L’Italia per Kyiv, non con le parole ma con i fatti. Un motivo d’orgoglio

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

5 SET 26
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Foto Ansa

Al direttore - Caro Cerasa, il nostro è l’unico paese europeo in cui ben quattro partiti sono favorevoli, più o meno apertamente, alla resa dell’Ucraina. Due a destra: Futuro nazionale e Lega. Due a sinistra: M5s e Avs. C’è chi è infiltrato direttamente dal Cremlino e chi, marciando per la pace, sulla pace ci marcia. Poi c’è FdI, che celebra il governo più longevo della storia repubblicana sottacendo, tra i suoi meriti, gli aiuti militari forniti a Kyiv. Infine c’è il Pd, la cui segretaria ci aveva illuso con l’intervista a lei rilasciata il 23 luglio (“ribadisco l’impegno a sostenere l’Ucraina con tutti i mezzi necessari”). Qualche giorno fa a Genova, infatti, ha rispolverato la solita tiritera: no all’escalation bellica e alla corsa al riarmo, più dialogo e più diplomazia. Questo mentre la tensione fra Europa e Russia saliva alle stelle e a Bruxelles un documento del gruppo dei Socialisti e Democratici chiedeva agli stati dell’Ue di uscire dal loro letargo, fornendo al popolo offeso sistemi di difesa aerea e di attacco a lungo raggio. Ovviamente, so che Meloni e Schlein devono fare i conti con alleati infidi e che le elezioni sono alle porte. Mi permetto comunque di sottoporre alla loro attenzione un pensiero di Jacques Delors su cui forse vale la pena riflettere: “Da Pierre Mendès-France ho imparato una grande lezione: è meglio perdere un’elezione che perdere l’anima. Un’elezione si può rivincere dopo cinque anni, che vuole che sia? Ma se si perde l’anima, per ritrovarla ci vogliono generazioni” (Le Monde, 1978).
Michele Magno
Caro Magno, a volte l’apparenza inganna. L’Italia è un paese in cui, a parole, in molti si muovono e parlano come populisti. Ma è anche un paese in cui il numero di partiti che in questi anni hanno votato a favore del sostegno all’Ucraina, e parliamo anche del sostegno militare, è stato quantitativamente superiore: tutta la maggioranza, Lega compresa, tutto il centro, metà dell’opposizione, volendo considerare il Pd come il cinquanta per cento almeno del campo largo. A parole, poi, maggioranza e opposizione fanno di tutto per rimuovere le proprie posizioni sull’Ucraina (alle feste dell’Unità se ne parla poco o nulla, nella brochure preparata da Meloni sul record del governo Kyiv è sparita) ma le ragioni per essere orgogliosi rispetto a ciò che ha fatto la politica nel suo insieme dal 2022 a oggi sono decisamente superiori a quelle per cui bisognerebbe essere poco orgogliosi.
Al direttore - Complimenti al Foglio. Ermes Antonucci è il primo giornalista che mette in evidenza lo scudo penale eretto intorno a Sigfrido Ranucci. Sono necessarie, infatti, molte più acrobazie (il)logiche per considerare il conduttore estraneo alla messa in scena delle bombe che per inviargli – in base agli indizi – un avviso di garanzia per concorso in frode informatica (articolo 640-ter c.p.) e procurato allarme sociale per fatti inesistenti (articolo 658 c.p.). Ovviamente con presunzione di innocenza.
Giuliano Cazzola
Al direttore - Grazie per le tre pagine di divertenti rosicature pubblicate a proposito del record di longevità del governo. La Meloni si sarà divertita un sacco, alle spalle dei rosiconi a denti stretti. Buon lavoro.
Giovanni De Marchi
Al direttore - Che la politica si astenga dall’intervenire nella vicenda delle offerte pubbliche riguardanti, in modo attivo e passivo, il Monte dei Paschi è una più che giusta necessità e non si può che pienamente concordare con l’affermazione del Foglio sulla diversa “scuola” emiliana che registra l’opportuna astensione della regione e del suo presidente in un’operazione in cui è coinvolta la Bper. Ma ciò che non si spiega è come si possa continuare a parlare di smembramento del Monte dopo le precisazioni e le nette aperture del presidente di Unipol, Carlo Cimbri, nell’intervista al Sole 24 Ore. Le si ritiene insufficienti, cosa per nulla facilmente sostenibile? Allora lo si dica e non da politici, ma dagli attori di questa vicenda. O si vuole una loro formalizzazione? A quelle dichiarazioni sarebbe stato e sarebbe tuttora opportuno agganciarsi per arrivare a una convergenza, piuttosto che pensare che il governo possa essere il risolutore con circa quel 4 per cento del Monte che gli è rimasto, non essendo coerente neppure con gli impegni in sede europea se volesse assumere di fatto un ruolo di particolare influenza. Con i migliori saluti.
Angelo De Mattia