GranMilano
Domanda alla destra milanese: perché volete proprio perdere?
Tra clima avvelenato creato dalle inchieste edilizie, rancore sociale degli “esclusi” e senso di insicurezza se c’è un’occasione propizia per la destra di riprendersi Palazzo Marino è questa. Ma i partiti di maggioranza sono più interessati a Roma e al Quirinale

Google creative commons
Persa di brutto 15 anni fa, Milano per la destra non è città facilmente contendibile. Di destra è la Regione, non il Comune. Eppure, tra clima avvelenato creato dalle inchieste edilizie, rancore sociale degli “esclusi”, senso di insicurezza per la micro violenza urbana e palpabile degrado delle periferie, se c’è un’occasione propizia per la destra di riprendersi Palazzo Marino – o almeno giocarsela, non come la volta scorsa con lo sciagurato cerusico Bernardo – è questa. Eppure, tutti partiti di destra stanno facendo a gara per perdere. Difficile pensare che non lo facciano consapevolmente. Una scelta politica suicida.
Ignazio La Russa, Gauleiter lombardo di Fratelli d’Italia, s’è intestato da tempo la candidatura di Maurizio Lupi, sarebbe pure adatto, ma non è del suo partito. Inoltre: è inviso a Forza Italia e alla Lega. E dopo molti silenzi anche Meloni ha posto un veto (anche se il gioco di La Russa aveva un suo cinico senso: se perde Lupi, hanno perso gli altri, non Fdi). La Lega non ha né carte da giocare né forza elettorale in città e Salvini a tutt’altro cui pensare: ha cianciato di “candidati civici”, mai visti. E poi, la partita tra Lega e Fdi si giocherà al Pirellone, quello sì è la poltrona che conta: che ci frega di una città con più pasticci che soldi, e che nemmeno ci vuole? Anche Forza Italia si è assurdamente intestardita nell’idea lunare del “civico”, senza trovarlo e senza riflettere che di “civici”, primari o rettori, pronti a partire da meno 17 nei sondaggi per sfidare Majorino o Calabresi non se ne trovano manco a pagarli. Letizia Moratti ha lanciato Carlo Cottarelli, che del resto è di area Pd. Idea tramontata e tramortita prima di nascere. Ci sarebbe Pietro Tatarella, decisamente meglio, ma per motivi imperscrutabili FI lo schifa. Il buon Albertini si è inventato il candidato Panino Giusto, Antonio Civita: non proprio la stazza giusta per una sfida così. Poi c’è il generale di Vannacci. Ma a Milano i generali non piacciono dai tempi di Bava Beccaris.
Si possono fare delle ipotesi per una strategia così suicida: alla destra interessa Roma, e il Quirinale, e avere una città come Milano da poter bombardare di contumelie populiste è più comodo che doverla governare. Tra i partiti maggiori la vera partita è a chi perderà peggio, così non potrà rivendicare la Regione tra un anno, né troppi ministeri ammesso di vincere le politiche. Insomma mettetelo voi, il nome, basta che la figuraccia poi sia vostra. Forse, lo speriamo, c’è qualche motivo più serio, dietro alla difficoltà di trovare un candidato unitario all’altezza. La domanda l’abbiamo posta, attendiamo una risposta dai partiti del centrodestra.