granmilano
Muoversi e stare freschi a Milano? I dubbi dell’economista ambientale Croci
Le politiche ambientali, compatibilmente con lo sviluppo, sono necessarie per la città. Il Comune ha presentato la strategia del Piano del Verde e del Paesaggio, un programma che "va nella direzione giusta ma arriva tardi", ci dice il docente della Bocconi
5 SET 26

Foto ANSA
Ci mancavano solo le isole di calore per dare il colpo di grazia alla situazione ambientale di Milano. La battaglia per difendere l’ambiente del capoluogo lombardo è antica. In un passato non remoto hanno provato in tutti i modi a sconfiggere la bestia nera di Milano, lo smog. A partire dal gennaio 1978 quando durante “Portobello” (la trasmissione di Tortora) il tranviere Piero Diacono, lanciò la proposta surreale di “abbattere il Turchino”, per eliminare la nebbia dalla Val Padana. La nebbia è praticamente sparita, al PM10 persistente si è aggiunto il clima tropicale e il Turchino è sempre al suo posto. Il Comune, con l’assessora al verde e all’Ambiente Elena Grandi, ha elaborato la strategia del Piano del Verde e del Paesaggio, “uno strumento strategico volto a orientare nel medio-lungo periodo le politiche di tutela e incremento del verde urbano”, recita il documento.
L’ennesimo libro dei sogni? Il Foglio l’ha chiesto a Edoardo Croci, economista ambientale, docente alla Bocconi, già assessore nella giunta Moratti. Quello, per dire, che inventò l’ecopass, il papà dell’Area C.
“Dico subito che, sia come economista che come presidente di Italia Nostra, sono favorevole a rafforzare le politiche ambientali, sapendo bene che devono conciliare lo sviluppo della città: sono politiche fondamentali se ben gestite. E’ l’unica strada possibile come hanno dimostrato alcune città nel mondo. Percorso seguito da Parigi, Londra, Amsterdam, Copenhagen e ora anche New York. Milano è l’unica città globale italiana, molto attrattiva, però nel confronto sui temi strategici abbiamo alcune debolezze, nei servizi, nella tutela ambientale col grande handicap del traffico”.
Ma basta “l’urbanistica tattica” per cambiare rotta all’ambiente? “La risposta richiede investimenti importanti: sul trasporto pubblico, sulle reti metropolitane. Negli ultimi anni, dopo le linee 4 e 5 è stato definito solo il prolungamento di alcune linee: sono più di 10 anni che non si progettano nuove linee del metrò. Ci sono degli assi d’accesso alla città che oggi non vedono la copertura con la metropolitana. Poi vanno integrate a pieno le diverse modalità di trasporto dell’area metropolitana a partire dalla ferrovia, con Trenord e Fs. E’ necessario anche proseguire la realizzazione delle piste ciclabili, ma non in modo frammentato”.
Il tema della logistica, coi suoi 150 mila pacchi consegnati ogni giorno e le decine di migliaia di furgoni impegnati nel rifornimento ai negozi è ricorrente. Non esiste un piano della logistica. “I nodi della mobilità milanese sono due: il pendolarismo e la logistica. Milano è una città metropolitana e le auto che viaggiano non sono dei milanesi ma di cittadini che vengono per lavorare. Qualsiasi soluzione per il futuro deve dare delle alternative a questi cittadini, a partire dal trasporto pubblico. Sul versante logistica – complice il mondo online – si parla di una realtà organizzata. Alcuni degli operatori usano in città veicoli elettrici ma c’è una dimensione frammentata che viaggia con veicoli tradizionali e mezzi vuoti. Servono regole e una svolta ambientale dei grandi gruppi della logistica che in parte è iniziata”.
Veniamo ai provvedimenti concreti del Piano proposto dall’assessore Grandi, eternamente interlocutori. Tra l’altro c’è questa idea di rimuovere l’asfalto in alcune zone che mal si concilia con ciò che è stato fatto in via Torino, dove sono stati rimossi i masselli (che garantiscono una certa penetrazione dell’acqua) per sostituirli con un asfalto colorato. “E’ un tema importante perché riguarda le ondate di calore che – anche questa estate – abbiamo subito. In città ci sono alcune isole di calore dovute anche alla presenza dell’asfalto, dove la temperatura arriva a 40 gradi, praticamente invivibili. La soluzione più efficace è avere più aree verdi e poi suolo permeabile, non sigillato con l’asfalto. Dobbiamo cambiare il tessuto urbano esistente, la soluzione è più alberi, più verde in sintonia con le direttive europee, evitando anche di sigillare il suolo. Certo non può essere vissuto in modo simbolico, prendendo in esame solo piccole aree. E infatti noi a Milano continuiamo a sigillare il suolo mentre servono vaste aree permeabili”.
Pensando al futuro della città, quale può essere la direzione di marcia? “Questo Piano va nella direzione giusta ma arriva tardi, a fine mandato, non ha risorse né vincoli, non interviene sulle regole urbanistiche, è solo un programma di buone intenzioni. Sono convinto che le politiche ambientali si devono collegare a quelle urbanistiche, economiche e sociali. La componente ambientale insiste concretamente sulla qualità urbana”, conclude Croci.