Esteri
La frattura •
L’Algeria rompe le relazioni con gli Emirati
Una mossa senza precedenti da parte di Algeri: missione diplomatica sospesa e spazio aereo interdetto ai voli militari e commerciali. Il motivo, non esplicito, risiederebbe nell'appoggio di Abu Dhabi ai movimenti secessionisti della regione
12 SET 26

Foto ANSA
Abdelmadjid Tebboune aveva detto che riteneva gli Emirati Arabi Uniti “uno staterello” che “non appena arriva, fa scorrere il sangue”. Il tono di scherno e sfida del presidente algerino si è trasformato giovedì in una decisione senza precedenti: la rottura delle relazioni diplomatiche con Abu Dhabi e l’ambasciatore emiratino costretto a lasciare Algeri entro 48 ore. “Di fronte al crescente numero di azioni provocatorie e ostili da parte degli Emirati Arabi Uniti, l’Algeria ha dimostrato grande moderazione e un elevato senso di responsabilità – dice un comunicato del ministero degli Esteri – Nel rispetto dei princìpi che regolano le relazioni tra gli stati, ha costantemente richiamato la loro attenzione e li ha avvertiti delle gravi conseguenze del loro deplorevole e ingiustificabile comportamento”. La risposta degli Emirati Arabi Uniti finora è stata pacata. “Speriamo sia una decisione temporanea”, hanno fatto sapere da Abu Dhabi. Ma nella serata di giovedì il ministero della Difesa algerino ha interdetto lo spazio aereo ai voli militari e commerciali registrati negli Emirati. Anwar Gargash, influente consigliere diplomatico del presidente Mohamed bin Zayed, ha usato i suoi consueti toni eleganti e taglienti: “Le relazioni diplomatiche si gestiscono con la ragione, la comunicazione e la chiarezza degli interessi, non con enigmi e segnali da decifrare”.
Pur non aggiungendo dettagli sulle motivazioni della rottura delle relazioni diplomatiche, i sospetti vanno al sostegno politico ed economico che, a giudizio dell’Algeria, gli Emirati danno al Movimento per l’autonomia della Cabilia, la regione berbera che da Algeri si estende verso est inglobando tutta la costa. Il leader del movimento, Ferhat Mehenni, è in esilio in Francia e da lì ha autoproclamato l’indipendenza della Cabilia. Dal 2021 Algeri ha inserito il Movimento fra i gruppi terroristici e, secondo l’intelligence, gli Emirati starebbero facendo pressioni sulla Francia affinché dia a sua volta sostegno a Mehenni foraggiando l’indipendentismo della Cabilia. Gli algerini non hanno mai fornito prove concrete di questo piano, ma il tema dell’influenza emiratina sui movimenti indipendentisti nel mondo arabo è molto temuto. Abu Dhabi sostiene economicamente e militarmente gli indipendentisti tuareg in Mali, il governo non riconosciuto di Bengasi in Libia, il Consiglio di transizione del sud dello Yemen, il Somaliland e il Jubaland in Somalia, le Rapid Support Forces in Sudan. Laddove ci sono forze “secessioniste”, il paese del Golfo attiva la sua macchina diplomatica ed economica per sostenerle, in medio oriente e in Africa.
Le tappe che hanno portato alla fine delle relazioni con l’Algeria partono da lontano, almeno dal 2020. A novembre di quell’anno, Abu Dhabi ha deciso di aprire un consolato a El Aaiun, capoluogo del Sahara occidentale, riconoscendo di fatto la sovranità del Marocco sulla regione – sovranità contestata dall’Algeria che invece sostiene le rivendicazioni indipendentiste sahrawi del Fronte Polisario. Negli stessi mesi, gli Emirati e Israele hanno siglato gli Accordi di Abramo, una normalizzazione contestata da Algeri. Senza citare espressamente Abu Dhabi, Tebboune rilanciò qualche anno dopo, quando accusò il “micro stato” di destabilizzare il Sahel, dove i colpi di stato a ripetizione tra Mali, Niger e Burkina Faso, sostenuti dagli Emirati, avevano assestato un duro colpo all’influenza politica algerina nella regione. La prima conseguenza fu la decisione della giunta militare che aveva preso il controllo del Mali di ritirarsi dagli accordi di Algeri del 2015, quelli sottoscritti fra il governo precedente e i separatisti tuareg con la mediazione algerina. Una decisione dall’impatto devastante per la stabilità dei confini meridionali dell’Algeria, dove oggi al Qaida e i tuareg sono alleati in una guerra infinita contro la giunta militare di Bamako, sostenuta dagli Emirati. La stessa frattura si rinnova anche in Libia, dove Abu Dhabi sostiene l’est di Khalifa Haftar mentre Algeri appoggia il governo di Tripoli.
Si va dunque consumando uno scontro fra due visioni in fondo simili per finalità – parlare e trattare con tutti, pur di fare il proprio interesse – ma diverse nelle modalità – l’Algeria con il suo approccio tradizionalmente anti israeliano e terzomondista, da “non allineato”, gli Emirati con il potere del denaro, interlocutore prediletto dell’occidente. Tebboune spera che altri paesi seguano “‘l’esempio” dell’Algeria e rompano con Abu Dhabi. Una scommessa azzardata perché per ora, fra lui e bin Zayed, il più isolato sembra il presidente algerino.
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Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.
