Il disordine fa ridere ma genera mostri

Giuliano Ferrara

A questa insalata di surrealtà e di pericolo non si sfugge, è l’obiettivo stesso del caos come modalità di governo. L’importante è dichiarare, bollare, intimidire, figurare, affacciarsi dal balcone, fare festa sanculotta

Il disordine programmato stupisce per la sua efficacia. Tutti si complimentano: manovra di bilancio perfetta, almeno per vincere le elezioni di Strasburgo facendosi mettere ai margini, scalpitanti e aggressivi, di un’Unione europea su cui sono in pochi a scommettere due soldi. D’altra parte la manovra c’è e non c’è, secondo i giorni e le dichiarazioni: non arretriamo di un millimetro, gridano, eppoi si capisce che è per il 2019, subito dopo si torna disciplinati e con i conti a posto. Anche il reddito di bazza c’è e non c’è, la manna un giorno vale per tutti, il giorno dopo per categorie sempre più selezionate di clienti potenziali. Il commissario per il ponte di Genova, paninoteche comprese e al diavolo quel pezzente di Renzo Piano, bè, anche lui c’è e non c’è ovvero cambia in ventiquattr’ore. Il presidente del Consiglio mette il suo maniacale e rassicurante banalismo tra i sovversivismi parolai, anche quando i diarchi impongono al buon Tria di cifrarli secondo il loro gradimento, e così oggi è un Borghi che fa scendere la quotazione dell’euro, domani un Conte rassicura, anche con il conforto, ohibò!, di un Savona. Il sindaco Mimmo Lucano è un mezzo delinquente amico degli invasori, lo sappiano i buonisti, e il presidente della Commissione di Bruxelles un ubriacone, siamo il partito dei sobri, lo si dica ai quattro venti: l’importante è dichiarare, bollare, intimidire, figurare, prendere applausi e qualche pernacchia a Napoli, dar fiato alle trombe, affacciarsi dal balcone, fare festa sanculotta.

 

Vero è che il disordine fa ridere, ma genera mostri. I nostri creditori ci fanno pagare di più per i loro quattrini, e questo è un bel guaio, ma vari indizi fanno sospettare che non si ripeteranno a breve le sceneggiate di panico del 2010-2011, il trauma salutare si fa attendere, ché poi anche allora le società di rating non si smossero dal famoso BBB-, che è un orrore ma corrisponde a una società che ha molta voglia di reddito e si ingaggia in poca produttività generale, promettendo scarsa crescita ancora per anni, altro che. Un giornale economico francese parla di Commedia dell’arte, e in effetti tutto il verbischio del reame è recitato a soggetto, non c’è un copione. Si rischia l’incidente, questo sì, i capitali se ne vanno, la propensione per l’Italia è sotto le scarpe, il mondo della realtà sente che questa cerimonia surreale della rivoluzione nazionalpopulista è il rinvio, forse a lunga data, della speranza di un minimo di ragionevolezza. Però il disordine programmato è messo all’incasso, il Truce impazza, gli altri vice e vice dei vice festeggiano. A questa insalata di surrealtà e di pericolo non si sfugge, è l’obiettivo stesso del disordine come modalità di governo. Uno poteva chiudere i porti un giorno, poi riaprirli e esigere nuove regole con tenacia negoziale, giocando i partner gli uni contro gli altri, invece a essere scelto è sempre il segnacolo in vessillo, la proclamazione di indipendenza a uso domestico, l’attacco ai poteri forti e allo straniero infido. Su reddito di bazza e pensioni potevano scrivere da Palazzo Chigi qualcosa di diverso e di più sostenibile di quanto hanno messo nel contratto post elettorale, per non parlare della dissennata campagna di follie e menzogne. Potevano giocare la loro partita con Tria e non contro Tria, con i tecnici, che non sono mai stati eroi della resistenza, e non contro quelli che sanno leggere e scrivere, da umiliare per questo. Invece è tutto un disordinato esame orale, esame politico, con voto politico ed esito propagandistico. E’ che di più non possono permettersi.

 

Trump è un talento del disordine programmato, e acquisisce risultati mentre demolisce le regole e le buone maniere, ma è re in casa sua, è alla pari con il Congresso che controlla, ha per le mani la più grande economia della terra e una potenza di fuoco militare e diplomatica che lo rende surrealmente autorevole anche quando tuìtta fesserie e insolenze. Noi dobbiamo fare i conti perfino con l’Austria e con il suo governo nazionalpopulista, che ci manda a quel paese se sforiamo. Noi abbiamo una moneta e dei trattati che ci legano le mani. Il nostro disordine è nella tradizione e nel carattere del paese, revocabile. Quello di Berlusconi, che Bannon nella bella conversazione con Da Empoli riconosce come l’archetipo del suo ex datore di lavoro, era un disordine creativo, tenorile, sognante, un po’ folle, e sempre liberale e accogliente, sotto il fuoco della persecuzione, non persecutorio, non intimidente, nessuno dimenticava mai che il profeta della rivoluzione politico-calcistica di Forza Italia! era un pilastro del pentapartito e dei suoi governi, l’erede dello strongman of Europe Bettino Craxi e dei Forlani, degli Andreotti, con Letta come fedele compagno d’armi e di pacificazione.

 

La situazione è grave e seria, non si possono dimenticare o sottovalutare le dinamiche impersonali di tutte le rivolte, anche le più scalcagnate. Sono giovani in bermuda, alla fine, e se Casalino era un concorrente del “Grande Fratello”, Trump era il Grande Fratello: la differenza si vede. Una cosa l’hanno fatta, tra tante dicerie non verificate, quel 2,4 per cento. Bisogna aspettare ancora un po’ per capire se era la presa della Bastiglia o una guasconata. Il pastiche gialloverde ci sta facendo passare una brutta nottata, per quanto programmato e perfino prevedibile il disordine ha sempre qualcosa di allarmante, soprattutto se si mette a cavallo di un’ondata mondiale di buio e di nevrastenia, e i modi offendono. Ma non gli si può opporre un compitino di compatibilità finanziaria, saranno i creditori a fare il loro sporco mestiere, noi sudditi e cittadini di un regime debitorio e inquisitorio, che ha già trovato i suoi Vati e i suoi immaginifici, dobbiamo contrastarlo sapendo stare, con il dovuto senso del pericolo, all’altezza del disordine.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.