Addio all’ultima cartoleria, povera Milano

Dopo 117 anni abbassa la saracinesca la Cartoleria Ruffini. Tra canoni alle stelle e ricambio generazionale assente, la città continua a perdere pezzi della sua identità commerciale

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Foto Google Maps

E dire che un mese e mezzo fa è stato approvato un nuovo bando della Regione per le botteghe storiche. Ma i finanziamenti a fondo perduto sostengono gli ammodernamenti strutturali e mobili in senso proprio (nuove poltroncine, arredi, insomma il design di cui Milano va tanto fiera), i corsi di aggiornamento del proprietario e non contribuiscono in alcun modo al problema numero uno dei negozianti di cui la città e la sua giunta dovrebbe andare fieri: il rincaro, o il raddoppio, degli affitti. Per questo qualche giorno fa un manipolo di milanesi, ma anche di stranieri affezionati, perlopiù giapponesi che amando la carta sanno apprezzare la squisita manifattura di album e biglietti, si sono accalcati in via Ruffini per spartirsi gli ultimi quaderni tagliati e cuciti a mano da Luciano Diodovich, costretto a chiudere un po’ per l’età (sono ottanta e rotti, sebbene ne dimostri quindici di meno), un po’ perché non ha trovato chi gli subentrasse (lui era entrato a bottega come apprendista a quattordici anni), ma soprattutto perché il proprietario dei muri ha pensato di adeguare l’affitto ai livelli di cui legge sui giornali, e quando si vendono cartoline e quaderni un affitto da boutique è impensabile. Per questi motivi chiude la Cartoleria Ruffini, la più antica di Milano: 117 anni di storia. Ha accompagnato a scuola mio padre, me e mia figlia. Nel mio primo anno di elementari, l’ingresso di allievi e allieve era ancora diviso, la maestra imponeva il “quaderno cucito a mano col filo”. Al posto della cartoleria Ruffini dalla bella insegna centenaria in vetro arriverà forse un nuovo nail art cinese, o un nuovo negozio di cianfrusaglie per i turisti che si recano al Cenacolo, sito alla porta di fronte. Un anno fa, dai pressi, ha dovuto andarsene la legatoria Conti e Borbone, amata anche da Anna Wintour; ora potete trovarla in zona Fondazione Prada, dove fra l’altro dicono che Miuccia Prada sia furente per il grattacielo a tronco di cono che sta crescendo di fronte alla sua Torre, rovinando la vista a lei e agli ospiti dell’ormai celebre ristorante. Se avesse saputo di questo nuovo orrore, dicono, “la signora” avrebbe pagato per tenere l’immensa piazza erbosa come era un tempo. Siamo tutti orfani della via Gluck.