cerca

Beppe Grillo salvato dalla prescrizione che il M5s vorrebbe abolire

La corte di appello di Torino ha dichiarato prescritto il reato per il quale il comico era stato condannato a quattro mesi senza condizionale. Ben per lui. Ora rifletta sull’assurdità della controriforma imposta dal suo partito e dai manettari di ogni risma

5 Dicembre 2018 alle 15:10

Beppe Grillo salvato dalla prescrizione che il M5s vorrebbe abolire

Beppe Grillo (foto LaPresse)

La corte di appello di Torino ha dichiarato prescritto il reato per il quale Beppe Grillo era stato condannato a quattro mesi di reclusione senza condizionale. Grillo aveva partecipato a una manifestazione in Val di Susa contro la Tav e aveva violato i sigilli apposti dalle autorità a una baita. Per condanne precedenti, Grillo non poteva usufruire della condizionale. Però il giudizio di appello è arrivato solo dopo 4 anni e mezzo dalla condanna di primo grado e otto anni dopo il fatto contestato. Così la corte di appello ha dichiarato la prescrizione del reato, il che ha evitato a Grillo di sottoporsi a una lunga sequela di giudizi che sarebbe durata chissà quanti anni.

   

Sulla sentenza non c’è niente da dire, Grillo come qualsiasi cittadino ha diritto a un giudizio ragionevolmente rapido e se l’amministrazione giudiziaria non è in grado di fornirlo ha diritto alla cancellazione del reato dopo il tempo prescritto. Così dice la legge oggi. Se invece si applicasse la norma che i seguaci di Grillo hanno voluto inserire nel decreto anticorruzione, dopo il primo grado la prescrizione sarebbe stata sospesa e quindi il procedimento sarebbe proseguito per tutti i gradi di giudizio, terminando dopo anni e anni. Questo sarebbe di fatto una ingiusta persecuzione, cui Grillo ha potuto sottrarsi grazie al fatto che l’applicazione della norma che abolisce la prescrizione è stata rinviata di un anno. Ben per lui. Nessuno gli chiede di rinunciare, per coerenza, alla prescrizione, ma almeno di riflettere sull’assurdità della controriforma della procedura penale imposta dal suo partito e dai manettari di ogni risma.

Sergio Soave

Nato ad Alessandria, in Piemonte, nel 1947, studia a Milano, dove svolge attività nelle organizzazioni politiche, sindacali e cooperative della sinistra. Costretto ad abbandonare queste attività dallo scoppio di Tangentopoli, trova asilo politico e professionale nel Foglio, al quale collabora dalla fondazione. Scrive anche come commentatore politico su altre testate, come l’Avvenire. Ora vive nelle Langhe e passa lunghi periodi in Catalogna e, sul confronto tra il nostro sistema politico e quello di Madrid ha scritto un libretto, “Pasticcio italiano in salsa spagnola”, per Boroli editore.

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi