Il grande show degli impresentabili grillini

Claudio Cerasa

Negli ultimi giorni è emerso un trio appollaiato su un trespolo: il Di Battista, il Luigino Di Maio e il Fico. Oggi si rivelano finalmente all’Italia nelle vesti proprie. Luigino Di Maio il chierichetto, Fico il moscio e l’emergente Di Battista, detto Dibba, il gallo cedrone. Ognuno ha trovato il suo ruolo in commedia. Ma questi tre giovanotti hanno prima di tutto un punto in comune chiaro: sono tre mezze pippe”. Nel settembre del 2016, in modo un po’ ruvido ma efficace, il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, utilizzò queste parole per circoscrivere il raggio d’azione dei tre ragazzi più in vista del Movimento 5 stelle. Le elezioni del 4 marzo hanno dimostrato che le qualità dei ragazzotti hanno incrociato con più fortuna del previsto lo spirito del tempo ma dal 4 marzo a oggi il 5 stelle è riuscito nell’impresa di accelerare in modo sorprendente, anche se non imprevedibile, un processo destinato a rendere il grillismo impresentabile anche agli occhi di chi finora lo aveva considerato più che presentabile. In fondo è questo il vero dramma delle consultazioni portate avanti da Luigi Di Maio: l’incapacità di trasformare il movimento di lotta in un movimento di governo e l’impossibilità di far accettare la svolta di governo a una base elettorale allevata solo con la grammatica della lotta. Le parole con cui ieri Beppe Grillo ha asfaltato il comico tentativo di Luigi Di Maio (Di Maio chi?) di trasformare la politica del vaffa in una credibile proposta di governo – in nome della moderazione, il capo clown ha affermato che il 5 stelle dovrebbe essere favorevole a proporre un referendum sull’euro – e le conseguenti parole del capo grillino sul tentativo presunto di Pd e Forza Italia di portare avanti un “golpe” per escludere il 5 stelle dal governo hanno contribuito a svelare una delle molte truffe di cui il movimento si è fatto portavoce.

 

Nel corso dei sessanta giorni delle consultazioni abbiamo scoperto molte cose sui grillini, e sarebbe spassoso verificare presto in campagna elettorale in che modo il M5s avrà il coraggio di fare una serie di cose che oggi sembra impossibile poter fare. Per esempio, una campagna elettorale contro il Pd dopo aver fatto di tutto per evidenziare le convergenze con il Pd. Per esempio, una campagna contro il governo dopo aver grandemente elogiato (ricordate la Siria?) la politica estera di Gentiloni. Per esempio, una campagna elettorale contro la Lega dopo aver fatto di tutto per evidenziare la simmetria tra il programma del movimento e quello di Salvini. Per esempio, una campagna incentrata sulla fattibilità del reddito di cittadinanza quando in ogni programma offerto ai suoi possibili partner di governo il movimento si è sempre dimenticato (ooops) di mettere il reddito di cittadinanza in cima alle riforme da fare con urgenza. Per esempio, una campagna finalizzata a demonizzare i governi fatti con i voti di Forza Italia quando il capo politico del movimento è arrivato a dire di non considerare ostili i voti di Forza Italia per un programma a cinque stelle. Per esempio una campagna costruita in modo da dare l’illusione che la democrazia diretta non sia eterodiretta da qualcuno quando nei sessanta giorni di consultazioni il movimento con gli altri partiti ha discusso sulla base di un programma modificato più dall’alto che dal basso. Si potrebbe andare avanti così per ore e ricordare come in questi sessanta giorni il M5s sia riuscito a far perdere tempo all’Italia senza fare troppi danni per via di un sistema economico risultato solido grazie alle  stesse riforme che il movimento vorrebbe abolire.

 

Ma il vero elemento centrale, e spassoso, della grande truffa messa in campo dai campioni del grillismo coincide con un doppio capolavoro: aver ingannato contemporaneamente quelli che avevano creduto alla forza rivoluzionaria e quelli che avevano creduto alla svolta moderata. I primi sono stati truffati dalla Grillozzi Associati per aver stravolto il programma della campagna elettorale per fare quello che Di Maio ha sempre rimproverato agli avversari: non portare il movimento al governo ma conquistare una poltrona. I secondi sono stati truffati dalla Casalino Associati per aver archiviato la famigerata svolta istituzionale – e un partito incapace di governare che si prepara a denunciare un golpe per nascondere la sua inadeguatezza non sembra essere esattamente come vorrebbe far credere qualcuno la nuova Dc. In entrambi casi però il punto non è il tradimento di un qualche valore da parte del Movimento 5 stelle.

 

Il punto è molto più semplicemente sempre lo stesso: gli impresentabili della democrazia restano impresentabili anche se prendono il 30 per cento. I romantici elettori del 5 stelle che hanno votato il grillismo in cerca di cambiamento potranno anche far finta di non vedere la truffa. Ma quel pezzo di classe dirigente che da mesi scommette sulla svolta moderata del movimento oggi avrebbe il dovere di aprire gli occhi: un rutto resta un rutto anche se il rutto si mette la cravatta al posto della canottiera. Tra lunedì e martedì sapremo che strada seguirà il presidente della Repubblica per provare a far nascere un governo e tutto è ancora possibile. Ma se un governo dovesse nascere solo per evitare “inutili elezioni” la domanda non potrebbe che essere spontanea: sicuri sicuri che riandare alle elezioni non cambierebbe nulla?

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