Gli attacchi informatici ai supermercati e cosa manca all'Italia in materia di cybersicurezza

Primi danni nel nostro paese per i banchi frigo e freezer. La formazione che manca al personale e le falle umane nel sistema. Parla un esperto di cybersecurity

3 NOV 26
Ultimo aggiornamento: 10:22
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Foto LaPresse

Tra domenica e lunedì anche in Italia in alcuni supermercati italiani i banchi frigo e freezer hanno smesso di refrigerare e hanno iniziato a scaldare. Scene già viste in Europa, in gran parte dei paesi dell'Ue, nelle scorse settimane. Nella quasi totalità dei casi la causa di questi malfunzionamenti è quella di un attacco informatico. La chiamano guerra ibrida o guerra cognitiva, l'idea è quella che si può intimorire o far paura alle persone anche senza bombe, ma colpendole nella vita di tutti i giorni.
In mattinata, a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, coordina una riunione di (semi)emergenza con i vertici della Polizia postale, il direttore dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e i direttori delle Agenzie di intelligence. L'obbiettivo è trovare una strategia di difesa per arginare l'aumento degli attacchi informatici e, soprattutto, ridurre al minimo i danni provocati da questi ultimi.
"Il paradosso è che l'Italia è in difficoltà perché è in ritardo sul tema della sicurezza informatica pur essendo stata a lungo in anticipo", commenta al Foglio Giuseppe Antonio Costantini, per quasi un ventennio alla Polizia postale svizzera ora consulente di cybersicurezza per diverse grandi gruppi. "Una dozzina di anni fa, era stato redatto un piano che doveva prevedere la creazione di una figura di riferimento nelle grandi aziende addetta alla sicurezza informatica e un piano di formazione continua per tutti i lavoratori che avevano a che fare con computer e dispositivi connessi alla rete aziendale. Un piano che anche noi in Svizzera abbiamo replicato", spiega. Un piano che però non è mai stato divenuto davvero realtà e, soprattutto, routine. "Il pericolo non è nuovo, è da oltre vent'anni che si parla e si discute di questo tema. Qualcosa è stato fatto, ma non tutto e soprattutto non a sufficienza. Quello che ancora non è chiaro è che non esiste un hacker genio dell'informatica che da un computer punta un obbiettivo, penetra le difese e manda in tilt un sistema. Wargames è un film del 1983, il problema è che c'è gente che è ancora convinta che quella sia la realtà", racconta Giuseppe Antonio Costantini. "Tutto è molto più semplice: vengono inoltrati in rete delle esche e si aspetta che il pesce abbocchi. E tu puoi avere il miglior programma di difesa, ma il punto critico non è il programma o i programmi che hai, è sempre chi ha a che fare con essi. Il punto critico è l'uomo. Per questo serve la formazione continua, per questo serve incrementare la conoscenza e, soprattutto la consapevolezza, informatica".
Giuseppe Antonio Costantini spiega che "i problemi capitati ai supermercati sono sempre, o quasi sempre, causati da un errore sciocco, una distrazione stupida, nel 98 per cento dei casi umana. Ciò non vuol dire che non sia in atto una strategia di destabilizzazione esterna, vuol dire che questa strategia di destabilizzazione potrebbe essere assai meno problematica se si fosse agito in maniera oculata".
Nei giorni scorsi il Guardian ha riportato che l'origine dei problemi avuti dalla catena svedese di supermercati Coop è stata la "manomissione non autorizzata" dei sistemi di refrigerazione è stata originata da un attacco subito da uno dei fornitori di sistemi, la Danfoss, che era la stessa azienda danese che aveva fornito i termoregolatori ai supermercati francesi messi ko a settembre. "Danfoss è un'azienda che ha un ottimo sistema di difesa informatico, eppure questo sistema è stato bucato. Probabilmente il motivo è un errore o una disattenzione di un dipendente. In un sistema interconnesso, serve un'attenzione molto maggiore, una conoscenza assoluta di ciò che si può e non si può fare. E questa si può ottenere soltanto grazie alla formazione continua". Per Giuseppe Antonio Costantini il rischio zero "è irraggiungibile, ma abbassare le soglie di rischio è possibile e non è nemmeno difficile, a patto però di prendere davvero in considerazione che la cosiddetta cybersicurezza non è una lotta tra nerd dove vince il più geniale, ma parte soprattutto dalla responsabilità individuale e dalla conoscenza di cosa non deve essere assolutamente fatto in una rete aziendale".