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Qualche idea per Meloni
Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dare un'idea a Meloni per non buttare al macero i prossimo dodici mesi, occupandosi di giovani

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’informativa sull’azione del governo, alla Camera. Roma, 9 aprile 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI //Prime Minister Giorgia Meloni during the briefing at the Chamber of Deputies. Rome, April 9, 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Abbiamo chiesto agli studenti universitari di dare un'idea a Meloni per non buttare al macero i prossimo dodici mesi, occupandosi di giovani. Qui sotto le migliori risposte.
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Il governo trema, lo affermano gli italiani alle urne, lo urlano le veline del primo ministro nel vociare languido di qualche ministero. Dopo quella che pare come la prima vera sconfitta politica di Giorgia Meloni, il principale nemico dell’opposizione, ancora una volta, sembra essere se stessa.Nella competizione leaderistica interna c’è tutta la realpolitik, dal campo largo si respira aria di primarie.l’inevitabile gioco delle parti che si traduce in divisioni pubbliche e campagne denigratorie e continue contraddizioni, ha il rischio evidente di offrire agli avversari strumenti utili per delegittimare l’intero progetto. Le primarie, in questo senso, rappresentano un passaggio delicato specialmente se fatte nel momento di maggiore fragilità degli avversari politici.Possono rafforzare la leadership, ma anche incrinare equilibri interni già fragili, esponendo fratture che il governo può sfruttare, anche mediaticamente.Il timore è che il campo largo sia, semplicemente, troppo largo. Che non riesca a parlare con una voce sola a un Paese che, invece, chiede chiarezza. E indipendentemente dal sistema elettorale, la mancanza di coesione rischia di diventare un fattore decisivo. Presentarsi al voto con un unico leader ma senza una reale unità politica potrebbe non convincere gli italiani.Una strada esiste. La sinistra, pluralista per indole, deve costruire un programma altrettanto pluralista, capace di tenere insieme sensibilità diverse in una visione comune. Servono misure concrete: detassazione per gli under 30, dare prospettive a una generazione in fuga; un approccio più liberale su pensioni e costo del lavoro, sostenere crescita e occupazione; e una forte impronta sociale, con tassazione sugli extra-profitti, patrimoni multi-milionari investimenti nell’housing universitario e politiche capaci di attrarre immigrazione qualificata.Una chiara politica estera che metta d’accordo anime, sensibilità e interessi diversi.Infine, il nodo strategico dell’energia. Parlare di nucleare e sovranità energetica diventa fondamentale e può oggi piuttosto che mai pagare in termini di consenso. La ricetta sembra facile, smettere di dialogare di massimi sistemi e scendere nel campo della realtà.Un programma alternativo, competitivo, e un leader scelto sulla base dello stesso programma, che piaccia al popolo, cercando di evitare fratture interne, che troppo facilmente alleggerirebbero il lavoro all’establishment. Senza unità i programmi sono carta straccia. Il governo può anche tremare, finché il campo largo non smetterà di dividersi, difficilmente riuscirà a rappresentare una vera alternativa.
Lorenzo Olori
Università La Sapienza
Università La Sapienza
Da anni si osserva un fenomeno che sembra inarrestabile: l’irruzione prepotente della politica estera nella scena politica nazionale. E inevitabilmente, la politica interna deve fronteggiare le grandi sfide che vengono da lontano, le quali forse, così lontane non sono. In questo momento, dunque, se davvero il campo largo volesse mettere in difficoltà il Governo, lo potrebbe fare incalzandolo sulle conseguenze della politica estera. Perché ora, e forse ancora per molto, il tallone d’Achille del Governo, non sono tanto le mancate riforme istituzionali, ma le conseguenze interne, concrete, quotidiane della geopolitica. Quando prossimamente si tornerà a votare, conterà relativamente poco quanto il Governo abbia fatto rispetto alle promesse originarie. Ciò che domani conterà davvero, e sul quale chiunque potrebbe cadere – Meloni inclusa – è il pane. E che le cause vengano da lontano, questo non è un alibi sufficiente. Perché diciamolo: si può toccare tutto, ma alle persone non toccate il portafoglio!Vi è, dunque, l’occasione per il campo largo di trattare la politica estera parlando concretamente della vita delle persone, senza rifugiarsi nel solo dibattito giuridico, morale, etico di quanto accade nel mondo. Dare soluzioni concrete, parlare del popolo, per il popolo e soprattutto come il popolo, scendendo in piazza, per toccare con mano quello che un cittadino vive e sente nel quotidiano. E se a destra si parla di rimpasto, la sinistra non può perdersi ora in tediose discussioni per le primarie, facendosi sfuggire l’occasione di uscire dal palazzo. Perché il futuro non si deciderà altrove, ma dietro l’angolo, sotto casa, in fila per il pane. Il campo largo può mettere in difficoltà il Governo su un terreno preciso: quello in cui la politica estera smette di essere altrove e si trasmette sulle tavole degli italiani. Alla fine, decide il pane!
Pierpaolo Carmine Beccarisi
Luiss Guido Carli e Université Libre de Bruxelles
Luiss Guido Carli e Université Libre de Bruxelles
