La pace di Emmott (ex Economist): Berlusconi salverà l'Italia

Redazione

Nel 2001 aveva dedicato una copertina dell’Economist, di cui era direttore, al leader del centrodestra, Silvio Belrusconi: Unfit to lead Italy, inadatto a guidare l’Italia, era il titolo e la tesi del pezzo. Nel 2012 girò un documentario (Girlfriend in a Coma) molto critico nel quale fotografava un'Italia disastrata dopo anni di berlusconismo. Oggi Bill Emmott fa marcia indietro. Dopo l'inaspettato "endorsement" di Eugenio Scalfari, anche il giornalista britannico, un altro suo grande avversario, sdogana il Cav.

 

"Il ruolo di Berlusconi nel prossimo governo potrebbe effettivamente rappresentare la stabilità di fronte all'insurrezione populista", scrive Emmott su Project-syndicate. E spiega che"per quanto scioccante, il kingmaker (il regista, ndr) di queste elezioni potrebbe essere nientemeno che Silvio Berlusconi". Di fatto, dice Emmott, "il partito che trarrà il massimo beneficio dall'attuale sistema elettorale sarà l'unico che è riuscito a stringere un patto pre-elettorale con altri partiti: il centro destra di Berlusconi. Come ha dimostrato con le sue vittorie elettorali nel 1994, 2001 e 2008, la più grande forza di Berlusconi è sempre stata la costruzione di coalizioni". Certo, non sarà tutto liscio per il Cav. "Dovrà navigare nel difficile processo di accettare candidati in comune con il leader energico e ambizioso della Lega Nord, Matteo Salvini - che ha messo gli occhi sulla leadership di centro destra - e con il terzo partner più piccolo del gruppo: la destra di Fratelli d'Italia". Eppure, dice l'ex direttore dell'Economist "il centro destra ha il vento in poppa".

   

Il Cavaliere è riuscito a ridisegnarsi come "un vecchio statista dalla mani sicure. Ha addolcito la propria immagine" ed è ancora "un formidabile uomo da campagna elettorale e possiede le principali tv commerciali". Se prenderà più voti, "sceglierà direttamente il premier o, più probabilmente, sarà l’uomo chiave nei negoziati per un governo di coalizione tra centrodestra e centrosinistra". Insomma, la sua vittoria sarebbe considerata un risultato stabile e responsabile, rispetto "all’alternativa probabile di un governo di minoranza guidato dal M5s". 

    

 

Il Foglio l'aveva previsto e due mesi fa aveva lanciato una provocazione: una copertina dell'Economist, ribaltata. Ormai è evidente a tutti che il Cav. è decisamente "fit to lead Italy".

 

"Nelle prossime settimane gli occhi degli osservatori di tutto il mondo andranno a curiosare tra gli appuntamenti del calendario elettorale", scriveva Claudio Cerasa, in un articolo al cui titolo fa eco il ribaltone di Emmott di oggi: "L'argine del populismo buono"). "E quando i giornalisti stranieri, gli editorialisti internazionali, gli analisti finanziari scopriranno che la data politica più importante, dopo la Germania, è quella che riguarda l’Italia in molti saranno colti da una folgorazione inattesa, da un amore imprevisto, da un’infatuazione inaspettata che riguarda un nome che nel giro di pochi anni è passato dall’essere 'unfit to lead Italy' a 'fit to save Italy'. Ci si può girare attorno quanto si vuole e ci si può ironizzare quanto si crede, ma a poche settimane dalle elezioni siciliane, e a pochi mesi dalle elezioni politiche, è ormai chiaro in tutta Europa che le speranze di non avere in Italia un governo populista non passano solo da Matteo Renzi ma passano anche da Silvio Berlusconi".

  

Insomma, ci troviamo stranamente in linea con Emmott, quando scrive che non c'è da escludere che Silvio Berlusconi "finisca per essere il salvatore politico dell’Italia".

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