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Al summit dei Patrioti Salvini punta su Bardella e lancia ultimatum all’Ue. Lega fredda sulla remigrazione
Alla piazza di sabato il segretario deve rinunciare allo sconfitto ex premier ungherese. Spera nella tirata del leader del Rassemblement National. E mette l'Europa nel mirino: "Il Patto di stabilità deve cambiare". Ma nel Carroccio c'è chi minimizza sulle idee per la remigrazione
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14 APR 26

ANSA/MOURAD BALTI TOUATI
Il tempismo non è stato dei migliori. Il suo amico stretto Viktor Orbán ha perso la guida dell’Ungheria dopo 16 anni. E allora Matteo Salvini ieri, riunendo il federale della Lega con all’ordine del giorno la manifestazione dei Patrioti di sabato a Milano, un po’ se l’è presa con il calendario. Anche se, a dire il vero, c’ha messo del suo a far sì che l’appuntamento con gli alleati europei prendesse un’aria un po’ mesta. Visto che è stato lui stesso a organizzare la piazza a ridosso della tornata ungherese. Tra le parole d’ordine, ufficialmente, ci sarebbe anche “remigrazione”, ma come si affrettano a chiarire subito fonti interne alla Lega “sarà più che altro un modo per chiedere all’Europa di non mancare all’appuntamento con la storia”. Nei giorni scorsi la possibile presenza di Orbán alla manifestazione poteva rappresentare qualcosa di concreto di cui vantarsi, ma adesso quell’ipotesi è tramontata. “Ho mandato i miei messaggi a Orbán, una persona che per la sua gente ha fatto tanto, a rischio anche della vita. Hanno vinto le opposizioni, buon lavoro a loro: vedremo se riusciranno a fare almeno una parte di quanto ha fatto Orbán in passato”, è stato il commento del vicepremier e ministro dei Trasporti. Da Fidesz, il partito dell’ex premier ungherese, qualcuno a Milano ci andrà. Ma gli invitati d’onore saranno soprattutto il leader del Rassemblement National Jordan Bardella (per la prima volta a un evento della Lega), in piena corsa verso l’Eliseo. Il leader del Partito delle libertà olandese, Gert Wilders. E il premier ceco Andrej Babiš.
Nelle quasi due ore di vertice in Via Bellerio, con Salvini in presenza e i vicesegretari, governatori e ministri collegati, il leader del Carroccio ha comunque messo l’Europa nel mirino. In particolare le sue “assurde regole” che “rischiano di impoverire cittadini, famiglie e imprese in difficoltà per il costo di bollette, luce, gas e carburante”. Ma Salvini ha voluto cavalcare anche una delle battaglie che si muovono implicitamente o meno nel partito. E che in qualche modo potrebbero diventare fonti d’imbarazzo anche all’interno del governo. Questo perché, ha ribadito il segretario, “è inaccettabile che si possano spendere miliardi per armi e non per aiutare a pagare bollette e benzina”. E’ proprio sui prezzi dei carburanti che Salvini intende insistere di qui alle prossime settimane. Nel weekend infatti il vicepremier ha chiesto al ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso di convocare al Mimit le compagnie petrolifere. Un qualcosa che lui aveva provato a fare a Milano un mese fa. Con la promessa che il tavolo avrebbe continuato a riunirsi su base settimanale (ma poi non se n’è fatto più nulla). Ma l’appuntamento di sabato è visto come qualcosa di più ampio: dal palco di Piazza Duomo, infatti, verrà avanzata nuovamente, e con toni molto forti, una richiesta di modifica del Patto di stabilità, condivisa anche dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “E se non saremo ascoltati, siamo pronti a forzature”, spiegano dal Carroccio. Pronti a lanciare una specie di ultimatum. Ma tra i messaggi che cavalcherà Salvini dal palco di Milano ci sarà anche la richiesta a riaprire il dialogo con la Russia, soprattutto per quel che riguarda il commercio di gas e petrolio. Una posizione che che si fa forte anche della sponda offerta dall’ad di Eni Claudio Descalzi, che nel fine settimana ha chiesto di interrompere il bando nei confronti di Mosca a partire dal prossimo anno. Nonostante il sostegno convinto dei mesi passati, poi, una qualche critica potrebbe essere avanzata anche nei confronti di Donald Trump. Un’idea di quale sia la posizione di Salvini la si è avuta ancora nelle ultime ore, quando rispondendo agli insulti del tycoon al Papa il segretario leghista ha commentato: “Se c’è una persona che si sta spendendo sul tema della pace e sulla soluzione del conflitto è Papa Leone. Attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare”. Per quel che riguarda il dossier remigrazione, invece, sebbene Salvini stesso abbia detto che “è un termine che non mi spaventa”, dal partito hanno lasciato intuire come non gradiscano sparate vannacciane. A Milano, peraltro, ci sono state polemiche all’interno dello stesso centrodestra (con Forza Italia molto critica). Non è affatto detto che però Salvini alla fine li accontenti.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.