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gas e terrorismo •
L’Algeria invia i militari in Niger. Svolta storica contro gli Emirati
Per la prima volta dal 1973 i militari del paese nordafricano agiranno fuori dai confini. L'avamposto di Madama contro le mire espansionistiche di Abu Dhabi e di Haftar
27 OTT 26

Per la prima volta dalla guerra dello Yom Kippur del 1973, un contingente di militari algerini sarà dislocato all’estero, in Niger per l’esattezza. Domenica, la camera alta del Parlamento di Algeri, riunita d’urgenza e a porte chiuse, ha votato all’unanimità autorizzando una svolta storica per la politica estera del paese nordafricano. Non si conoscono i dettagli della missione, ma lo scopo principale è quello di aiutare la giunta militare del Niger a mantenere la sicurezza dei confini che si estendono per quasi mille chilometri tra i due paesi.
Algeri era già intervenuta ad agosto inviando aerei militari a Niamey all’indomani del fallito colpo di stato che stava per creare un motivo di ulteriore destabilizzazione nel Sahel. Ora ha deciso di passare a una fase successiva. Dopo il voto della camera bassa del Parlamento, che è chiamato a confermare quello di domenica, parte dei militari algerini dovrebbe essere essere accolta alla Base 101 di Niamey, dove sono presenti anche i mercenari russi degli Africa Corps e circa 300 militari italiani impegnati nell’addestramento delle Forze armate nigerine. Secondo indiscrezioni giornalistiche, un’altra parte del contingente dovrebbe occupare la postazione militare di Madama, un avamposto situato nel nord-est del paese, dove un tempo erano stanziate le truppe francesi dell’operazione Barkhane, smantellata dopo il colpo di stato del 2023. La decisione di prendere il controllo di questa zona strategica non è casuale, perché da lì è possibile monitorare ogni genere di traffico che passa per uno dei quadranti più porosi della regione, poco distante dal Passo di Salvador, un valico montuoso nel cuore del deserto del Sahara, incuneato tra Niger, Algeria e Libia. I traffici in questa zona riguardano di tutto, soprattutto droga, armi e migranti. E’ terra di Tuareg, che gestiscono questi traffici fianco a fianco con gli alleati di Jnim, l’acronimo che identifica al Qaida nella regione.
Da questo settore deve passare il gasdotto Trans-Sahariano, che metterà in collegamento la Nigeria con l’Algeria passando dal Niger, per poi rifornire anche l’Europa. Buona parte dell’investimento è preso in carico dall’algerina Sonatrach. Nel 2022, la compagnia ha anche firmato un accordo di ripartizione della produzione di greggio con il ministero del petrolio del Niger per la regione di Kafra, dove due pozzi di esplorazione contengono riserve pari, rispettivamente, a 168 milioni di barili e 100 milioni di barili.
A fronte di interessi economici cospicui, l’Algeria sente di essere circondata da un concorrente molto influente: gli Emirati Arabi Uniti. Secondo un rapporto recente dell’International Crisis Group, ciò che preoccupa il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune è che il paese del Golfo espanda ancora di più la propria sfera di influenza nel Sahel e nel Nord Africa. Per questo, il mese scorso i due paesi hanno richiamato i rispettivi ambasciatori interrompendo le relazioni diplomatiche. Per Abu Dhabi, il Sahel è una risorsa perché ricco di oro e per questo da anni offre alle giunte golpiste aiuti militari in cambio di concessioni minerarie. Gli Emirati hanno investito poi nell’Atlantic Pipeline, un progetto che dovrebbe entrare a regime nel 2031 che è concorrente a quello algerino, perché trasporterà il gas della Nigeria fino al Marocco con un gasdotto sottomarino, lungo la costa dell’Africa occidentale.
L’interventismo di Algeri chiama in causa anche la Libia, perché Saddam Haftar, leader di Bengasi, è uno dei vassalli degli Emirati Arabi Uniti. Tebboune non apprezza il generale libico in particolare da quando, nell’agosto del 2024, i militari di Saddam tentarono di prendere il controllo di Ghadames, al confine tra la Libia e l’Algeria. Secondo molti analisti, l’invio di militari algerini in Niger avrà un impatto anche su qualsiasi piano di unificazione dell’est e dell’ovest della Libia sponsorizzato da americani e turchi: finché Algeri resterà sull’offensiva nei confronti di Haftar, sarà difficile ipotizzare un futuro a Tripoli, da presidente, per il generale libico.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
