immaginava con sgomento un futuro di casi
Tap e di casi
Xylella al cubo. Per non dire di chi, tra i pugliesi burloni, mentre la Gazzetta del Mezzogiorno ospitava un serissimo dibattito tra favorevoli e contrari al progetto Emiliano, si divertiva sui social a immaginare gli effetti collaterali della possibile sbornia autonomistica, con disfide micro-campanilistiche tra molfettesi e biscegliesi, e tra fan delle orecchiette e fan delle friselle, e con dubbi insolubili sugli elementi fondamentali della futura bandiera della “Apulia indipendente”, con tanti saluti al tricolore che pur sempre regna nel tacco dello stivale. E, gira che ti rigira, non si sa se Emiliano sia più scomodo per il Pd o per il governo che così tanto dispiace al Pd – ma non a lui, uno che nel marzo scorso spingeva per il dialogo-alleanza Pd-M5s e che in generale si è sempre distinto per non avversione verso i Cinque stelle. Tanto che l’ex ministro dello Sviluppo Carlo Calenda è sbottato su Twitter, dopo che il governatore della Puglia, all’indomani della manifestazione pd del 30 settembre a cui non ha partecipato, aveva lanciato online la domanda, forse retorica forse no: “Chi avrebbe le palle di cacciarmi dal Pd?”. “Michele, fossi il segretario è la prima cosa che farei”, gli aveva risposto Calenda. E così motivava, l’ex ministro:“ Hai passato gli ultimi anni ad accusare i nostri governi di qualsiasi nefandezza con insulti vergognosi. Fai politica per un partito. E’ una questione di rispetto per se stessi. Se non lo hai tu lo deve avere il Pd”.