Tra Remigration e Tel Aviv, un doppio estremismo schiaccia la politica

Da una parte il Remigration Summit con i leader sovranisti, dall'altra il Pd che accelera sulla cancellazione del gemellaggio con Tel Aviv. Politicamente chi subisce i peggiori gli effetti di questa manovra estremista a tenaglia è quell’area riformista bipartisan che rischia finire strangolata da una morsa azionata da forze di matrice opposta

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16 APR 26
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Il vicepremier Matteo Salvini. Foto Ansa

Da una parte la Lega che sabato celebra il Remigration Summit con la presenza dei leader sovranisti europei, dall’altra il Pd che accelera sulla cancellazione del gemellaggio con Tel Aviv e, non pago, chiede di mettere da parte il taser per la Polizia locale, peraltro non ancora utilizzato perché sottoposto a sperimentazione. Iniziative molto lontane tra loro ma che servono a marcare il ruolo guida all’interno della coalizione – nel caso del Pd – o a far guadagnare terreno sul proprio versante, nel caso la Lega. Politicamente chi subisce i peggiori gli effetti di questa manovra estremista a tenaglia è quell’area riformista bipartisan che rischia finire strangolata da una morsa azionata da forze di matrice opposta. In gioco c’è uno spazio politico che tra il 2022 e il ’24 ha conquistato il 13-16 dei consensi, ma che oggi si trova indebolito per le sue divisioni e adesso per gli assalti delle forze radicali, come spiega al Foglio Sergio Scalpelli, uno dei protagonisti del mondo liberal democratico milanese: “Nel Pd c’è una deriva gauchista, si stanno espellendo le ultime testimonianze in favore di Israele, sta diventando un partito Judenfrei; mentre Forza Italia attraversa una fase di ridefinizione in cui bisogna capire quali saranno i contenuti liberali: un contesto che non lascia spazio al terzo polo, ormai fallito, il bipolarismo si è mostrato più forte e iniziative come quelle della Lega o del Pd restringono ancora di più le possibilità”. Il tema resta caldo perché, nonostante i limiti mostrati dai partiti centristi, resta un elettorato non piccolo alla ricerca di una rappresentanza: “Un terzo polo potenzialmente può attirare il 20 per cento, è un’area che comprende professionisti, imprenditori, studenti, ricercatori che chiedono politiche aperte verso l’Europa”.
A soffrire la pressione del Pd sono Iv e Azione, in particolare sulla questione gemellaggio. Già lo scorso ottobre una mozione di Carlo Monguzzi (deceduto nei giorni scorsi) che chiedeva la revoca del legame non era passata soltanto perché i consiglieri Radice e Nahum erano usciti dall’aula. Poco dopo ne veniva approvata un’altra che, tra i vari punti, prevedeva l’interruzione del rapporto con Tel Aviv in caso di sospensione della tregua. L’attacco israeliano in Libano ha spinto i Verdi e poi la direzione metropolitana del Pd a chiedere lo stop provocando, come prima conseguenza, il dissenso di Emanuele Fiano che ha minacciato di abbandonare il partito. Altrettanto forte la reazione del consigliere di Azione Daniele Nahum che non nasconde il “disagio per le posizioni assunte del Pd assimilabili a quelle dei centri sociali. E’ sbagliato sospendere il gemellaggio perché va a colpire la città più progressista del Medio Oriente con la quale è possibile avviare iniziative di pace”. Sull’ipotesi terzo polo l’esponente di Azione si mostra più ottimista di Scalpelli, un fattore decisivo sarà il varo della nuova elettorale che potrebbe assegnare l’elezione del sindaco senza maggioranza del 50 per cento, come avviene per le regionali: in questo caso il discorso sarebbe improponibile, se invece si vota con la “vecchia” un polo centrista potrebbe costringere gli altri due al ballottaggio e poi negoziare le condizioni per un appoggio: “Ritengo che ci siano i presupposti per costruire una casa riformista, se il candidato del centrosinistra sarà Calabresi si potrà realizzare un’alleanza, con altri nomi mi sembra che sia difficile stare assieme”.
Altrettanto delicata la situazione nel centrodestra, il Remigration Summit voluto da Salvini ha fatto storcere il naso in particolare agli alleati centristi. Sabato si svolgeranno due manifestazioni di protesta promosse dalla sinistra e dai centri sociali, accanto a queste ce ne sarà un’altra di FI dal titolo “Con coraggio. L'Italia che vuole essere raccontata” che vuole raccontare “un’altra Italia: quella delle seconde generazioni pienamente integrate inserite nel tessuto sociale, economico e produttivo del paese”. Si tratta dell’ennesimo sgarbo dei forzisti verso un appuntamento che rischia di essere controproducente per il centrodestra milanese che, come certificato dall’esito referendario, non gode di buona salute: “Milano è sempre stata la città dell’accoglienza – spiega il consigliere comunale Alessandro De Chirico –, dell’integrazione, delle opportunità, non è recettiva di fronte a certe tematiche”.
L’imbarazzo per la radicalizzazione si respira anche ai piani alti di palazzo Marino. Il sindaco ha subìto la pressione del centrosinistra con un ordine del giorno della presidente Buscemi, ch chiedeva la revoca della manifestazione, presentato poi in una seconda versione ammorbidita: pur non condividendo il Remigration Summit, Sala ha spiegato che la decisione non può esser politica ma spetta al prefetto. Più delicata la questione Tel Aviv: diverse fonti assicurano che Sala è contrario alla sospensione del gemellaggio, ma sarà proprio lui a dovere gestire la patata bollente: oggi se ne dovrebbe discutere in giunta e non sarà facile perché tra gli assessori le posizioni sono diverse.