Cosa c'è dietro al dàgli alla Fornero

Redazione

Via la riforma Fornero? Con sincronia i 5 stelle e la Lega battono sull’azzeramento della legge sulle pensioni: “Stop Fornero” è lo slogan che campeggia sopra il simbolo ufficiale leghista “Salvini premier”. Ci si può chiedere se anche questa faccia parte della sfilza di promesse elettorali inattuabili. Oppure domandarsi se proprio ai futuri pensionati e al loro bacino di voti non ammicchino Luigi Di Maio e Matteo Salvini per un’alleanza futura quando le attuali coalizioni si sgretoleranno dopo il 4 marzo. La controriforma salvinian-grillina non ha logica: tutti i dati Istat dimostrano che il reddito disponibile e la capacità di risparmio sono maggiori tra gli anziani che non tra i giovani e le età medie. A conferma, dei due interventi di riequilibrio di questi anni, il bonus da 80 euro per soglie di reddito ha riguardato il 36,3 per cento delle famiglie di dipendenti, mentre dell’aumento della 14esima per i pensionati di fascia bassa ha beneficiato il 10,6. Abolire il collegamento tra pensione e attesa di vita costerebbe, per la Ragioneria dello stato, 280 miliardi in dieci anni, 140 subito. Salvini e Di Maio pensano di coprirli con la spesa pubblica? Già oggi essa ha nelle pensioni la voce maggiore: 264 miliardi su 843, il 31,3 per cento, il 15,4 del pil. Nessun altro esborso dei contribuenti è paragonabile: gli stipendi pubblici si fermano al 9,7 per cento; i consumi intermedi quali la sanità all’8.

 

E aumenterebbe il debito, da scaricare sui giovani: chi comprerebbe più Btp? Altro che complotti. Non solo. Germania e Francia studiano nuovi sistemi al posto degli automatismi di riduzione del debito che privilegino qualità e sostenibilità della spesa. Il contrario del programma leghista-grillino. Giuliano Cazzola, tra i massimi esperti di previdenza, nota poi che Salvini intende sostituire la legge Fornero con una quota contributiva minima di 41 anni. Più o meno come vogliono fare i grillini. E scopre che comporterebbe forti penalizzazioni per le donne in quanto, per la loro collocazione nel mercato del lavoro, poche riescono a raggiungere il requisito previsto per la pensione anticipata: l’anzianità media delle lavoratrici del settore privato è di 25,5 anni di contributi, perciò in maggioranza vanno in pensione di vecchiaia con un importo che è la metà di quello di anzianità. E’ possibile che Salvini & Di Maio sacrifichino il buon senso e la contabilità alla propaganda. O dietro agli slogan si nasconde la tentazione di un asse populista votato al nord e al sud? Il Cav. è avvisato.

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