"Andiamo a governare"

Marianna Rizzini

Roma. E’ la notte della vittoria a Cinque Stelle, le prime proiezioni confermano gli exit poll che danno per superato il numero magico (il 30 per cento, che poi, nella notte, supererà il 32), ma una strana cautela domina la scena: i vertici a Cinque Stelle, da Casaleggio (Davide) a Casalino (Rocco), passando per Luigi Di Maio e per i due ministri “immaginati” della Giustizia e dei Rapporti con il Parlamento, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, salgono e scendono da un bunker adiacente al sottoscala-centro congressi dell’Hotel Parco dei Principi, dove la stampa italiana e mondiale attende i risultati.

 

Lo strano e paradossale effetto casta è potenziato dalla presenza di due bodyguard enormi a guardia del passaggio verso il bunker dove però, si apprende da un video di Repubblica.tv, i Cinque Stelle stanno festeggiando con molta meno cautela. Non fosse per le proiezioni, che più tardi Alessandro Di Battista definirà da “trionfo e apoteosi”, aggiungendo con voce stentorea la frase di non sicura resa democratica “tutti dovranno venire a parlare con noi” e seguire “i nostri metodi”, la presenza centellinata di dirigenti del M5s suggerisce agli operatori tv più maligni il paragone beffardo con il Nazareno dello sgomento (“ao’ ma non hanno vinto? Mica semo ar Pd”). E non fosse per Paola Taverna, che in collegamento con la #maratonaMentana su La7 si lascia sfuggire un euforico “andiamo a governare” (non si sa se è voluta l’assonanza con la hit di Fabio Rovazzi), sembrerebbe una notte in cui si fanno prove generali di understatement. Understatement che i Cinque Stelle immaginano e sperano di dover usare nei prossimi giorni, giorni in cui si dovrà rispondere alla domanda sulle eventuali alleanze.

 

C’è Riccardo Fraccaro che ripete a ogni telecamera “parliamo di contenuti, non di poltrone” e ringrazia Bruno Vespa con molti sorrisi e dice “buona politica” con l’aria di un Walter Veltroni d’antan. E c’è Taverna che parla di “convergenze” programmatiche, e Bonafede che disegna una specie di meraviglioso mondo di Amélie in cui regna la concordia (dentro il Movimento e, par di capire, nei rapporti con chi tra gli altri partiti lo ascolterà), ma lo spirito della notte a Cinque Stelle non sta lì. Sta nell’idea di quell’“andiamo a governare”: insopprimibile moto (Taverna poi lo edulcora: “Permetteteci di gioire”). E alla fine, quando alla Camera, secondo le proiezioni delle due di notte, i Cinque Stelle paiono andare oltre il 33 per cento, resta nell’aria solo la frase di Di Battista, tanto che un membro dello staff a Cinque Stelle scherza: “Quasi quasi chiede l’incarico per lui”. Giunge voce che Andrea Cecconi, il grillino “espulso” per questioni di rimborsi e quindi non più nel novero dei Cinque Stelle, abbia superato il ministro dell’Interno uscente Marco Minniti. Ma la cautela nei festeggiamenti continua a regnare: tra l’essere primo partito ed essere vertice (Palazzo Chigi) c’è un mare di incertezza. Cautela per cautela, la notte elettorale a Cinque Stelle resta sospesa e appesa al Luigi Di Maio che, dopo aver festeggiato nel bunker, fa sapere che parlerà soltanto a dati certi.

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