Criticare “Il fascismo eterno” perché tratta solo del fascismo è illogico

Quel che emerge dalla riflessione del Ministro sul Fascismo eterno di Umberto Eco ha i tratti di un vero e proprio discorso ideologico, almeno nei termini in cui Eco ha spiegato cosa è un discorso ideologico

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Umberto Eco, foto LaPresse

La politica in televisione, e la televisione che pensa di fare un buon servizio alla politica, hanno diffuso un virus: l’idea che per dire bene le cose si debba assumere sempre un principio di par condicio: se dai spazio a una voce da destra, devi dare spazio anche una voce da sinistra.Se la par condicio può valere per la televisione, non può però valere per il pensiero; mi spiace farlo notare a chi il pensiero, istituzionalmente, dovrebbe tutelarlo. Solo in ragione di un principio di par condicio concettuale, infatti, un libro dedicato al fascismo ("Il fascismo eterno", di Umberto Eco, edito da La nave di Teseo), che parte dall’esperienza personale dell’autore, cresciuto nel regime fascista, dovrebbe – per essere “giusto” – parlare anche del comunismo: una voce sul Male a destra, una voce sul Male a sinistra.
Il libro di Eco inizia così, e voglio ricordarlo per chiarire in che senso Il fascismo eterno è un libro che parte da una esperienza personale, per poi certo definire i tratti di un modello ideologico: “Nel 1942, all’età di dieci anni, vinsi il primo premio ai Ludi Juveniles (un concorso a libera partecipazione coatta per giovani fascisti italiani – vale a dire, per tutti i giovani italiani). Avevo elaborato con virtuosismo retorico sul tema: Dobbiamo noi morire per la gloria di Mussolini e il destino immortale dell’Italia? La mia risposta era stata affermativa. Ero un ragazzo sveglio”.
Chissà, viene da dire… se Eco fosse vissuto a Mosca, forse avrebbe fatto un libro sul comunismo eterno… Non escluderei questa ipotesi, per rassicurare i critici. Di certo, però, al di là dei “se”, la degenerazione concettuale del principio di par condicio, genera un effetto omologante: il fascismo è come il comunismo, il terrorismo rosso è come il terrorismo nero, e allora la strage del 2 agosto di Bologna è come il rapimento di Aldo Moro, e così via. Tutto diventa simile, perché tutto è macchiato di ingiustizia. Poco contano le specificità, la Storia, i contesti, le dinamiche...
Ho parlato di “ingiustizia”, perché questo è il grimaldello che giustifica l’aggressione critica, ma è evidente che il punto non è etico: nessuno difende la giustizia o la giustificazione di crimini che hanno fatto la Storia, da destra e da sinistra. Ha ragione il Ministro Valditara a ricordare che il comunismo è stato antidemocratico. E’ stato così. Ma non è questo il punto. Il punto è argomentativo, e dunque logico e retorico: si tratta di dire cose giustificate e sensate (non per associazionismo di idee ma dal punto di vista logico). Il libro di Eco è sul fascismo. E non sulle radici del fascismo (ammesso, come il Ministro afferma, che esso abbia radici comuni col comunismo… Le parole sono ingannevoli: il socialismo di Mussolini non aveva niente a che fare col comunismo filo-sovietico.) Il fascismo eterno non è neanche sul peggiore dei totalitarismi: è semplicemente il libro di un semiologo (non di uno storico) che riflette, a partire da qualcosa che ha sperimentato sulla sua pelle, su come la parola “fascismo” tenga insieme tratti a combinazione variabile, che quando si combinano, generano forme antidemocratiche.
Lo stesso Eco, in molti momenti del suo lavoro (che, da semiologa che con Eco ha studiato, ho percorso e ascoltato ampiamente), non risparmia quelle critiche al comunismo che il Ministro Valditara vorrebbe leggere (nel libro sul fascismo…). Lo fa denunciando, ad esempio nelle Bustine di Minerva, l’attitudine censoria “del marxismo. Non dico quello sovietico, per cui non bisognava leggere niente tranne Il placido Don; ma anche da noi, erano tutti araldi del capitalismo, tranne Pratolini; nel cinema andavano bene i neorealisti, ma dopo Senso anche Visconti si era venduto; e basti pensare a Lukacs, pronto a ricordarci che Flaubert, Joyce, Kafka, praticamente tutti tranne Balzac, erano sporchi decadenti”. (pag. 139, edizione La nave di Teseo). Lo fa fin dagli anni 60 con articoli su “Rinascita” che hanno aspramente criticato l’atteggiamento del Pci nei confronti del mondo culturale e delle sue novità (come lo strutturalismo), accusandolo di chiusura e tradizionalismo crociano (su questa polemica, segnaliamo Umberto Eco e la politica culturale della Sinistra, a cura di Claudio e Giandomenico Crapis, La nave di Teseo, 2022). Lo fa, con il gusto del paradosso che gli è proprio, quando ricorda in A passo di gambero che il marketing politico di Berlusconi (tanto odiato e dileggiato da sinistra), rivelava in realtà molte analogie con i modi non democratici della propaganda sovietica (si legga il capitolo “La campagna del 2001 e le tecniche vetero-comuniste”). Insomma, per quanto Eco si sia sempre posizionato a sinistra, sarebbe un torto attribuirgli qualsiasi apologia del comunismo.
Per questo, quel che emerge dalla riflessione del Ministro sul Fascismo eterno di Umberto Eco ha i tratti di un vero e proprio discorso ideologico, almeno nei termini in cui Eco ha spiegato cosa è un discorso ideologico (si veda il penultimo capitolo del Trattato di semiotica generale). In base a questa teoria, l’ideologia non sta nel sostenere una visione del mondo, una posizione, parziale (tutti lo facciamo e si spera possiamo continuare a farlo, perché questo la democrazia deve garantire); l’ideologia sta nell’assolutizzare una posizione nascondendo gli elementi che potrebbero contraddirla.
Eco parla del fascismo, partendo dalla propria esperienza biografica per arrivare a definire i tratti della “nebulosa fascista”, una nebulosa sgangherata, come lui dice, che non ha la compattezza e la coerenza di un’ideologia ma è fatta di tratti talvolta perfino contraddittori ma capaci di combinazioni efficaci. Non nega che esistano altri totalitarismi, anzi. Non pretende di esaurire lo scibile sul fascismo. Non assume nessuna posizione universalista e assolutizzante. Per questo la sua posizione non è ideologica. E’ la sua lettura del fascismo e come tale entra nel dibattito pubblico: per essere discussa.
Quando viceversa si va a leggere quella tesi vedendoci il retropensiero della difesa della sinistra, allora si sta facendo un discorso ideologico, perché si chiede a una tesi circostanziata di essere universale (come non ha mai dichiarato di essere), si chiede a un libro su un argomento di non aver parlato di un altro argomento (che non aveva mai dichiarato neanche di sfiorare), si generalizza insomma una lettura per poterla, ad hoc, accusare di essere limitata. Un po’ come se dicessi di un ristorante vegetariano che nel menu non prevede neanche un filetto, o di un libro su Lenin che non parla neanche del Papa (che in qualche modo può essere inteso come un suo oppositore).
Se poi si omettono elementi del testo importanti (come la radice biografica) e si dimenticano prese di posizione che sono andate esattamente nella direzione richiesta (come tutte le volte che pubblicamente Eco ha criticato il comunismo), beh, allora la teoria di Eco su come funzionano i discorsi ideologici esce perfettamente confermata. Andiamola a rileggere, vi dico che è utile. Secondo me dovremmo spiegarla a scuola… (mi sia concesso il suggerimento al Ministro).
 
Anna Maria Lorusso è ordinaria di Filosofia e Teoria dei Linguaggi, Università di Bologna