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GranMilano

Quel che non si è fatto e quel che c'è da fare a Milano per sistemare il trasporto pubblico

Daniele Bonecchi

Le polemiche su bus e metropolitane nel capoluogo lombardo. I problemi e le possibili soluzioni. Parola agli esperti

Osservato speciale. Il trasporto pubblico, dopo le migliaia di foto finite in rete, coi treni della metropolitana carichi come vagoni bestiame, è sotto la lente e le critiche. Sarà per questo che l’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli, si è affrettato a gettare acqua sul fuoco: “Negli ultimi giorni della scorsa settimana eravamo al 41 per cento dei passeggeri, 600 mila persone al giorno rispetto a 1,4 milioni dello scorso anno. Dieci giorni fa eravamo al 55 per cento, i cittadini stanno diminuendo, in virtù delle misure regionali che hanno ridotto alcune attività e poi perché la gente, appena può, cerca di stare di più a casa, le scuole e le università stanno facendo didattica a distanza, abbiamo meno domanda di trasporti”. Sarà per questo che Arrigo Giana di Atm è andato al contrattacco duro contro la politica (romana, ma non solo): “Sui trasporti ci hanno ignorato per mesi e ora dicono che è colpa nostra, è indecente”. L’altra metà della medaglia è il traffico privato e quello commerciale, ma il punto per le città è sempre lì: metrò, tram, bus, treni. Che fare? 

  

Daniele Barbone è il presidente dell’Agenzia che pianifica, di fatto, la mobilità dell’area metropolitana di Milano e non solo. “Ho mandato al ministro dei Trasporti, una settimana fa, una lettera che spiegava che il trasporto pubblico locale deve necessariamente coinvolgere tra gli attori le agenzie che se ne occupano, un punto di vista del soggetto che regola, pianifica i contratti degli operatori del Tpl”. Concretamente? “Nel merito, abbiamo indicato tre aspetti. Abbiamo fatto sul nostro territorio un’attività di coordinamento con le direzioni didattiche che, tolte alcune situazioni critiche, il sistema ha retto in queste settimane. Indicare quindi che il problema della pandemia è il trasporto pubblico locale è una forzatura che non corrisponde ad un criterio di analisi scientifica. Siamo disposti a realizzare un’attività di tracing, col mondo accademico, che ci consenta di verificare se esista una correlazione diretta tra diffusione della pandemia tra gli studenti e utilizzo del trasporto pubblico locale. Ad oggi non c’è nessun dato scientifico su questo”. In queste settimane è dilagato il gioco del cerino acceso. “Da addetto ai lavori, con un accento sulla sostenibilità ambientale, noto che se l’epidemia ci insegna che siamo in un destino collettivo, è altrettanto vero che questa chiave di lettura non siamo riusciti a trasferirla sulle scelte strategiche. Non siamo riusciti a condividere collettivamente il fatto che chiuderci in un perimetro singolo: il trasporto pubblico, la ristorazione, l’educazione, il commercio, non ha favorito le strategie complessive. Ma a chi spetta fare in modo che la società si orienti verso atti di responsabilità collettiva? Evidentemente la politica”.

 

I risultati dei provvedimenti dell’ultimo dpmc sono tutti da misurare ma il tempo corre e Natale si avvicina. “Abbiamo un mese di tempo per riprogrammare i servizi. Occorre lavorare su una programmazione per dicembre che sia coerente con le esigenze, più centrata sulla fruibilità collettiva della città”. Tenuto conto dei fattori ambientali (ostili), dell’inquinamento, del maltempo, della crescita del trasporto privato. “Ci attendiamo dalle istituzioni decisioni condivise”, conclude il presidente dell’agenzia di Tpl. C’è chi non rinuncia all’ottimismo delle idee, nonostante la pandemia. Distribuire le merci è essenziale anche nella stagione della pandemia e infatti il professor Alessandro Perego, direttore del dipartimento di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano ha le idee chiare: “Il sistema della distribuzione delle merci è molto resiliente. Un sistema che, durante la prima ondata Covid, ha tenuto molto bene, sia la logistica del sud che quella del settore farmaceutico, le più stressate. I principali operatori hanno tenuto e hanno saputo gestire anche i casi di Covid registrati in azienda. Il contesto che ha sofferto di più è quello dell’e-commerce ma parliamo di volumi cresciuti di centinaia di punti in percentuale rispetto alla situazione precedente. E poi nella prima ondata molte aziende si sono dotate degli strumenti adatti a gestire l’e-commerce. Sono convinto che il sistema della logistica saprà affrontare anche questa seconda ondata, e saprà gestire meglio la crescita operativa”.

 

La consegna delle merci ha sempre rappresentato una nota dolente nel traffico delle grandi metropoli ma il professor Perego ha qualche risposta efficace: “Una prima ipotesi sono gli incentivi ai mezzi ecologici, poi bisogna agevolare le consegne in città. L’utilizzo coerente delle piazzole di carico e scarico delle merci va assecondato. L’altra scelta è quella di creare dei magazzini intermedi in città, come dei locker, per evitare di arrivare sotto casa dei clienti con furgoni ingombranti. Le città dovrebbero investire in questi spazi, da usare anche a cura dei consumatori, dei piccoli mezzi della logistica sostenibile, dei commercianti. Servono tante piccole piattaforme distribuite nelle città, più agili ed ecologiche”, conclude il professor Perego. Covid permettendo.

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