La mobilità non è una passeggiata. Aziende, tecnologia e visione

I progetti di Atm con Webuild e Hitachi Rail, Sea che guarda verso Torino e la necessaria evoluzione del cargo e della logistica urbana. Milano prova a ridisegnare la propria mobilità mettendo insieme infrastrutture, tecnologia e investimenti, con una maggiore integrazione tra pubblico e privato 
12 SET 26
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(Foto Ansa)

La mobilità di una grande metropoli europea come Milano sta cambiando pelle. Se ne parlerà nell’evento del Foglio “Il futuro della mobilità” in programma all’Automobile Club di Milano il 15 settembre. Perché, oltre a essere il motore della crescita, la mobilità di una città che ha fatto del dinamismo il suo punto di forza incrocia concretamente i problemi ambientali. E la qualità dei trasporti – con buona pace degli ambientalisti su due ruote – non si misura in chilometri di piste ciclabili. Ma va guardata attraverso il sistema delle infrastrutture e delle aziende, sapendo bene che la nuova chiave di lettura deve tenere assieme pubblico e privato. La spina dorsale del trasporto pubblico metropolitano, grazie alle 5 linee del metrò, è indubbiamente Atm, da sempre azienda affidabile e invidiata a tutte le latitudini dello stivale. I numeri parlano chiaro: dieci anni fa Milano aveva quattro linee, 96,8 chilometri e 113 stazioni. Ora sono cinque, i chilometri 111,3 e le stazioni 134. Le corse sono passate da 2.300 a 3.261 e i passeggeri, coi mezzi di superficie arrivano a 1,8 milioni.
Atm, nel 2025, ha costituito una cordata, insieme a Webuild e Hitachi Rail, per lanciare il “Mobility Project”, in vista della prossima gara europea di affidamento del servizio di Milano in programma già nel 2026 (ma ci sarà probabilmente una proroga di due anni dell’attuale gestione) con un’idea di sistema in testa, in grado di guardare all’evoluzione del trasporto pubblico e alla collaborazione con imprese strategiche. Un progetto industriale che si configura come un project financing dove Atm detiene il controllo. L’idea che ha mosso le aziende che partecipano al progetto punta a integrare la gestione operativa con la capacità di progettare e realizzare il necessario sviluppo della rete metropolitana. E’ stato già sottoposto al Comune e all’agenzia del Tpl un articolato progetto di fattibilità, che tiene assieme i due aspetti strategici. Webuild garantirebbe la realizzazione delle opere, mentre Hitachi Rail darebbe un importante contributo al know-how tecnologico per quanto riguarda il materiale rotabile e i sistemi di segnalamento digitale. Atm ha trovato un ostacolo lungo il percorso di questa nuova strategia, partecipando e perdendo, con Hitachi e Rail Sts alla gara per la guida delle metropolitane di Copenhagen (che gestiva da ben 18 anni). Ma l’azienda non demorde.
Trenord – l’altro interlocutore del Tpl metropolitano – oltre ad aver acquistato 214 nuovi treni, con Rfi sta ammodernando la rete ferroviaria, vecchia e inadeguata, responsabile di troppo ritardi e soppressioni tanto sofferti dai pendolari. Grazie a Fnm sta nascendo anche la prima tratta ferroviaria alimentata a idrogeno verde, sul tracciato Brescia, Iseo, Edolo.
Tutti gli esperti confermano la necessità che il sistema mobilità della grande Milano, allargato necessariamente a buona parte della regione, abbia bisogno di una forte integrazione e di investimenti robusti. Mentre però Atm e Trenord non riescono a trovare gli spazi di coesione che sarebbero necessari, sul fronte della mobilità aerea – fondamentale nella crescita di Milano capitale europea – Sea sta lavorando ad alcuni progetti innovativi. Il più recente riguarda il sistema di consegna delle merci, infatti Malpensa è diventato negli anni un polo logistico di prima grandezza con 800 mila tonnellate di merci consegnate, gestisce circa il 60 per cento del mercato cargo aereo in Italia. Infatti prosegue la sperimentazione di un nuovo modello di logistica intermodale che combina ferrovia e mobilità elettrica per il trasporto di piccole merci tra l’aeroporto di Malpensa e il centro di Milano avviata nell’ambito del progetto europeo OLGA (hOListic & Green Airports), cofinanziato dall’Unione europea. I partner sono, con Sea, Trenord e DHL Express Italy. L’obiettivo è di verificare la fattibilità operativa di una nuova soluzione per la distribuzione di piccole merci favorendo la riduzione dei trasporti su gomma, delle emissioni e della congestione stradale. La consegna delle merci rappresenta la bestia nera della mobilità attorno al capoluogo lombardo. Nella città metropolitana di Milano si stima si muovano ogni giorno una cifra tra i 200 mila e i 250 mila veicoli commerciali, considerando sia i mezzi ufficialmente iscritti al pubblico registro automobilistico locale sia il flusso giornaliero di veicoli provenienti da fuori provincia per la consegna delle merci. Poi ci sono 155 mila pacchi al giorno legati all’e-commerce e alla logistica urbana, con stime di ricerche di mercato che arrivano a indicare fino a 120 mila consegne B2C (rivolte ai consumatori) e circa 90 mila consegne B2B (business) su scala cittadina.
Secondo l’agenzia regionale Polis, il settore della logistica in Lombardia rappresenta un asset strategico dell’economia regionale e italiana, con il 22 per cento del valore aggiunto nazionale e il 18 delle imprese sul totale di quelle operanti nel settore. Dal punto di vista economico, la logistica contribuisce per circa 69,2 miliardi di euro al Pil italiano, con un’occupazione diretta di oltre 261 mila addetti in Lombardia. Il settore è fortemente interdipendente con altre attività produttive, tuttavia la dipendenza da fornitori esteri e le inefficienze strutturali evidenziano la necessità di miglioramenti infrastrutturali e gestionali. Uno dei colossi del settore, Amazon, ha avviato un processo di ammodernamento, attraverso l’elettrificazione della flotta, la micromobilità urbana e l’intermodalità. L’obiettivo globale dell'azienda è azzerare le emissioni nette di CO2 entro il 2040 grazie all’impegno del The climate pledge. Ma siamo ancora lontani. C’è poi l’esercito di piccole imprese della logistica che non possono permettersi un cambiamento radicale della flotta. Sarebbe necessario un intervento economico delle istituzioni locali ma anche delle grandi imprese ad oggi meno sensibili al problema.
Tornando alla Sea – che gestisce i due scali di Linate e Malpensa, oltre ad avere una quota significativa dell’aeroporto di Orio al Serio – la società ha avviato uno studio di fattibilità per creare con Sagat, il polo aeroportuale del Nord Ovest con l’aeroporto di Torino-Caselle. Assieme alle opportune rappresentate dalle dinamiche imprenditoriali il cambio di passo è rappresentato dal consolidamento della collaborazione col gruppo F2i, che controlla a sua volta il 100 per cento di Sagat ed ha una quota del 45 per cento di Sea. La prospettiva, se il progetto andrà in porto, è di rafforzare la collaborazione pubblico (il Comune di Milano controlla il 51 per cento di Sea) e privato, con F2i, per giocare un ruolo significativo sullo scacchiere internazionale.