Uno studio spiega perché (forse) non potrà mai esistere un programma grillo-leghista

Enrico Cicchetti

Il professor Peter Mair è stato uno dei maggiori studiosi di politica comparata. È morto a soli 60 anni il 15 agosto 2011. Ma il suo pensiero può illuminare anche questo triste inizio di Terza repubblica e aiutarci a fare ordine tra le infinite diatribe grillusconiane, tra le quisquilie da Consultazioni e il beccheggiare delle alleanze. “Rappresentare o esprimere la voce della gente” è la priorità di quei partiti che il politologo irlandese ha definito come “nuova opposizione”. Una nuova opposizione “gentista” si potrebbe aggiungere. “Questi partiti raramente governano – anticipava Mair nel 2011 – e nelle rare occasioni in cui lo fanno, hanno gravi problemi a far coincidere la loro enfasi sulla rappresentatività e il loro ruolo di ‘voce della gente’ con i vincoli imposti dal governare e con i compromessi con i partner di coalizione”.

 

Uno studio elaborato dall'Università Nova di Lisbona nel primo semestre del 2017, presenta un’analisi di dati quantitativi che danno una visione originale sull’eventuale somiglianza tra il M5s – che meglio di tutti rappresenta questa nuova corrente – e gli altri soggetti politici che hanno fatto opposizione durante la 17ma legislatura. I ricercatori, Enrico Borghetto, Elisabetta de Giorgi e Lorenzo Andraghetti, hanno catalogato per sei mesi centinaia di interrogazioni orali e scritte e disegni di legge presentati da tutti i partiti che durante i governi Letta e Renzi (quindi dal 2013 fino alla fine del 2016) erano all’opposizione: Forza Italia, Lega e Sel.

  

Proprio nel 2013, come ricorda Piergiorgio Corbetta nel suo ultimo libro, il M5s si è “trasformato in un partito ‘pigliatutti’, attraendo voti da ex leghisti, forzisti e pidiessini amareggiati”. Al libro, ammetteva Corbetta nell’introduzione, “manca un capitolo dedicato al contenuto delle proposte politiche avanzate dal M5s durante questa legislatura”. E l’indagine dell’Università portoghese sembra fatta apposta per riempire quel vuoto. Nel paper la catalogazione è avvenuta per temi, su dieci macro-aree come Ambiente, Pubblica amministrazione, Difesa e altre. In questo modo è possibile evidenziare i risultati di quanto realmente proposto e discusso da ogni partito. Un’analisi che può arricchire il dibattito attuale e rispondere a una domanda che sembra emergere in questi giorni di tira e molla, di sms, patti e “scazzi” tra Di Maio e Salvini. La domanda, cioè, su quanto l’agenda del M5s sia davvero vicina a quella della Lega. 

  

Per i politologi, i risultati mostrano una notevole distanza tra l’agenda leghista e quella grillina. “Nonostante condividano una simile posizione euroscettica, i loro profili tematici sono i più diversi tra l’insieme dei partiti d’opposizione”. La figura seguente mostra sull'asse verticale i punti di convergenza e sull'asse orizzontale la posizione dei partiti da sinistra (0) a destra (10). L’andamento del grafico rivela che le proposte del M5s sono più vicine a quelle dei partiti di sinistra e divergono di più da Lega e centristi cattolici. È interessante, tuttavia, notare come tra il 2015 e il 2016, la convergenza con il Carroccio sia praticamente raddoppiata.

   

 

Grazie a formule statistiche con relativo margine di errore, la catalogazione è avvenuta anche tenendo conto del momento in cui una determinata interrogazione è stata presentata per capire chi dettasse l'agenda tra i partiti di opposizione, ovvero “chi va dietro a chi” oppure “chi per primo ha proposto certi temi”. Risulta che i Cinque stelle hanno influenzato l’agenda sia di Sel che del Pd, mentre non hanno toccato né il partito di Berlusconi né la Lega. L'unica categoria in cui i grillini seguono gli altri, ed è significativo, è sul tema della sicurezza.

 

 

“Tutto sommato”, scrivono i ricercatori, “possiamo concludere che l'agenda del M5s non differisce sostanzialmente da quello degli altri partiti. Nonostante la retorica virulenta dei suoi portavoce, che sfruttano tutte le opportunità per prendere le distanze dalla ‘deprecabile’ casta parlamentare, le prove dimostrano che i deputati cinquestelle hanno interiorizzato progressivamente le norme parlamentari nella loro routine quotidiana, diventando quasi indistinguibili dagli altri partiti”.

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