In Spagna l’alta velocità deraglia di nuovo. La tragedia a un mese dal voto

Sánchez ha ammesso che due incidenti in un anno “non sono ammissibili”, poi ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. Il Psoe stava persino risalendo nei sondaggi, ma occhio a quelli dei prossimi giorni

29 OTT 26
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Foto ANSA

Lisbona. L’Alta velocità era un fiore all’occhiello della Spagna. Con i suoi circa 4.000 km è la rete ferroviaria più vasta al mondo, seconda solo al gigante cinese. Fino a poco tempo fa era anche abbastanza sicura. Tutti ricordano il deragliamento tragico del 2013 in Galizia, che fece 80 morti, ma avvenne vicino a una linea ad alta velocità. Dopo quel disastro, i due incidenti più gravi sono accaduti quest’anno, a distanza di circa nove mesi.
Il 18 gennaio ad Adamuz (Cordova) il deragliamento di un treno Iryo (compagnia privata controllata al 51 per cento da Trenitalia), in servizio sulla tratta Malaga-Madrid, causa il deragliamento di un treno dell’azienda statale Renfe: 46 morti. Il 28 ottobre un incidente coinvolge due treni delle stesse aziende, stavolta all’altezza di Urda (Toledo), ma sempre sulla tratta che da Madrid scende in Andalusia, la prima a essere inaugurata nel 1992, in occasione dell’Expo di Siviglia. L’incidente ha provocato 68 morti e decine di feriti, secondo un bilancio ancora provvisorio. Nel primo, la causa (ma indagini e perizie sono ancora aperte) sarebbe stata una frattura nella saldatura di un binario. Nel caso più recente la cautela è ancor più necessaria, ma per definire quanto accaduto basterebbero gli aggettivi “inesplicabile” e “inverosimile”, usati dal ministro dei Trasporti, Óscar Puente, nella conferenza stampa di ieri.
“Inverosimile”, ha detto Puente, è che avvenga un incidente del genere: non uno scontro frontale, bensì un tamponamento di un treno addosso a un altro fermo sui binari. “Inesplicabile” è la dinamica ricostruita finora. Intorno alle 8:30 del mattino il sistema di controllo informatico si è bloccato. E’ un sistema Lzb, in uso dal 1992 e attualmente in fase di sostituzione con il più moderno Ertms (European rail traffic management system). Ma non è obsoleto, ha tenuto a precisare il ministro. Quando c’è un’avaria, i treni si fermano automaticamente e ripartono solo se autorizzati dal centro di controllo di Adif, l’ente pubblico che gestisce la rete ferroviaria. Ciò che per Puente risulta inesplicabile avviene pochi minuti dopo. Qualcuno decide che i treni possono riprendere la marcia, e non la cosiddetta “marcia a vista”, cioè a bassa velocità, come impone il protocollo. Il ministro cita addirittura il caso di un macchinista che corregge l’ordine giunto dal centro di comando e dall’altro capo gli danno ragione: meglio la marcia a vista. Il treno Renfe, però, ha ripreso velocità. Corre per 25 km e colpisce le ultime carrozze dell’Iryo, due delle quali precipitano da un terrapieno. Nel giro di pochi secondi, lo scenario descritto ai media dai primi testimoni era dantesco: cadaveri, corpi amputati fra le lamiere, piccoli fuochi in alcuni vagoni.
Anche Pedro Sánchez, apparso in pubblico nel pomeriggio, ha ammesso che due incidenti in un anno “non sono ammissibili”, poi ha annunciato tre giorni di lutto nazionale. Accanto a lui c’era il presidente della comunità di Castiglia-La Mancia, Emiliano García-Page, il socialista eretico che da tempo gli chiedeva di dimettersi, perché la situazione non era sostenibile e un’ostinata resistenza avrebbe portato a una débâcle peggiore non solo il governo, ma tutte le amministrazioni locali socialiste. Ora il Partito socialista (Psoe) imbocca il tunnel dell’ultimo mese prima delle elezioni del 29 novembre con un governo dimissionario, l’assedio dei giudici e un lutto nazionale per la seconda tragedia ferroviaria accaduta nel tempo di una gravidanza. C’è da scommettere che la polemica dei prossimi giorni sarà tutta imperniata sulle cause, con i socialisti ad additare l’errore umano (la Guardia Civil sta interrogando gli ipotetici responsabili) e l’opposizione a sottolineare invece il degrado del servizio pubblico, che dal piano fisico passa facilmente a vera “questione morale”. Il Psoe stava persino risalendo nei sondaggi, ma occhio a quelli dei prossimi giorni.