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Bolsonaro scappa dal Brasile e atterra da Trump. Il mistero del passaporto e l'aiuto di Milei
Il candidato sconfitto alle presidenziali brasiliane è arrivato a Miami con la famiglia, dopo un viaggio attraverso Argentina ed Ecuador. La Casa Bianca ha autorizzato il suo ingresso. Un avvocato vicino al trumpismo parla di un'operazione coordinata da Rubio con l'aiuto di Milei. Resta il mistero sui documenti usati per attraversare il confine

Flávio Bolsonaro, la moglie e le due figlie sono atterrati a Miami alle 9,25 locali, corrispondenti alle 14,25 italiane. Le immagini televisive li hanno ripresi mentre scendevano da un aereo all'aeroporto Opa-locka. Successivamente, la famiglia è stata fotografata mentre lasciava lo scalo riparandosi sotto alcuni ombrelli.
Una fonte brasiliana vicina a Bolsonaro ha riferito che il politico temeva di essere arrestato in Brasile. La Casa Bianca ha dato il via libera al suo ingresso negli Stati Uniti dopo la sua sconfitta elettorale, ha dichiarato un consigliere di Trump alla Cnn. Secondo questa fonte, lunedì i funzionari dell'amministrazione Trump erano a conoscenza del fatto che Bolsonaro avesse circa 24 ore di tempo per consegnare il proprio passaporto. Hanno quindi fatto sapere al candidato presidenziale brasiliano sconfitto che gli sarebbe stato consentito l'ingresso negli Stati Uniti. Simón Levy, avvocato messicano vicino al trumpismo, ha specificato che il tutto sarebbe stato denominato “Operazione Alba” e sarebbe stato coordinato da Marco Rubio in persona, ma reso possibile grazie all’appoggio decisivo di Javier Milei.
Gli Stati Uniti hanno concesso visti a Bolsonaro e alla sua famiglia, come riferito in precedenza da due funzionari statunitensi alla Cnn. Parlando con i giornalisti nella notte, Trump aveva fatto capire che avrebbe visto di buon occhio l'arrivo di Bolsonaro negli Stati Uniti. “Beh, sarei favorevole. Penso che siano brave persone. Le elezioni sono state molto strane, e le ho trovate terribili”.
Le speculazioni sui gli spostamenti di Flávio Bolsonaro si erano intensificate dopo che la testata argentina Infobae aveva riferito che aveva lasciato il Brasile passando per l'Argentina. Inizialmente, il governo argentino aveva dichiarato di non avere “alcuna traccia dell'ingresso di Flávio Bolsonaro” nel paese. Tuttavia, nelle prime ore di mercoledì (ora argentina), il dipartimento dell'immigrazione di Buenos Aires aveva comunicato tramite un post su X che Bolsonaro e la sua famiglia erano entrati martedì sera alle 22:50, le 2,50 italiane, attraverso il Ponte Internazionale Tancredo Neves, che divide il confine tra la brasiliana Foz do Iguaçu e l’argentina Puerto Iguazú, e sono ripartiti alle 23:30 con un volo privato per Guayaquil, in Ecuador, per poi proseguire verso la Florida. È stato inoltre precisato che il gruppo è entrato in Argentina con “documentazione valida” e senza alcun “impedimento legale”. Il passaporto brasiliano era stato però già annullato. Non è chiaro se ha utilizzato un passaporto italiano, secondo una ipotesi che ha portato a interrogazioni sui modi in cui è stata concessa la cittadinanza alla famiglia Bolsonaro; se gli sia bastata la carta di identità, come possibile in base agli accordi del Mercosur; o se il governo Milei abba volutamente chiuso un occhio.
La famiglia Bolsonaro ha viaggiato proprio sul Gulfstream G400, operato da Baires Fly S.A., che era stato indicato e che aveva Guayaquil come destinazione sul piano di volo presentato alle autorità dopo aver completato le procedure di immigrazione. Quindi non solo non erano in realtà ancora partiti quando è stata data la prima notizia ieri mattina, ma neanche quando era stata data la seconda ieri sera. Sembra una strategia voluta per confondere.
Martedì, rivolgendosi a una folla di sostenitori, Lula ha definito “vergognosa” la fuga di Bolsonaro dal Brasile, aggiungendo che il suo avversario avrebbe potuto restare nel paese per affrontare i propri accusatori in tribunale. “Purtroppo, questa è la famiglia Bolsonaro. Il Brasile è la loro seconda patria; la loro prima patria sono gli Stati Uniti”, ha dichiarato. Il vicepresidente del Brasile Geraldo Alckmin ha per conto suo dichiarato che l'addio di Flávio Bolsonaro al paese è “incomprensibile”. “Non ho mai visto una cosa del genere. Chi perde le elezioni ringrazia gli elettori, si congratula con l'avversario. E la vita continua; questa è la democrazia”, ha detto alla stampa presso il Palazzo Alvorada. L'Osa ha convalidato i risultati elettorali in Brasile, ma ha sollevato dubbi sui ricorsi legali successivi alla vittoria di Lula. La missione di osservazione ha affermato che i dati del Tse corrispondono ai suoi registri e ha proposto scadenze precise per la revisione delle decisioni dei singoli magistrati e per la risoluzione delle controversie con maggiore prevedibilità. Secondo quanto suggerito dal suo responsabile della campagna elettorale, la mossa del candidato presidenziale sconfitto ha colto di sorpresa il suo stesso partito. “Siamo rimasti sorpresi, perché proprio ieri avevamo discusso dell'opportunità che Flávio — visti i circa 60 milioni di voti ottenuti — assumesse un ruolo di leadership all'interno dell'opposizione”, ha riferito ai giornalisti Rogerio Marinho.
È attesa comunque una conferenza stampa di Flávio negli Stati Uniti.