Il patto di governo di Di Maio dimostra che un patto di governo è impossibile

Valerio Valentini

In teoria dovrebbe essere la base per un possibile accordo tra il Movimento 5 stelle e uno dei due alleati, Lega o Pd. Nella pratica, la "prima stesura del contratto di governo" elaborata da Giacinto della Cananea su mandato di Luigi Di Maio rappresenta un manifesto dell'impossibilità: quella, cioè, di formare un esecutivo che abbia anche solo la vaga speranza di sopravvivere più di qualche mese, e soprattutto di combinare qualcosa di buono. 

 

Manifesto delle divergenze. L'impossibilità di un accordo

Di Maio, sul Sacro Blog, si dice "emozionato e orgoglioso", nel presentarlo. E viene il dubbio che forse non l'abbia letto per intero. Altrimenti, tanto entusiasmo non si spiegherebbe. Il testo riserva infatti un intero capitolo alle "divergenze", di cui pure si dice, in premessa, che la relazione intende occuparsi "in modo più sintetico", così da valorizzare al massimo le "possibili convergenze". E tuttavia, alcuni passaggi del "contratto" sono alquanto emblematici, della distanza che esiste tra i vari possibili contraenti. Si legge: "Quel che risulta immediatamente evidente è che le divergenze tra i programmi politici considerati non attengono soltanto alla maggiore o minore rilevanza di questo o quell'interesse di cui si ritiene che lo Stato e gli altri enti pubblici debbano assumere o alla gravità dei problemi che si riscontrano a tale riguardi. Vi sono, infatti, divergenze che derivano da diverse, se non opposte, concezioni della vita associata e di ordine morale". Vari gli esempi citati, sia in materia penale sia in quella sanitaria e scientifica. Così, en passant: "Sono più note, e non meno marcate, le divergenze in materia vaccinale. Ma sono ben più rilevanti, per le implicazioni che ne possono derivare in vista della formazione di un governo e della sua futura azione, le divergenze concernenti l'Unione economica e monetaria e le pensioni".

 

La relazione di Della Cananea con grande sincerità e onestà intellettuale ribadisce più volte l'esigenza di rispettare i trattati internazionali, ed esprime un sostanziale, per nulla camuffato, europeismo. Ma al contempo mette in guardia, di nuovo, sulle differenze tra M5s, Pd e Lega: "Per esempio - scrive Della Cananea - nel programma d'una forza politica si afferma che la realizzazione dell'Unione economica e monetaria costituisce un importante progresso, per se ne sono criticate talune parti, nel programma di un'altra che l'UEM dev'essere riconsiderata per intero. Infine, nel programma della terza forza politica è a più riprese espresse il convincimento che occorre tornare alla situazione precedente alla stipulazione del Trattato di Maastricht (...)".

 

Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo

Insomma, al di là dei singoli casi specifici, "il punto di fondo è chiaro: le divergenze, che si sono ampiamente manifestate ben prima dell'ultima campagna elettorale, riguardano temi e problemi tra quelli più rilevanti per l'azione dello Stato, all'interno e all'esterno, e sono quindi tali da rendere ardua la formazione di un governo coeso". E non a caso a un certo punto, quasi mettendo montalianamente le mani avanti ("Codesto solo, oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo"), con paludata eleganza Della Cananea precisa: "Si è ritenuto opportuno, quindi, redigere il terzo documento - uno schema di accordo - che ha forse l'unico pregio di consentire alle forze politiche di comprendere ciò che esse non vogliono, dato ciò che non sono. Sarebbe comunque un risultato non disprezzabile".

 

Il trionfo della vaghezza: scompaiono flat tax, Jobs Act, reddito di cittadinanza e immigrazione

Segno di umiltà, certo. Ma anche, evidentemente, l'ammissione di una enorme difficoltà riscontrata nel trovare dei punti di contatto concreti. Se infatti quando ci si concentra sulle divergenze il testo è assai dettagliato, quando si tratta di definire il possibile programma del futuribile esecutivo a geometrie variabili, Della Cananea e i suoi collaboratori si vedono costretti a rifugiarsi nell'astrattezza. Al primo punto delle priorità, per dire, c'è il "contrasto al cyber bullismo" e la "battaglia contro la violenza sulle donne". Si va poi dal "sostegno monetario al costo dei figli" ai "servizi per la cura delle persone a carico". Anche sui punti su cui più identitari, il contratto preferisce sfumare. Solo rapidissimi e inconsistenti gli accenni all'immigrazione e al controllo delle frontiere. Non c'è il "reddito di cittadinanza" ma il "l'introduzione del salario minimo garantito"; nulla si dice sullo smantellamento del Jobs Act e sulla reintroduzione dell'articolo 18, ma ci si limita a indicare "politiche attive di sostegno al reddito e riforma dei centri per l'impiego". Quanto al fisco, nessuna traccia della flat tax: per tutti, l'obiettivo condiviso è indicato nel principio della "maggiore equità pressione fiscale sul ceto medio". Insomma, per trovare la quadra, meglio sfumare le posizioni di tutti. E sperare che tutto vada bene.

 

Tagliando di metà legislatura e comitato di conciliazione: quando degli alleati ci si fida poco

Per potarsi avanti, in ogni caso, Della Cananea già prevede l'istituzione di un "comitato di conciliazione i cui componenti saranno nominati in pari numero dalle parti" per risolvere le eventuali "diversità" che dovessero sorgere. E sempre in questa logica, il comitato di esperti nominato da Di Maio prevede un tagliando a distanza di due anni e mezzo. Nel finale del documento, infatti, si parla della "necessità di effettuare una verifica complessiva sull'azione di governo a metà della legislatura appena iniziata, allo scopo di accertare in quale misura gli obiettivi condivisi siano stati raggiunti e, se possibile, di condividerne altri". Auguri.

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