Sull’Internet delle cose l’Ue è scoperta

Il pericolo di lasciare ai regimi il bottone per attaccare la normalità degli europei
4 NOV 26
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Foto LaPresse

Il cyberattacco del 2 novembre contro i frigoriferi nei supermercati di almeno sette paesi europei non è stato ancora attribuito. Le indagini sono in corso in Belgio, Lussemburgo, Estonia, Finlandia, Svezia, Irlanda e Italia, dove nella notte tra lunedì e martedì i frigoriferi hanno iniziato a surriscaldarsi in centinaia di negozi, costringendo gli esercenti a gettare milioni di euro di prodotti alimentari. Un attacco analogo aveva colpito la Francia l’11 ottobre, senza che ne sia stata attribuita la responsabilità.
La Russia moltiplica gli attacchi da guerra ibrida contro l’Europa. Gli incidenti sospetti si stanno moltiplicando. Ieri almeno sette aerei sono stati oggetto di allarmi bomba, che hanno costretto un aeroporto in Polonia a chiudere temporaneamente. Ma altri attori malevoli potrebbero avere interesse a ricorrere ai cyberattacchi. Dopo i frigoriferi, anche la Commissione ha evitato di fare ipotesi su chi siano gli hacker e chi ci sia dietro. Tuttavia “questi episodi dimostrano ancora una volta come gli attacchi informatici possano compromettere servizi essenziali e incidere sulla vita quotidiana dei cittadini”, ha detto un suo portavoce. Se c’è un insegnamento è quanto gli stati membri, le imprese e i cittadini dell’Ue siano vulnerabili e impreparati alla realtà tecnologica attuale. Tra interconnessioni e Internet delle cose (Iot), gli attori malevoli hanno a disposizione infinite porte di ingresso per sfruttare disattenzione e negligenza. Se l’attore malevolo è un paese che mira al dominio di alcune tecnologie critiche – come la Cina sui moduli cellulari Iot – i rischi vanno ben oltre alcune tonnellate di surgelati da gettare. Il pericolo è lasciare a regimi avversi un bottone per “spegnere” la vita normale degli europei: dagli autobus elettrici alle pale eoliche, dalle apparecchiature mediche alle lavatrici connesse. Gli strumenti che la Commissione dice di avere a disposizione – come il Cyber Resilience Act e il Cyber Solidarity Act – si stanno dimostrando insufficienti.