L’asse Travaglio-Di Maio-Pd visto da Londra

Redazione

Persino il Financial Times si è accorto, ieri, di un particolare del dibattito politico italiano che nel nostro piccolo abbiamo più volte segnalato ma che molti commentatori ancora faticano a mettere a fuoco: che il “media moralist” Marco Travaglio si batte contro il possibile accordo tra Cinque stelle e Lega. Anzi, da quando l’ipotesi ha iniziato a prendere quota, il direttore del Fatto sta provando a “stroncare sul nascere” il deal. “Salvini e Di Maio dovrebbero porre fine subito alla loro collaborazione istituzionale. Se governassero insieme, i Cinque stelle verrebbero linciati sulla pubblica piazza”, riporta il quotidiano della City. Che al suo scelto pubblico internazionale spiega chi sia e cosa pensi Travaglio – le battaglie contro la corruzione, contro Berlusconi e poi, in modo anche più virulento, contro Renzi e la sua riforma costituzionale – e il ruolo del suo giornale che ha collaborato a ispirare “la ribellione contro la tradizionale classe politica”. Soltanto che adesso il giornale che ha sostenuto e aiutato l’ascesa politica del M5s pone un altolà al disegno (legittimo) di Di Maio di cercare una convergenza con l’altro partito populista anti sistema: Senza mezzi temini”, Travaglio “avvisa Di Maio di stare lontano” dalla Lega, perché a suo modo di vedere “c’è molta più compatibilità fra i Cinque stelle e il centrosinistra”. Il Financial Times nota anche, nel finale, che la posizione di Travaglio non è esattamente minoritaria, se anche il Corriere della Sera, “giornale radicato nell’establishment”, sembra essere da tempo “più simpatetico con i Cinque stelle” e su una linea di pensiero simile a quella di Travaglio circa l’alleanza che Di Maio dovrebbe fare: con il Pd.

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