il caso
Sull’urbanistica ora i pm di Milano si scontrano con l’Agenzia delle entrate
La procura milanese ha sequestrato 12,5 milioni di euro alla società Bluestone, accusandola di aver fruito illecitamente dei crediti "Sismabonus" per la costruzione delle Park Towers. Ma una circolare del 2023 dell'Agenzia delle entrate dà ragione al gruppo di costruzione

Ansa
A Milano ormai basta un avviso di conclusione delle indagini per trasformare un’ipotesi accusatoria in una specie di tavola della legge. E se l’indagato, dopo averlo ricevuto, continua a comportarsi come se quell’accusa fosse soltanto una contestazione ancora da dimostrare, la procura può perfino leggerlo come un indizio della sua colpevolezza. E’ uno dei passaggi più singolari dell’ennesimo capitolo dell’inchiesta sull’urbanistica milanese, quello che ha portato mercoledì al sequestro di circa 12,5 milioni di euro nei confronti di Bluestone Crescenzago, la società di Andrea Bezziccheri che ha realizzato le Park Towers di Via Crescenzago. Si tratta di due edifici da 81 e 59 metri realizzati di fronte al Parco Lambro.
La costruzione è già al centro di un procedimento penale basato, come tanti altri, sul reato di abuso edilizio e lottizzazione abusiva, in quanto, secondo i pubblici ministeri, i due edifici non rientrerebbero nella categoria di “ristrutturazione edilizia”, bensì in quella di “nuova costruzione”. L’accusa, che ha portato all’apertura di decine di inchieste simili, si basa su un’interpretazione “innovativa” delle norme che regolano l’autorizzazione delle opere edilizie, radicalmente diversa da quella seguita per oltre vent’anni dagli uffici tecnici del comune e avallata dalla giustizia amministrativa.
Il sequestro scattato mercoledì ai danni di Bluestone si innesta sul procedimento principale. Agli indagati viene contestato il reato di truffa aggravata perché Bluestone avrebbe usufruito di circa nove milioni di euro di crediti d’imposta “Sismabonus” senza averne diritto, e questo sempre perché il complesso residenziale sarebbe in realtà una nuova costruzione mascherata da ristrutturazione.
Il ragionamento contenuto nel decreto di sequestro è curioso. Le modalità di condotta degli indagati, affermano i pm, “non lasciano spazi a dubbi sulla loro consapevole partecipazione alla condotta truffaldina”. Perché? Perché la costruzione delle Park Towers sarebbe stata ultimata “in una data successiva alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini” sul procedimento penale principale. Dunque gli indagati avrebbero ricevuto la contestazione della procura e, anziché comportarsi come se quella contestazione fosse già una sentenza passata in giudicato, avrebbero “perseverato nell’azione criminosa”.
Il concetto è formidabile: se la procura ti contesta un reato, devi comportarti come se il reato fosse già stato accertato. Altrimenti dimostri di essere consapevole di commetterlo.
E’ una concezione piuttosto originale del procedimento penale. L’avviso di conclusione delle indagini dovrebbe informare l’indagato delle accuse che gli vengono mosse e consentirgli di difendersi. Nella logica milanese sembra assumere invece una funzione quasi pedagogica: una volta che il pm ha deciso che una determinata condotta è illecita, l’indagato dovrebbe adeguarsi alla ricostruzione accusatoria. Se non lo fa, la sua insistenza diventa la prova della sua intenzione criminale (e pazienza se nel frattempo, lo scorso giugno, tutti gli imputati del primo processo sull’urbanistica milanese, quello su Torre Milano, incentrato sulle stesse accuse, sono stati assolti).
Ma c’è un secondo dettaglio, che il Foglio è in grado di rivelare, che rende la vicenda ancora più singolare. In una circolare del 2023 (la n. 17/E), l’Agenzia delle entrate afferma esplicitamente che la fruizione della detrazione fiscale “Sismabonus” è “consentita a prescindere dalla circostanza che il titolo abilitativo sia emesso ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. d), del TUE”, cioè a prescindere dalla sua qualificazione come “ristrutturazione edilizia”, proprio ciò che contesta la procura di Milano. La circolare specifica che questo deve avvenire "nel presupposto che l’intervento sia effettuato all’interno dei limiti e nel rispetto di quanto consentito dagli strumenti urbanistici vigenti”, e aggiunge che l’accesso ai crediti “Sismabonus” è consentito “anche nell’ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell’edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, non rilevando, ad esempio, la circostanza che il fabbricato ricostruito contenga un numero maggiore di unità immobiliari rispetto al preesistente”.
Difficile capire come si possa parlare di frode in termini certi senza prima fare i conti con una circolare dell’Agenzia delle entrate che sembra dire l’esatto contrario.