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A pesci in faccia. L'Islanda dice no all'Ue. Ascolta il Foglio daily
Sabato gli islandesi hanno bocciato la riapertura dei negoziati di adesione: 53 a 47, con l'affluenza più alta dal 2009. Ha pesato la pesca, più della paura di Trump. Cosa significa per Bruxelles, che tra Svezia, Francia, Italia, Spagna e Polonia entra in un anno di urne. Ne parliamo con David Carretta
1 SET 26

Ricominciamo, letteralmente, a pesci in faccia. Si torna dalle ferie e l'Europa incassa uno schiaffone. Sabato gli islandesi hanno bocciato la riapertura dei negoziati di adesione: 53 a 47, con l'affluenza più alta dal 2009. A rimettere tutto in moto è stata la coalizione di centrosinistra e filoeuropea, che oggi è al governo e che il referendum lo aveva in programma e lo ha convocato anche sull'onda delle minacce di Donald Trump di annettersi la Groenlandia – un'isola che Trump, in almeno un paio di occasioni, ha confuso proprio con l'Islanda. Ma la campagna si è giocata tutta sul pesce – o meglio: sulla pesca –, che vale quasi il 40 per cento delle esportazioni islandesi. Il timore era di perdere il controllo sulle proprie acque, nonostante il commissario europeo alla Pesca avesse aperto a concessioni. David Carretta sul Foglio di lunedì ha scritto che quel timore è stato “più forte della paura di Trump”. Cosa significa per Bruxelles, che tra Svezia, Francia, Italia, Spagna e Polonia entra in un anno di urne. Ne parliamo con David Carretta.
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