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Le strategie difettose per combattere Salvini

Perché la scelta del Pd (e di Sala) di contrastare il leader leghista facendone una cosa sola con Fontana è suicida

14 Aprile 2019 alle 06:00

Le strategie difettose per combattere Salvini

Il leader leghista Matteo Salvini e il governatore della Lombardia, Attilio Fontana (Foto LaPresse)

Interno giorno. Bar della Fondazione Prada. Ex renziano con panino alla mortadella in mano a esponente della giunta di Beppe Sala: “Spiegami perché mai dovrei votare Pisapia e Majorino alle Europee“. Domanda legittima. Lo spostamento dell’asse del Partito democratico a sinistra è tutto nella lista che si va a comporre nel Nord-ovest. Giuliano Pisapia capolista, Pierfrancesco Majorino personaggio forse più rappresentativo della sinistra milanese antirenziana. Con tutti i messaggi che più la caratterizzano e che la oppongono alla Lega, più che al Movimento Cinque stelle. La strategia del neosegretario Nicola Zingaretti è chiara, e punta sulla discontinuità rispetto alle proposte che portarono Matteo Renzi a prendere il 44 per cento in città. Tanta acqua è passata sotto i ponti, e pure qualche cadavere politico, e dunque solo le urne diranno se la strategia è quella giusta. Di certo la sfida di Pierfrancesco Majorino è anche quella di Beppe Sala: su Majorino si conterà il primo cittadino, è inevitabile. “Pisapia non ha bisogno del mio sostegno – ha spiegato Pierfrancesco – ma lo sosterrò”. E dunque sul suo risultato sarà valutato. Anche qui, sfida interessante e non scontata.

 

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Rimane però sullo sfondo la riflessione sulla strategia politica complessiva del sindaco di Milano. La città più celebrata, anche più fiera di essere bella (pure troppo), ha una forza di attrazione da non poter che essere sotto i fari dal punto di vista politico. E dunque le parole di Beppe Sala hanno un peso, nell’opposizione a Matteo Salvini. Che – dal canto suo – ha capito perfettamente il valore del capoluogo e vuole marciarci sopra per chiudere definitivamente la partita e prendersi tutto. I tamburi di guerra risuonano da lontano, visto che mancano anni alle amministrative. Ma i binari sembrano ben tracciati.

  

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Viene da chiedersi se per Matteo Salvini il peggior oppositore possibile sia Pierfrancesco Majorino, oppure l’opzione moderata che da sempre a Milano è non solo ben vista, ma anche più votata. Per adesso è così. Beppe Sala ha litigato con Attilio Fontana sul biglietto, sulla Scala e chissà su quanto altro ancora (ci sono le nomine sul tavolo e ci si scalda, in particolar modo su Fondazione Fiera). L’intento è semplice, e pure dichiarato: Attilio Fontana è della Lega, la Lega è Salvini, dunque Attilio Fontana è come Matteo Salvini. E attaccando Fontana si attacca Salvini. E’ la linea di un avversario chiaro, di un fronte compatto eccetera. Strategia discutibile, se non proprio sbagliata. Perché il governatore non è Salvini, pur avendo la stessa militanza e idee in comune. Non lo è caratterialmente, non lo è nei suoi geni. Fontana è un amministratore. Moderato. Dialogante.

 

Nel suo anno di governo non ha praticamente mai parlato di immigrazione e sicurezza. Viceversa ha parlato con insistenza quasi maniacale di trasporti, di autonomia, di sanità, di grandi opere, eccetera. Esattamente quello di cui i milanesi vogliono sentir parlare. Viene da chiedersi quindi se la strategia giusta non sia quella di evidenziare e usare un cuneo che esiste già, nei fatti. Una frattura carsica tra Lombardia e Veneto che aspettano ancora l’autonomia e il governo (del quale Salvini è azionista di maggioranza politica), che invece sull’autonomia continua a fare melina. Una frattura profonda, sociale, tra la percentuale ridicola di richieste di reddito di cittadinanza in Lombardia e nel sud Italia.

 

A Napoli, secondo i dati diffusi, ci sono state più richieste che nell’intera nostra regione. E ancora: il cuneo tra Attilio Fontana che vuole la Pedemontana e la Tav e le grandi opere e il governo con Toninelli (del quale Salvini è vicepremier), che non ne vuole mezza. Mettere insieme Fontana e Salvini è miope perché non considera che il Veneto ribolle, e che la Lombardia guarda alla flat tax con attenzione ossessiva. E soprattutto compatta il nemico in un fronte che unito non è (le crepe si vedranno quando il consenso calerà, è fisiologico), ma che è reso tale dall’opzione antisovranista di Majorino. Le Europee diranno se la scelta del sindaco è stata quella giusta. Ma in ogni caso, le prossime amministrative saranno davvero una guerra. Lunga e pazzesca.

Fabio Massa

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