I cinque punti del patto Di Maio-Salvini

Claudio Cerasa

Le consultazioni che contano sono tra Lega e M5s e i frutti si vedono. Al Senato gli incroci in commissione. Per il governo un’intesa sta maturando su fisco, pensioni, reddito di cittadinanza, immigrati, sicurezza. Ecco come può nascere un governo

Alla fine della giornata di oggi, quando i corazzieri del Quirinale avranno visto sfilare le delegazioni di Pd, Forza Italia, Lega e Movimento 5 stelle, il presidente della Repubblica avrà molti elementi per capire su quali punti sono divise le forze politiche che si candidano a guidare il paese e avrà invece pochi elementi per capire su quali punti le stesse forze politiche potrebbero trovare un accordo per far nascere un governo. Il primo giro di consultazioni non aiuterà dunque a comprendere su quali basi potrebbe maturare una maggioranza, e così per provare a capire qualcosa in più sulle possibili combinazioni tra i partiti usciti più o meno vincitori dalle elezioni del 4 marzo occorre spostare l’attenzione su altri due fronti importanti. Da un lato ci sono gli accordi che a poco a poco maturano alla luce del sole in Parlamento. Dall’altro lato ci sono gli accordi che a poco a poco maturano senza aver bisogno della luce del sole tra gli ambasciatori dei due leader forti di questa legislatura: Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

   

Sul primo fronte, le notizie arrivate ieri da Palazzo Madama ci dicono che la distanza che esiste oggi tra il M5s, la Lega e Forza Italia non sembra essere confermata dai fatti. E i tre partiti, dopo aver già trovato un accordo per eleggere insieme i presidenti, i vicepresidenti e i questori di Camera e Senato, ieri hanno trovato un accordo per dividersi anche la guida della presidenza della commissione speciale del Senato, votando compatti come presidente Crimi (M5s) e come vicepresidenti Rivolta (Lega) e Caliendo (FI). Naturalmente, quattro indizi non fanno una prova. Ma un indizio forse ancora più solido capace di dimostrare che tra il 5 stelle e il centrodestra esistono contatti avanzati per discutere di un possibile governo (si vedrà poi con che ruolo di Forza Italia) è legato a una notizia importante che risulta al Foglio: l’elaborazione progressiva tra Salvini e Di Maio di un patto di governo composto da cinque punti.

 

Cinque temi cruciali sui quali le convergenze tra 5 stelle e Lega erano già perfettamente visibili durante la campagna elettorale: reddito di cittadinanza, revisione della Fornero, riforma del fisco, piano di contrasto all’immigrazione clandestina, patto sulla sicurezza. Sul primo punto l’idea da cui partire – suggerita anche dal presidente dell’Inps Tito Boeri – è quella di rafforzare l’attuale Reddito di inclusione (Rei) aggiungendo circa dieci miliardi agli attuali tre previsti dal governo uscente. Sul secondo punto l’idea è quella di promettere una revisione complessiva della legge Fornero al termine e non all’inizio della legislatura “limitandosi” da qui alle europee a stanziare tra cinque e sei miliardi l’anno per riportare a 41 anni la pensione di anzianità. Sul terzo punto l’idea è quella di fare un piccolo passo in avanti verso la flat tax creando uno scaglione unico al 21 per cento tra la prima aliquota (23 per cento) e la seconda aliquota (27 per cento). Costo dell’operazione: circa 10 miliardi, da aggiungere agli altri dieci miliardi stanziati nel 2018 per gli ottanta euro che con questa formula dovrebbero saltare.

  

Nel caso in cui dovesse nascere un esecutivo tra il centrodestra e il M5s andrà ovviamente capito se il patto comprenderà anche la scelta di sforare il deficit nella prossima manovra di bilancio (al momento, secondo i meccanismi previsti dal Fiscal compact, il rapporto tra deficit e pil per il 2019 dovrà essere -0,9 per cento) e andrà compreso in che modo si cercheranno di finanziare i 15,7 miliardi necessari da stanziare nel 2018 per non far aumentare l’Iva. Lo stesso problema invece non sarebbe previsto per gli altri due punti del patto possibile tra centrodestra e M5s: sicurezza e immigrazione. Su questi due punti, l’intesa tra il centrodestra e il M5s dovrebbe essere finalizzata ad aumentare poteri speciali ai sindaci per ripristinare il decoro delle città e a incrementare le espulsioni ordinarie, usando questo strumento non soltanto per ragioni di sicurezza nazionale e di ordine pubblico (antiterrorismo) ma anche per espellere gli immigrati senza permesso di soggiorno, prevedendo rimpatri per i cittadini rom irregolari o riconosciuti colpevoli sul modello della legge usata dall’ex presidente francese Nicolas Sarkozy nel 2010. La strada per la formazione di un esecutivo è ancora lunga ma se mai tra il centrodestra e il 5 stelle dovesse maturare un accordo non potrà che nascere sulla base di questi cinque punti. In Parlamento l’intesa funziona. Al governo chissà.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.