Moda
da Milano •
La prima volta di Giorgia Meloni alla Milano Fashion Week
Dieci anni dopo Renzi, un presidente del Consiglio torna all'evento milanese. Un segnale di presenza della politica "in un momento che non è facilissimo per il comparto e che però continua a darci grandi risultati"

Il debutto di Giorgia Meloni alla Milano Fashion Week avviene la sera del 23 settembre 2026, dieci anni dopo quello di Matteo Renzi che è anche il primo a far notare sui social come, per non mancare questa occasione, e come accadde anche a lui, (non ricordiamo bene quale altro impegno finì per perdere ma ci furono polemiche anche allora), “non è andata all’Assemblea dell’Onu”. In questi dieci anni, e nonostante la crisi, la moda continua a essere il gran motore dell’economia e dell’immagine dell’Italia nel mondo che è da quasi mezzo secolo, sempre la seconda voce a pié di bilancio, ma continua anche a essere il settore che la gente ama credere si produca per partenogenesi e non impiegando circa un milione di persone, e che dunque si possa anzi si debba guardare con condiscendenza, salvo mettersi in fila per ore non appena questo decida di regalare sportine o gadget griffati.
Dieci anni fa, Renzi disse alle telecamere che “l’Italia è tornata” (lo disse anzi in inglese o circa: "Italy is come back this is the message"), aggiungendo di “non essere qui per dire ora investiremo, ma per riconoscere una realtà che c'è”: in effetti, nessun altro premier italiano si era mai spinto fino ad allora a sedersi con gli imprenditori della moda, che peraltro all’epoca producevano utili a due zeri e non avevano esigenze di supporto nei costi dell’energia e per far fronte alle situazioni di crisi come oggi. Per questo, il discorso dieci anni dopo è di segno opposto. Sottolinea appunto Meloni di aver pensato che “fosse particolarmente giusto" dare un segnale di presenza “in un momento che non è facilissimo per il comparto e che però continua a darci grandi risultati. Un segnale anche fisico di presenza e di vicinanza, non solamente con i provvedimenti, con le risorse, come i 100 milioni per incentivare gli investimenti”.
Dieci anni fa, si era sempre a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi e non nella grande corte allestita in color crema, dalla moquette ai centro tavola oggettivamente splendidi: sono cambiati i tempi, è cambiata soprattutto la temperatura, le signore sono in gran parte scollate, la misurata scollatura milanese si intende; la premier è in smoking blu notte e camicia con davantino di pizzo di Ermanno Scervino. Nel 2016, officiava Franca Sozzani, legatissima a Renzi, che sarebbe mancata alla fine dello stesso anno. Dieci anni dopo, al tavolo centrale la premier Meloni, arrivata con il prefetto Claudio Sgaraglia, ha alla propria sinistra il ceo di Kering Luca De Meo, che le parla fitto per tutta la cena, e di fronte Anna Wintour, Gildo Zegna e Brunello Cucinelli. Poco più in là, Antoine Arnault, ceo di Loro Piana, che invece parla con Francesca Bellettini: il marchio di Lvmh è in salute, Gucci è invece alla prova del nove con la sfilata di Demna che verrà presentata fra poche ore. Al dolce, e prima ancora che i Cerea si producano nel tradizionale giro di cannoncini farciti al momento (ormai i paccheri e i cannoncini preparati in sala sono un rituale, iniziamo a credere scaramantico), Meloni si alza e affiancata dal presidente della Camera della Moda Carlo Capasa fa un giro di tavoli, con uno strappo al cerimoniale che fa sollevare qualche sopracciglio. Conosce già molti dei presenti, da Claudio Marenzi a Lesa, sede di Herno, è stata pochi giorni fa, pare dimostrandosi parecchio informata sui processi di produzione dei capispalla. Il presidente di Confindustria Moda Luca Sburlati avrebbe molto da chiedere sui costi dell’energia. Sorride, a proprio agio, i camerieri attendono che sia uscita prima di servire i dolcetti o, come si dice ancora a Milano, dove il francese non è proprio scomparso del tutto dall’uso comune, le “friandises”.