Cultura
Confusione e psicosi inquisitoria •
Il “fascismo eterno” di Eco è una mistificazione, il totalitarismo eterno è in ottima salute
Nell'opera omonima, il grande autore indicava le caratteristiche universali delle ideologie di estrema destra, tralasciando però i numerosi punti di contatto di queste con il comunismo
18 AGO 26

Foto ANSA
Umberto Eco 31 anni fa, in un discorso alla Columbia University, che è stato poi stampato in un libretto molto diffuso, ha denunciato quello che ha chiamato “fascismo eterno” o “Ur-Fascismo”. Lo ha identificato in 14 caratteristiche: sarebbe sufficiente anche la presenza di una sola di esse “per fare coagulare una nebulosa fascista” (U. Eco, “Il fascismo eterno”, La nave di Teseo, p. 33).
Così facendo, Eco ha compiuto in realtà una sottile opera di mistificazione politica che condiziona in parte ancora oggi il dibattito sulla attualità del cosiddetto pericolo fascista, contribuendo ad alimentare una vera e propria psicosi inquisitoria. Eco, infatti, ha con forza sostenuto che il fascismo vada individuato e combattuto non per il suo legame dichiarato o reale (politico, programmatico) con l’esperienza storica del Ventennio, ma per la presenza di una o più di queste 14 caratteristiche. Si tratterebbe, appunto, di un fascismo “eterno”, del quale l’esperienza maturata nel secolo scorso in Italia, a cavallo delle due guerre, sarebbe il prototipo, ma che potrebbe continuamente riproporsi. Eco testualmente scrive: “L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili”; “può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme” (pp. 49-50).
Eco mette insieme alcuni aspetti che a suo avviso caratterizzarono nel profondo il fascismo e che pertanto dovrebbero consentire di individuare preventivamente qualunque soggetto politico che in qualche modo se ne rifaccia portatore. Su questi aspetti, come fossero il marchio dei condannati di un tempo, si tende oggi a giustificare lo stigma e il bando all’insegna di un rinnovato antifascismo militante. In verità si tratta innanzitutto di elementi che non possono essere tutti accomunati nel disvalore. Inoltre, e soprattutto, non sono, nella quasi totalità, elementi peculiari del solo fascismo.
Il primo elemento dell’Ur-Fascismo sarebbe il “culto della tradizione” (p. 34). A questo riguardo Eco mescola tuttavia, in modo confuso, culto della tradizione, tradizionalismo e sincretismo. Il sincretismo, nel senso evoliano, mistico, esoterico è sostanzialmente irrilevante oggi nel linguaggio e nel pensiero della politica italiana e quindi non merita di essere considerato. Se per sincretismo si intende poi intrecciare più radici culturali (mettere insieme “De Maistre, Guénon e Gramsci” secondo la narrazione di una certa, nuova destra, come si legge a pagina 36), va osservato che ogni pensiero politico e filosofico risente di influenze e contaminazioni e non per questo la mescolanza e la contaminazione possono essere considerate “fasciste”. La narrazione di Eco diventa addirittura ridicola (e pericolosa) quando scrive che mettere in vendita nelle librerie Sant’Agostino nello stesso scaffale della New Age sarebbe un esempio di sincretismo, già “sintomo di Ur-Fascismo” (p. 36). Se, invece, l’obiettivo dell’attacco al fascismo eterno diventa il tradizionalismo occorre allora distinguerne due diverse accezioni: il tradizionalismo inteso come culto di una rivelazione archetipica, e il tradizionalismo come rispetto di un passato considerato risorsa da valorizzare per costruire il futuro. Anche su questo, Eco non sembra avere le idee chiare confondendo “la gnosi nazista” con certo pensiero cattolico “controrivoluzionario” come pure con il pensiero tardo ellenistico. La prima accezione di tradizionalismo appartiene a una concezione che è tipica di diverse religioni, e in definitiva di tutte le assunte verità rivelate, e, in qualche misura, anche di talune ideologie politiche. La seconda accezione la ritroviamo, in ambiti del tutto alieni rispetto al fascismo: per esempio, nella forza della repubblica romana e, al contempo, nell’esperienza anglosassone, essendo il perno della Common Law. Infatti, il tradizionalismo come rispetto del passato, quale risorsa per costruire il futuro, è la stessa cifra del conservatorismo. Può essere discutibile, laddove rallenti la modernizzazione, ma non sempre nella storia l’ansia di modernizzazione ha coinciso con esperienze positive per la società. Il tradizionalismo non appare, dunque, un elemento necessariamente negativo, né un sintomo che identificherebbe il fascismo, il quale, anzi, storicamente si è connotato anche per aspetti rivoluzionari del tutto anti-tradizionali.
Altri elementi che secondo Eco caratterizzerebbero l’Ur-Fascismo, come il sospetto verso un mondo intellettuale che non sia utile al fine politico, il disaccordo visto come tradimento, la paura della differenza, l’ossessione del complotto, il presentare la ricchezza del nemico come fonte di umiliazione, la “vita per la lotta”, l’appello a classi frustrate, il popolo non concepito come un insieme di individui, ma come un blocco monolitico che esprime una volontà comune, il culto dell’eroe, persino il linguaggio semplificante, sono tutti elementi che si ritrovano in un altro totalitarismo: il comunismo. L’elitismo che, secondo Eco, sarebbe “tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico” (p. 42), si ritrova poi nel concetto leninista di una avanguardia operaia (“rabocij avangard”) che costituirebbe il corpo del partito comunista rivoluzionario alla testa e nettamente distinto dal resto del proletariato. Il comunismo, del resto, non ha pietà per i deboli, salvo non siano condiscendenti sudditi del partito. Concedo ad Eco il machismo, “che implica disdegno per le donne e una condanna intollerante per abitudini sessuali non conformiste” (p. 45) e il culto della guerra (p. 42), che si ritrovano tuttavia nella pratica della totalità dei regimi comunisti storicamente realizzati. Nessun regime comunista ha mai avuto leader donne, ogni regime comunista ha fatto del riarmo e della guerra “di liberazione” elementi certamente caratterizzanti, tuttavia l’omosessualità è stata duramente perseguitata e repressa anche nei regimi comunisti. E questo è il punto. Eco dimentica le radici comuni di fascismo e comunismo evitando di porre le basi per una riflessione critica sul secondo. E, del resto, da dove provenivano Mussolini e una parte non piccola del fascismo storico che, non a caso, si ritrovarono poi nei programmi di “socializzazione delle imprese” della Rsi? La condanna, dunque, dovrebbe valere sia per il fascismo quanto per il comunismo, entrambi accomunati dall’essere totalitarismi affermatisi nella prima metà del XX secolo. Il fatto che il comunismo non sia associato nel discredito è anche uno dei punti di ambiguità del dibattito odierno su fascismo e antifascismo. Un dibattito che non ha colto i rischi autentici del “totalitarismo eterno” (Ur-Totalitarismus), pretendendo strumentalmente che esso si identifichi e si esaurisca con il solo fascismo.
Giuseppe Valditara è ministro dell’Istruzione e del Merito