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Per Milano serve un programma, e l’abbiamo. Ci scrive Moratti
Il centrodestra deve partire non dalla ricerca affannosa di un candidato, ma da un progetto. Prima viene la città. E Milano ha bisogno non semplicemente di un nome per il nuovo sindaco, ma di una nuova ambizione
10 SET 26

Foto Ansa
Milano non è una città che si conquista contro qualcuno. Si governa per qualcuno: per chi ci vive, lavora, studia, investe, cresce dei figli e vuole costruire qui il proprio futuro. Per questo, rispondendo alle sollecitazioni di Maurizio Crippa, il centrodestra deve partire non dalla ricerca affannosa di un candidato, ma da un progetto. Dopo quindici anni di governi della sinistra, Milano ha bisogno di un cambiamento profondo.
La città conserva una straordinaria forza economica, culturale e internazionale. E’ la forza dei milanesi, delle imprese, delle università, del volontariato, delle professioni, della creatività e del lavoro. Ma proprio questa vitalità rende ancora più evidenti i limiti di chi l’ha amministrata. La sinistra aveva promesso una Milano più inclusiva. Oggi vivere a Milano è diventato sempre più difficile per giovani, famiglie e ceto medio. Aveva promesso una città attenta alle periferie. Troppi quartieri continuano invece a sentirsi lontani dal centro, nei servizi, nelle opportunità, nella qualità dello spazio urbano. Aveva fatto della sostenibilità la propria bandiera. Troppo spesso l’ha tradotta in divieti, limitazioni e costi, senza garantire prima alternative efficienti.
E soprattutto aveva promesso una città aperta e sicura. Oggi la sicurezza è diventata una delle principali preoccupazioni dei milanesi. Non è una percezione da liquidare con sufficienza, è una domanda politica alla quale occorre rispondere. Perché non esiste vera inclusione senza legalità. Non c'è libertà se una donna ha paura di tornare a casa la sera, se un anziano teme di uscire, se un commerciante si sente solo o se intere zone della città vengono progressivamente sottratte alla piena fruibilità dei cittadini e consegnate a microcriminalità diffusa, maranza, baby gang. E’ questo il paradosso della Milano della sinistra: parlare continuamente di inclusione e avere costruito una città sempre più selettiva economicamente e più fragile socialmente.
Il centrodestra propone un modello diverso, una visione.
Un grande piano per l’abitare, mobilitando patrimonio pubblico e investimenti privati, per riportare in città giovani coppie, studenti, insegnanti, infermieri, forze dell’ordine e lavoratori. Una politica della sicurezza fondata su più presidio del territorio, illuminazione, videosorveglianza, contrasto alle occupazioni abusive e collaborazione costante con le forze dell’ordine. Serve una grande strategia per le periferie fatta di servizi, commercio di prossimità, sport, cultura, scuole e collegamenti veloci. E una mobilità che non consideri l'automobile un nemico ideologico, ma costruisca un trasporto pubblico più capillare, affidabile e sicuro prima di imporre nuovi sacrifici. Quando fui Sindaco lavorammo per proiettare Milano nel mondo. Expo nacque dall’idea semplice di Milano chiamata a tornare ad avere l’ambizione di competere con le grandi capitali internazionali.
Oggi quella stessa ambizione deve diventare sociale oltre che economica. Milano deve attrarre investimenti e talenti, ma anche permettere a chi studia e a chi lavora di viverci. Deve essere internazionale senza perdere la propria identità, sostenibile senza diventare proibitiva, aperta senza rinunciare alle regole, solidale senza confondere l'inclusione con l’assenza di legalità. Questa può essere la proposta di un centrodestra popolare, liberale, europeo e riformatore. Una Milano che torni a coniugare crescita e sicurezza, libertà e responsabilità, innovazione e coesione sociale. Il candidato verrà. Prima viene la città. E Milano ha bisogno non semplicemente di un nome per il nuovo Sindaco, ma di una nuova ambizione.
Letizia Moratti, Presidente Consulta nazionale di Forza Italia, europarlamentare Ppe