Demonizzare tutti i coloni è sbagliato, punire gli estremisti è sacrosanto

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

20 AGO 26
Immagine di Demonizzare tutti i coloni è sbagliato, punire gli estremisti è sacrosanto

Foto LaPresse

Al direttore - Ho letto la risposta di Anna Maria Lorusso al mio articolo “Il fascismo eterno di Eco è una mistificazione, il totalitarismo eterno è in salute”. Prendo atto che su una cosa almeno concordi: il comunismo è stato antidemocratico. Temo tuttavia che sfugga a Lorusso il punto principale della mia critica: il fatto che Eco pretenda di qualificare come “Ur-fascismo” ogni esperienza che esprima determinate caratteristiche, alcune certamente disdicevoli, altre per nulla tali. Il punto cioè non è la legittimità di condannare nel fascismo alcune tendenze. Ma di considerare quelle tendenze tipicamente “fasciste”, l’espressione cioè tipica di fascismo. E qui Lorusso sbaglia, e nello sbagliare mi dà implicitamente ragione. Lo fa quando afferma che per Eco “la parola fascismo tiene insieme tratti a combinazione variabile, che quando si combinano, generano forme antidemocratiche”. E’ proprio questo il punto. Eco non dice questo, non sussume cioè il fascismo in una fra le tante forme antidemocratiche, ma pretende che sia “la” forma antidemocratica. E proprio questo impedisce di chiarire cosa sia la quintessenza del totalitarismo, rischia cioè di giustificare implicitamente altre esperienze che pure hanno eguali tendenze, oppure di creare una grande confusione definitoria, per cui pure il comunismo e, che ne so, l’islamismo sono una forma di fascismo. Insomma, finisce con il fare di tutta l’erba… un fascio. E la sua definizione non serve ad alcunché. La contestazione che Eco in altri scritti abbia dato un giudizio negativo dei regimi comunisti è da questo punto di vista del tutto irrilevante. Ci mancherebbe. E qui Lorusso mi attribuisce un pensiero che non ho espresso e cioè che Eco condividerebbe un’apologia del comunismo. Questo è un modo per divagare e non affrontare il vero cuore della mia critica. L’operazione di Eco non è però solo sbagliata. E’ anche scorretta. E questa sì, è un’operazione ideologica. Quando cioè considera la quintessenza dell’Ur-fascismo il culto della tradizione. Quando poi nel nome del tradizionalismo, “la prima caratteristica di un Ur-fascismo”, arriva ad accostare “pensiero controrivoluzionario cattolico”, “reazione” nella tarda età ellenistica “al razionalismo greco classico” e infine “gnosi nazista”, fa un’operazione confusa, che non ha alcuna giustificazione teorica se non il tentativo di agganciare allo stigma del fascismo filoni che stanno a fondamento di una certa destra conservatrice. Quando infine vede un esempio di sincretismo (che parrebbe di capire sarebbe un altro tratto tipico dell’Ur-fascismo) nell’intrecciare più radici culturali, come farebbe “una parte della destra italiana”, non fa più solo un’operazione ideologica, ma un’operazione di banale delegittimazione politica.
Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione
Al direttore - “Limes, ma da che parte stai?”, ha chiesto ieri il Foglio rivolgendosi alla rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo. Ma era una domanda retorica, giusto?
Luca Rocca
Al direttore - “Poche persone mi fanno orrore come i coloni suprematisti ebrei. Pazzi fanatici, crudeli criminali. Prego perché il voto di ottobre li metta all’angolo, e così chi li protegge, e gli uni e gli altri abbiano a pagare per le loro violenze. Prego perché Israele possa riscattarsi da questa immensa vergogna”. L’autore di questo post su X (16 agosto) è Giorgio Gori, europarlamentare del Pd. E’ considerato un amico di Israele. Ma per lui i coloni sono la feccia dell’umanità. E’ un chliché tipico di certi amici dello stato ebraico: prima di difendere il suo diritto a esistere e a difendersi, occorre mettere a verbale il proprio orrore per Netanyahu e, appunto, per i coloni. Eppure, come ha osservato Filippo Piperno, il termine coloni comprende realtà diversissime (InOltre, 19 agosto). Nei grandi blocchi vicini alla Linea Verde, la linea d’armistizio del 1949, vivono famiglie spinte dal costo delle abitazioni più che dal messianismo, in aree generalmente destinate a Israele, nei piani di pace, attraverso scambi territoriali. Altrove i coloni sono i discendenti di comunità espulse con la violenza: da Hebron dopo il massacro del 1929, dal Gush Etzion e dal quartiere ebraico di Gerusalemme nel 1948. Definire allo stesso modo chi è tornato in quei luoghi significa assumere il 1967 come punto zero della storia e adeguarsi pedissequamente alla propaganda arabo-palestinese più spudorata. Beninteso, il termine comprende poi gli abitanti di avamposti illegali anche per il governo di Gerusalemme, i militanti messianici e i gruppi responsabili di violenze contro i palestinesi. La pensionata di Ma’ale Adummim, il discendente degli espulsi di Hebron e il fanatico che incendia un uliveto non appartengono però alla stessa categoria morale, giuridica o politica. Trattarli come figure intercambiabili serve a costruire un colpevole collettivo. Gori, insomma, lascia intendere che l’ostilità anti israeliana sia soprattutto il prodotto dei crimini di Netanyahu e dei coloni. Non arrivo a dire che si tratta del “capro espiatorio degli ipocriti”. Mi limito a ricordare che l’odio per Israele non nasce con Netanyahu e non scomparirà quando Netanyahu non governerà più. Se un amico d’Israele non è in grado di capirlo, è un suo problema. Ce ne faremo una ragione.
Michele Magno
I coloni non sono tutti uguali, vero, e quando si parla di coloni in modo generico bisognerebbe ricordare che anche a Gaza esistevano insediamenti israeliani e che, dopo il ritiro israeliano del 2005, Gaza è diventata purtroppo la più pericolosa portaerei dell’antisionismo e dell’antisemitismo. Esistono però coloni che fanno di tutto per fare cattiva pubblicità ai coloni, ne vediamo traccia ripetutamente, e non penso che la difesa indiscriminata di tutti i coloni sia l’elemento decisivo per capire chi ha a cuore la difesa di Israele e chi no. Sette giorni fa, a Qusra, in Cisgiordania, per dirne una, decine di coloni estremisti hanno occupato illegalmente un’area davanti a case palestinesi, bloccando per giorni una famiglia. L’esercito israeliano ha tentato senza successo di sgomberarli e ha poi inviato un battaglione. Dato da tenere d’occhio anche per chi ama Israele: nella prima metà del 2026, ha scritto pochi giorni fa il Times of Israel citando dati delle forze di sicurezza, i gravi episodi di “crimini nazionalisti” commessi da coloni ebrei estremisti sono aumentati del 63 per cento. Demonizzare i coloni, trasformandoli in un’unica entità, è sbagliato. Non chiudere gli occhi di fronte agli estremisti è un dovere, anche per chi ama Israele.