Guida alla sublime dittatura delle minoranze

Claudio Cerasa

Alessandro Di Battista forse lo direbbe con un’espressione più efficace e probabilmente più diretta – vi siete tutti rincoglioniti. Noi ci limitiamo a dirvelo in modo più misurato: dal 5 marzo, per favore, evitate di fare i finti tonti, evitate di riempirvi la bocca di stupidaggini, evitate di far notare al paese che l’Italia, signora mia, ha un problema di go-ver-na-bi-li-tà. Scusate, ma cosa volete? Ve lo diciamo con calma, con serenità, persino con allegria: chi ha denunciato per anni il rischio della dittatura della maggioranza, l’azzardo dell’uomo solo al comando, il dramma della deriva plebiscitaria, la pericolosità di una rappresentanza sacrificata sull’altare della governabilità, arrivando a demonizzare con costanza e impertinenza ogni tentativo di semplificare il paese, di riformare la Costituzione, di far pesare in Parlamento più i voti che i veti, oggi ha il dovere di non protestare, di non frignare, di non agitarsi, e di rivendicare semplicemente che l’Italia ingovernabile non è il frutto del caso ma di un lavorìo lento, logorante e costante che nel corso degli anni, con passo carsico, ha prodotto uno splendido paese instabile che oggi merita dunque di essere accudito da un numero spropositato di piccole minoranze. Quello che non possono ammettere coloro che già scaldano le dita per inveire contro una-legge-elettorale-che-non-garantisce-governabilità è che la tragica instabilità che verrà forse prodotta il 4 marzo è stata fortemente voluta dalle stesse persone che oggi sono lì, pronte a dannarsi per non avere, tu pensa, un paese simile alla Francia.

 

Il 4 dicembre del 2016 potevamo fare come la Francia, oggi invece siamo destinati a fare come la Germania. E’ così facile, no? Bene. Alla luce di questo ragionamento non possiamo stupirci se gli unici politici a trovarsi perfettamente a loro agio in questa Italia, che si prepara a creare una splendida e larga intesa anti sfascista, sono Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema. A differenza di altri, Berlusconi e D’Alema sapevano che il loro “No” alla riforma costituzionale avrebbe contribuito a creare un sistema ostaggio dei veti delle minoranze. E sapevano che in un paese senza facili maggioranze avrebbero avuto entrambi la possibilità di far pesare di più i propri consensi. Per Berlusconi, far pesare i propri voti nel prossimo governo, sarà, diciamo, più facile rispetto a D’Alema, che ha molta voglia di pesare ma non sappiamo se avrà voti da far pesare. Ma non c’è nessuno scandalo, nessun orrore, nessun inciucio, nessun dramma. Le cose sono andate così. E dunque bisogna prepararsi al non governo dei grillozzi. Alla non maggioranza di centrodestra. E all’abbraccio magari tra un Berlusconi, un D’Alema, un Renzi e qualche leghista con un po’ di maroni.

 

Bisogna prepararsi ad arrivare al 4 marzo con la consapevolezza, serena, gioiosa, che l’Italia ingovernabile non è un dramma ma è il frutto di quanto ha seminato negli ultimi anni la nostra classe dirigente. Ma nessun dramma. L’instabilità, in fondo, è da anni la regola del nostro paese. “Siamo davanti a una situazione difficile, una situazione nuova, inconsueta, di fronte alla quale gli strumenti adoperati in passato per risolvere le crisi non servono più. Queste cose nuove e inconsuete nascono dalle elezioni, ma hanno una loro origine un po’ più lontana; già prima delle elezioni vi è stato il risultato di un referendum che ha sconvolto la geografia politica. Oggi abbiamo avuto una vittoria, ma non siamo stati soli. Anche altri hanno avuto una vittoria. Io mi compiaccio di nostri amici che all’inizio hanno parlato di elezioni con l’impeto di chi dice: c’è qui una dignità offesa, una menomazione della nostra personalità, piuttosto andiamo alle elezioni! Di fronte a questa situazione vogliamo fare della testimonianza, cioè una cosa idealmente apprezzabile, rendere omaggio alla verità in cui crediamo, ai rapporti di lealtà che ci stringono al paese, vogliamo promuovere una iniziativa coraggiosa, una iniziativa che sia misurata, che sia nella linea che abbiamo indicato e sia pure nelle condizioni nuove nelle quali noi ci troviamo?”. Era il 28 febbraio 1978. A parlare era Aldo Moro ai gruppi parlamentari della Dc. Quarant’anni dopo è possibile che si riparta ancora da qui.

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